Germania, impegno ecumenico contro le armi

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JuestenLa Conferenza congiunta chiesa e sviluppo (Gkke, Gemeinsame Konferenz Kirche und Entwicklung) è un organismo ecumenico delle chiese cattolica ed evangelica della Germania, che ha tra i suoi compiti l’analisi dei fenomeni socio-culturali tra il nord e il sud del mondo. Dal 1997 presenta un rapporto congiunto in cui, con l’ausilio di esperti di settore e di un istituto specializzato, il Bicc, Centro internazionale di Bonn per la riconversione, sono raccolti e analizzati i dati accessibili al pubblico sull’esportazione di armi (leggere e pesanti) da parte della Germania. Il documento per il 2014, il 18° pubblicato, contiene una forte critica per la significativa espansione dell’offerta e della vendita di armamenti verso Paesi terzi. Massimo Lavena per Sir Europa ha chiesto a mons. Karl Jüsten, presidente cattolico del Gkke e presidente del Katholisches Büro di Berlino, di approfondire i temi del rapporto attuale.

L’azione ecumenica delle chiese cattolica ed evangelica come può agire per una effettiva riduzione del commercio delle armi?
“Per via delle nostre pressioni, il governo federale stesso presenta un rapporto annuale analogo al nostro. La popolazione tedesca è molto critica nei confronti delle esportazioni di armi. Quest’anno, il rapporto sulle autorizzazioni all’esportazione di armamenti nel 2014 è stato pubblicato per la prima volta nell’estate 2014 e a ottobre è stato reso noto un rapporto provvisorio supplementare sui dati relativi al primo semestre 2014. Si tratta di un grande passo avanti per quanto concerne la trasparenza. Solo che, se si vuole parlare in modo aperto e libero di esportazioni di armi, si può valutare se i criteri dell’esportazione da parte della Germania e dell’Europa vengano rispettati. Per quanto riguarda la formulazione di questi criteri, le chiese hanno espresso i propri criteri etici e le loro direttive in materia di etica della pace. Molto di tutto questo è stato tenuto in considerazione. La critica crescente da parte delle Chiese e della società civile, dovuta anche alla crescente trasparenza, ha contribuito a far sì che quest’anno il governo federale abbia rapidamente ridotto le autorizzazioni all’esportazione di armi leggere dalla Germania a Paesi terzi al di fuori dell’Ue e della Nato, armi che possono avere effetti devastanti. Abbiamo inoltre combattuto aspramente per ottenere che le mine antiuomo siano bandite”.

L’aumento delle esportazioni in zone di crisi va di pari passo a una maggiore trasparenza nelle informazioni sui flussi di vendita: ma qual è il livello delle vendite non ufficiali e non controllate?
“Possiamo analizzare solo le esportazioni legali di armi. Ma non conosciamo i dati sulle esportazioni illegali. Da anni facciamo presente il problema dei beni dual-use: si tratta di tecnologie prodotte dall’industria civile che possono essere tuttavia utilizzate anche per scopi militari, per la produzione di armi. Critichiamo anche il fatto che le armi possano essere rivendute e finire in Paesi che, in base ai nostri criteri, non dovrebbero ricevere armi. Il controllo sulla destinazione finale è carente, anche se il ministro federale tedesco per l’economia ha annunciato un controllo più efficace”.

Altri problemi da evidenziare?
“Risulta particolarmente problematico il fatto che contribuiamo a costruire fabbriche di armi in Paesi che non garantiscono che i prodotti di quelle fabbriche vadano in mani sicure. Per questo abbiamo criticato l’autorizzazione concessa a un sito di produzione di anfibi corazzati da trasporto in Algeria. E per quanto riguarda le armi leggere, che sono le armi di distruzione di massa dei nostri tempi, la loro proliferazione illegale inizia solitamente come esportazione legale di armi da Stato a Stato per equipaggiare l’esercito o la polizia. Una sicurezza insufficiente, uno Stato debole, settori di sicurezza deficitari sono tra le cause del grande business del commercio illegale di armamenti che ne scaturisce successivamente. Il trattato sul commercio di armi, Arms Trade Treaty, deciso nel 2013 dall’Assemblea generale dell’Onu, offre nuove opportunità per controllare il commercio di armi in tutto il mondo. Affinché tale trattato sia efficace, occorre offrire, soprattutto agli Stati più fragili, maggior aiuto per la sorveglianza e per la realizzazione di sistemi statali di controllo efficaci”.

La Germania è uno dei grandi Paesi produttori ed esportatori di armi: come si può impostare un discorso di riconversione del mercato delle armi?
“In Germania la produzione di armamenti è in diminuzione. Molte aziende del settore producono da tempo anche materiali civili. Le grandi aziende che producono esclusivamente armi vanno incontro a un futuro difficile, poiché fin dal 2000 il governo federale ha determinato che il mantenimento dei posti di lavoro non può essere un motivo per esportare armi. In generale, in tutto il mondo vengono comunque prodotte troppe armi, anche dagli Stati nostri amici dell’Ue e della Nato”.

– GLI ALLEGATI

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