La vita del porto raccontata da Nicola Paolini

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10866807_10205506982976290_48543389_n[1]SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo aver intervistato Mauro Piunti oggi ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Nicola Paolini, figlio di pescatori che ha voluto continuare la tradizione di famiglia..

Ecco cosa mi ha raccontato.

Perché hai scelto questo lavoro? Da quanto tempo lo svolgi?
Ho iniziato a fare il pescatore per tradizione di famiglia: mio padre era il capitano di un peschereccio. Quando era a casa mi raccontava che andava molto lontano, arrivando fin quasi in Marocco per pescare. Purtroppo ha dovuto lasciare questo lavoro a soli 50anni, per motivi di salute. Sin da piccolo mio padre mi portava a pescare al porto con la canna ed anche per questo, ho sviluppato questa forte attrazione per il mare. Ho iniziato a lavorare con mio zio, per poi comprare la mia prima barca; era lunga una ventina di metri e in legno. Pian piano ho acquistato barche sempre più gradi. Oggi ho un peschereccio.

Com’è cambiato il vostro lavoro negli anni?
Il nostro lavoro è molto cambiato negli anni, ma non per causa e volontà nostra. Le leggi e la burocrazia italiana hanno reso tutto molto più complicato. Prima si lavorava senza pensieri e lavoravi solo pensando alla pesca. Oggi invece vivi la pesca pensando a una serie di problematiche che ti rendono ansioso. Le spese sono triplicate rispetto a 20 anni fa e il comandate ha troppe responsabilità a causa della burocrazia. Servirebbe un comandante in carica e un addetto alla burocrazia che lo affianchi! Purtroppo però i costi sono molti e non si possono assumere troppe persone. Per questo motivo ci si trova a dover svolgere molti compiti e ad essere sempre più stanchi. Questo aumenta in generale il rischio di disgrazie. Quello che succede da 10 anni, fino a 30 anni fa non accadeva! Prima si lavorava in molti e il lavoro era distribuito in maniera equa. Oggi invece, a causa delle spese, si è abbassato il numero del personale ma il lavoro è rimasto lo stesso. Per rientrare nei costi abbiamo dovuto diminuire il personale.

Ti sei pentito di aver scelto questo lavoro?
Nonostante tutte le difficoltà che abbiamo oggi, non mi sono pentito. Anche se, a dir la verità , dovessi risceglierlo ci penserei due volte! Ma come si dice: “Quando sei in mezzo ad una tempesta la affronti!”. Dopo 25 anni di mare, inoltre, non saprei cosa fare. Certo, se dovessi consigliarlo a mio figlio gli direi di no!

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