Belgio, eutanasia carcerato è una sconfitta del principio del diritto

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carcere“L’annuncio che a Frank Van den Bleeken, ergastolano belga 52enne, da 30 anni detenuto per omicidi, stupri e violenze, sia stata concessa l’eutanasia che aveva lui stesso richiesto per la disperazione di non poter essere curato è una notizia che lascia sgomenti e che segna un punto di non ritorno nella democrazia”. È il commento di Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, presidente e copresidente nazionali dell’Associazione Scienza & Vita. “L’uomo, consapevole dei suoi gravi disturbi psicologici, avrebbe voluto esser curato in una clinica specializzata, ma non gli è stato concesso. Lo Stato belga ha preferito avallare la scelta eutanasica, con l’ipocrisia di un atto giustificato come rispondente alla sua dignità”, proseguono Ricci Sindoni e Coviello, che sottolineano: “Invece di concedergli la chance di un’uscita dal tunnel dell’orrore, gli si è aperta la porta per un viaggio senza ritorno. Con questa decisione la pena senza speranza ridiventa, anche in senso materiale, pena di morte. Un interrogativo in meno da porsi sul problema del male: proprio all’opposto di ciò che Papa Francesco ha sollecitato nel discorso del 23 ottobre all’Associazione internazionale di diritto penale”.

“Il problema non è soltanto interno all’ordinamento belga, ma rischia di implicare effetti a catena. La soluzione alla sofferenza non può consistere nel dare la morte a persone comunque deboli, che esigerebbero invece ben altro impegno rispetto alla loro condizione”, evidenziano presidente e copresidente di Scienza & Vita. “Non è degno di un Paese che si definisca civile mettere le persone in condizione di disperazione e ridurre tutto a un costo economico in meno”, sostengono Ricci Sindoni e Coviello, per i quali “continuare a farlo offrendo al detenuto la prospettiva della morte o perpetuando l’indifferenza per le troppe morti in carcere è qualcosa che tocca i vertici dell’inumanità. È una sconfitta dei principi fondamentali del diritto e della nostra civiltà. È cedere all’imbarbarimento e alla vittoria del male”. “L’esecuzione, perché di questo si tratta, dovrebbe praticarsi domenica 11 gennaio. C’è ancora tempo per una presa di posizione culturale e istituzionale che possa condurre a un ripensamento”, è l’auspicio.

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