Vescovo Carlo Bresciani: “Gesù luce nelle tenebre. Cosa può significare per noi oggi?”

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DIOCESI – Pubblichiamo le parole pronunciate in cattedrale Madonna della Marina dal nostro Vescovo Carlo Bresciani durante la Santa Messa di mercoledì 24 dicembre: “Il tema della luce che squarcia le tenebre dell’umanità percorre tutta la liturgia della notte santa in cui noi ricordiamo la nascita del Signore nostro Gesù. “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (Is 9, 1). “Un angelo del Signore si presentò a loro [ai pastori] e la gloria del Signore li avvolse di luce” (Vg).

Gesù luce nelle tenebre. Cosa può significare per noi oggi? Noi vorremmo avere chiara la strada da seguire, ma abbiamo bisogno di una luce che illumini il nostro cammino in questo mondo, di una guida che ci accompagni nella costruzione della nostra personale esistenza e della nostra vita insieme nella comunità umana. Talora siamo presi da ansietà e da timore per il futuro, non guardiamo ad esso con speranza.  Temiamo di perdere quello che abbiamo. Gli angeli però dicono ai pastori avvolti dalla luce della nascita di Gesù: “Non temete: ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. Non temete: dobbiamo sentirlo come detto a noi, questa notte. Ce lo dice l’angelo di Dio. Il motivo per cui non dobbiamo temere è quel Figlio di Dio inviato dal Padre perché sia luce che squarcia le tenebre che ci impediscono di sperare nel futuro.

Non temiamo: mettiamoci in ascolto di ciò che il Dio nato a Betlemme ha da dire a noi. Non abbiamo paura ad ascoltarlo e mettiamoci in cammino dietro l’invito dell’angelo come hanno fatto i pastori.

La prima luce che il Natale ci offre è che Dio non si è dimenticato del mondo e non ha abbandonato l’uomo a se stesso. L’uomo può dimenticarsi di Dio, ma Dio non si dimentica dell’uomo. L’uomo può rifiutare Dio, pensando di non avere più bisogno di Lui, ma Lui non cessa di amare l’uomo. Saper questo è già avere una luce che dà coraggio al nostro cammino. Colui che si sa amato ha in sé una forza e un coraggio altrimenti impossibile. Colui che si sa amato da Dio non teme più nulla.

Dio ci è vicino. Si è fatto vicino, il più vicino possibile all’essere umano: si è fatto uno di noi in tutto, fuorché nel nostro peccato. Si tratta di una luce di speranza, che non ci toglie il cammino che dobbiamo percorrere noi e le fatiche che questo cammino comporta, ma ci indica con certezza che il nostro cammino ha una meta per la quale vale la pena del cammino. Il viandante che vaga nella notte oscura per strade sconosciute e senza alcuna luce che orienti il suo cammino ritrova speranza quando vede una luce là in fondo: non è più solo, può confidare in qualcuno, il suo cammino ha una meta. Riprende coraggio e la speranza gli dà nuove energie.

Un po’ tutti siamo come viandanti che hanno bisogno di luce, perché le incognite e le insidie del cammino della vita sono molte, abbiamo perso la meta del viaggio della nostra vita, ripiegati sui nostri egoismi e distratti dagli incontri di compagni di viaggio che appesantiscono il nostro andare. Non ci basta avere una meta, abbiamo bisogno di un sicuro compagno di viaggio, cui poterci appoggiare nei momenti di stanchezza, cui poter confidare le nostre ansietà e preoccupazioni, un compagno che sia luce ai nostri occhi che non riescono a vedere oltre il ristretto orizzonte di questo mondo. Dio viene a noi nel Natale come sicuro compagno di viaggio, che conosce la meta e la via per raggiungerla e nella sua benevolenza vuole aiutarci a raggiungerla. Questo intendiamo dire quando diciamo che Egli è il nostro Salvatore.

Questa luce, ci viene detto nel Vangelo, appare in campagna, fuori dalla città di Davide, ai pastori. Probabilmente non erano i proprietari delle pecore, ma i mercenari, i dipendenti, toccava a loro vegliare di notte, quindi a gente molto semplice che viveva del suo onesto lavoro di pecorai. Quelli della città erano troppo indaffarati per poter vedere la luce di cui parlano gli angeli, c’era molto concorso di gente venuta a Betlemme per il censimento e non c’era posto per una famigliola in attesa del primo figlio. La luce appare a pastori che “vegliavano facendo la guardia”, dice il Vangelo. Erano quindi desti, facendo il loro dovere.  Occorre essere desti per vedere la luce, occorre uno spirito desto e non distratto per accogliere il Signore.

Non tutti hanno visto quella luce, solo i pastori che erano desti e vegliavano con quella attenzione che hanno coloro che devono difendere qualcosa di prezioso da chi potrebbe portarlo via. Non solo erano desti, ma si mettono in cammino dietro l’invito dell’angelo. La luce apparsa indica loro la meta verso la quale volgere i loro passi perché possano incontrare il “Salvatore che è Cristo Signore”.

Chiediamoci questa sera: quale veglia ci è chiesta perché possiamo anche noi vedere la luce del Signore che viene? Da quali distrazioni dobbiamo toglierci?”

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