Vescovo Carlo ai Diaconi: Il ministero va esercitato verso tutti per il bene di tutti non seguendo simpatie o antipatie, altrimenti non facciamo la Volontà di Dio

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Diaconi

Di Mario Vagnoni

DIOCESI – Domenica pomeriggio presso la sala convegni della Caritas Diocesana il vescovo Carlo Bresciani ha incontrato i diaconi, gli aspiranti al diaconato e le mogli per guidare gli esercizi spirituali natalizi.
È stato un incontro familiare ed edificante per tutti perché il vescovo ci ha illustrato e spiegato il passo della prima lettera ai Corinzi al capitolo 4,1-5 dove San Paolo ci dice come deve essere un cristiano fedele di fronte a Dio. È il passo dell’amministratore fedele nei confronti del padrone.

Qui il vescovo ha chiarito che essere degli amministratori fedeli a Dio vale per i diaconi, ma si riferisce anche alle mogli dei diaconi che vivono una fedeltà cristiana e matrimoniale.
Innanzitutto si è fedeli alla Volontà di Dio. Quando un diacono riceve un ministero non lo fa per se stesso, ma perché gli è stato affidato da Dio e il bene lo deve custodire e valorizzare. Dunque il diacono in questo caso non è padrone, ma custode di un bene. Il diacono non è accentratore del ministero, ma corresponsabile, cioè si prende una responsabilità nell’ambito ecclesiale chiedendo l’aiuto anche degli altri. Il vescovo ha fatto l’esempio di San Pietro che è stato posto da Gesù capo della chiesa, ma non è stato accentratore, ha chiesto la collaborazione del collegio apostolico. Dunque anche i diaconi non si devono irrigidire nel ruolo di diaconi, ma collaborare con i sacerdoti e i fedeli.

Inoltre i diaconi sono custodi dei beni loro affidati che vanno trattati con amore: la Parola, i Sacramenti, la propria vita cristiana, la famiglia, le persone che Dio ci fa incontrare ogni giorno.
Occorre essere fedeli a Dio, al fine che Dio vuole e ai mezzi buoni per arrivare a quel fine.

Occorre avere un rapporto intimo e amoroso con Dio che non è di semplice dipendenza, ma perché si ama Dio e ciò che lui vuole da noi. Occorre ricercare il fine del nostro ministero che è quello di contribuire a realizzare il Regno di Dio. Inoltre è necessario usare correttamente i mezzi non facendo favoritismi. Il ministero va esercitato verso tutti per il bene di tutti non seguendo simpatie o antipatie, altrimenti non facciamo la Volontà di Dio, ma la nostra volontà e questo è un impossessarsi in maniera impropria del bene che poi in definitiva è un dono divino e noi non lo possiamo usare arbitrariamente.

Il vescovo Carlo ci ha ricordato inoltre che la fedeltà è legata al tempo, alla costanza, alla perseveranza che comporta anche sacrificio e fatica. Non si è fedeli solo nel giorno dell’ordinazione diaconale, quello è l’aspetto più facile, ma si è fedeli nel servizio diaconale quotidiano che dura tutta la vita.

La fedeltà ci apre al mistero. Non sappiamo ciò che in futuro Dio ci chiederà di fare, sappiamo che comunque e sempre dovremmo essere fedeli. La fedeltà a Dio è incondizionata, senza condizioni.

Non possiamo dire: “Sono fedele se corrisponde al mio desiderio o al mio progetto”. Dio vuole che io vada oltre me stesso che io mi trascenda, per andare verso di Lui e verso l’altro.

Inoltre San Paolo dice che l’amministratore non agisce secondo i giudizi della gente, ma risponde solo al giudizio di Dio. Dunque il servo fedele è libero in quanto non si fa condizionale dagli altri. Non segue il consenso e l’emotività della gente. Solo nel caso che il giudizio degli altri ci fa aprire gli occhi alla verità bisogna tenerne conto, altrimenti bisogna seguire l’esempio del sommo amministratore fedele e perfetto, Cristo, che da sempre ha compiuto la Volontà del Padre andando controcorrente, non seguendo il consenso della gente. Gesù infatti diceva: “ Mio cibo è fare la Volontà del Padre mio”. Il vescovo ha aggiunto che imitando Gesù sommo amministratore fedele, contribuiamo anche noi a partecipare all’edificazione del Regno di Dio, usando rettamente i beni che ci ha donato.

Nell’omelia della messa il vescovo ha concluso questo edificante pomeriggio, dicendo che il Natale non è solo il fatto che Cristo si è incarnato, ma anche che Dio facendosi bambino ha permesso a tutti noi di partecipare della sua divinità. Davide voleva costruire un tempio per l’arca dell’alleanza, Dio ha realizzato un tempio più grandioso, Maria il nuovo tempio di Dio cioè di Cristo nostro Salvatore. Con il sì di Maria a Dio, tutti noi Cristiani siamo diventati tempio dello Spirito Santo. Pensare che se noi apriamo il cuore alla Volontà di Dio, come ha fatto Maria, Cristo è in ognuno di noi, questo ci aiuta a vivere meglio il Natale alle porte.

La serata si è conclusa con una cena familiare offerta dalla Caritas.
Ringraziamo Dio per questo momento vissuto dalla nostra comunità diaconale e il vescovo Carlo che con la sua lectio divina ci ha illuminato la mente e il cuore, per vivere meglio il Santo Natale ed essere come diaconi, amministratori sempre fedeli a Volontà di Dio.

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