Argentina, sospetti gravissimi sul generale a capo dell’esercito

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Argentinada Buenos Aires, Maribè Ruscica
Per gli argentini non è stato un anno facile. Hanno celebrato i 100 anni della nascita dello scrittore Julio Cortazar e i 50 anni della “Misa Criolla” di Ariel Ramirez e sono stati perfino finalisti al Mondiale di calcio del Brasile, ma dopo la sentenza del giudice americano Thomas Griesa che ha dichiarato illegale il tentativo di pagare solo i creditori che sottoscrissero 13 anni fa il concambio dopo il default, le possibilità di crescita dell’economia si sono come smarrite di colpo. Dal canto suo, il vicepresidente della nazione è stato posto sotto processo dalla Giustizia per corruzione e l’albergo “Alto Calafate” della lontana Patagonia, proprietà dei Kirchner, è ora al centro di inchieste giudiziarie per irregolarità che hanno portato molti a parlare di presunto “riciclaggio”.
Lo scandalo Milani. Ma è stata la recente richiesta di indagini a carico del capo dell’esercito argentino, generale Cesare Milani, a suscitare una vera ondata di accuse e di unanime scontento sul finire dell’anno. Milani, scelto dalla presidente come capo dell’esercito più di un anno fa, è sotto accusa nel contesto di una causa per la scomparsa nel mese di giugno del 1976 – in piena dittatura – del soldato Alberto Agapito Ledo, suo attendente personale. All’epoca Milani era responsabile dell’antiterrorismo nella provincia di Tucuman. Anche se il giudice che porta avanti la causa ancora non ha deciso se indagherà o meno Milani, tutta l’opposizione e i massimi referenti dei diritti umani, tra cui lo stesso Premio Nobel della Pace Adolfo Perez Esquivel, hanno reclamato nelle ultime ore le dimissioni o che si faccia da parte per consentire un regolare procedimento ai fini di chiarire la situazione. Secondo quanto denunciato nella causa giudiziaria dalla madre e dalla sorella di Ledo (entrambe associate al gruppo delle “Madres de Plaza de Mayo” della provincia di La Rioja) sarebbe stato Milani a firmare in quell’epoca falsi certificati attestanti la presunta condizione di disertore del giovane soldato. La prima denuncia presso la Commissione interamericana dei diritti umani fu presentata nel 1978, in piena dittatura militare. Un mese fa, una nuova denuncia è stata presentata per evitare che la causa contro Milani rimanesse bloccata. Il governo, dal canto suo, non ha preso ancora posizione , ma sia i dirigenti radicali più noti, tra cui il figlio del presidente Alfonsin, che il “macrismo” e Sergio Massa, del Frente Renovador, esigono che Milani sia sostituito.
Incertezza per il 2015. Alla giustizia argentina si richiede che porti avanti inchieste e provvedimenti adeguati alle questioni e alle istituzioni coinvolte: tale procedura dovrebbe riguardare tutte le cause aperte, ma più che mai il caso del generale Milani. Con lo storico processo ai militari responsabili dell’ultima dittatura, l’Argentina ha scritto senza dubbio una pagina esemplare a livello internazionale nella difesa dei diritti umani. Si reclama adesso da più parti che tale impostazione sia ancora rispettata. In questo contesto, l’anno che si chiude con una importante recessione sul piano economico generale e con previsioni negative anche per l’agricoltura, l’industria automobilistica e l’edilizia, oltre a trovare gli argentini in clima di grande incertezza rispetto all’andamento che potrà avere l’economia durante il 2015, li sorprende con questo clamoroso caso giudiziario a carico del capo dell’esercito che aggiunge ulteriore inquietudine alla situazione.

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