Fedez, provocazione o sciocchezza?

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FedezDi Rino Farda
Fedez, rapper alla moda (è stato anche uno dei “giudici” della trasmissione “X Factor”) ha scritto alla Mafia. Dalle pagine de “Il fatto quotidiano”, ha spedito alla criminalità organizzata alcuni consigli per essere più “cool”. Il suo articolo è stato pubblicato l’ultimo giorno dell’anno e ha suscitato un vespaio di commenti. Sui social ha avuto un’eco forse maggiore del discorso di Napolitano.
“Cara Mafia – ha scritto Fedez – , seppur non riesca a dare un volto alla tua persona ti sento molto vicina a me per questo mi piace immaginarti come un Wifi con la coppola: non ti si vede ma arrivi dappertutto. Però ultimamente ti sento triste, abbandonata a te stessa e desiderosa di attenzioni. Insomma, parliamoci chiaro: gli italiani hanno smesso di parlare di te, hanno smesso di scendere in piazza per te, hanno smesso di occuparsi di te. Con il dovuto rispetto: Mafia, sei fuori moda! Devi capire che ora in fatto di tendenze gli immigrati, gli zingari, i clandestini sono molto più ‘cool’ e creano più clamore della Madia che mangia un cannolo siciliano mentre sbadiglia. Quando ti va bene ti devi accontentare di un misero Hashtag e sperare di restare in tendenza per più di tre giorni al fianco di Valerio Scanu travestito da Anna Oxa”.
I commenti sul web sono stati caratterizzati da un singolare entusiasmo. “Devo proprio ammettere che sei un ragazzo serio ed intelligente”, ha commentato una studentessa. “Caro Fedez ,sono contenta che mia figlia abbia scelto te come suo idolo e punto di riferimento, ti ho scoperto così, semplicemente cosi, per caso, come tutte le cose più belle, che avvengono quando meno te lo aspetti. Grazie per la tua umiltà”, ha scritto una mamma su Facebook. Non a tutti è piaciuto, ovviamente. “Prossimo articolo di Fedez: non esistono più le mezze stagioni”, ha ironizzato un lettore de “Il fatto quotidiano”. “La mafia vince anche così, non soltanto rimanendo nell’ombra, lontano dai riflettori, per fare le sue cose in tranquillità, non soltanto grazie al fatto che la gran parte di un intero popolo ne è permeata, vuoi nei comportamenti, vuoi nei modi, chi più chi meno, ma vince anche grazie al fatto che, un giornale/sito come il FQ, affida rubriche e spazi in base al nome e al traino che quel nome ha, invece che ai contenuti, regalandoci post come questo, dove si tratta di mafia, con la superficialità presuntuosa”, ha commentato un altro.
L’intervento di Fedez è disturbante. Suona soprattutto offensivo, se confrontato alla drammaticità dell’impegno dei magistrati, dei poliziotti, dei sacerdoti e dei semplici cittadini che hanno perso la vita nella lotta contro la mafia. Suscita però anche riflessioni di natura diversa. Nella superficialità della trama di talune affermazioni (“Cara mafia, oggi gli italiani si lasciano abbindolare da ben altre emergenze, al peso della storia preferiscono la leggerezza delle storielle”) si possono leggere anche alcune verità sulla condizione socioculturale del nostro Paese. Gli italiani, alla fine dell’anno, hanno avuto la possibilità di confrontarsi con temi alti. “Dobbiamo bonificare il sottosuolo marcio e corrosivo della nostra società. E bisogna farlo insieme, società civile, Stato, forze politiche senza eccezione alcuna. Solo riacquisendo intangibili valori morali la politica potrà riguadagnare e vedere riconosciuta la sua funzione decisiva”, ha detto Giorgio Napolitano nel suo commiato dagli italiani. “La Curia è chiamata a migliorarsi, a migliorarsi sempre e a crescere in comunione, santità e sapienza per realizzare pienamente la sua missione. Eppure essa, come ogni corpo umano, è esposta anche alle malattie, al malfunzionamento, all’infermità. E qui vorrei menzionare alcune di queste probabili malattie, ‘malattie curiali’. Sono malattie più abituali nella nostra vita di Curia. Sono malattie e tentazioni che indeboliscono il nostro servizio al Signore”, ha detto Papa Francesco durante un suo discorso alla Curia lo scorso 22 dicembre, parole che sono già entrate nella storia. Dell’editoriale di Fedez, quindi, non varrebbe la pena di parlare… Eppure, la vacuità del suo articolo è il segnale di una vacuità più vasta, che coinvolge l’intero paese. Una volta i cattivi maestri li distinguevi per la durezza e per l’immoralità delle loro affermazioni. Oggi, nell’era digitale della comunicazione di massa, li riconosci dal tratto “sciocco” e “vano” del loro periodare.

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