“Pillole di vita”, IV Domenica di Avvento, lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza

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Monastero Santa Speranza (11)

 

Lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza sulle letture di domenica 21 dicembre

Un grande pensatore ebreo del secolo scorso, A.J. Heschel, nel suo libro più noto, “Il Sabato”, sottolinea come l’uomo contemporaneo ha concentrato tutto il suo interesse sulla dimensione dello “spazio”, impegnando tutte le proprie energie ad accrescere, sottomettere e controllare tutto ciò che si estende lungo la dimensione dello spazio: la terra, la natura, le cose e, naturalmente, le persone.

Tuttavia, dice Heschel, il potere che noi conseguiamo sulla spazio termina bruscamente alla linea di confine del tempo: e il tempo è il cuore dell’esistenza (…) Il tempo è la presenza di Dio nello spazio.

Di spazio e di tempo si parla nella prima lettura, dal secondo libro di Samuele, dove il Signore annuncia a Davide, che un re può abitare una preziosa casa di cedro, ma non ha il potere di “circoscrivere” Dio nello spazio di una casa o di un tempio, per quanto grande possa essere, perché la dimensione di Dio è il tempo, è l’eternità; un’eternità nella quale Dio promette di “inscrivere” la storia dell’uomo: Davide, infatti, finirà i suoi giorni, ma la fedeltà e la misericordia di Dio perpetueranno nella dimensione del tempo la sua discendenza, per sempre. Nella seconda lettura, a conclusione della lettera ai Romani, san Paolo colloca sull’asse del tempo il mistero di Gesù Cristo, che è rimasto avvolto nel silenzio per secoli eterni finché, per volontà di Dio non si è manifestato per essere annunciato a tutte le genti.
Ed è grazie all’obbedienza della fede, che Dio può infrangere i confini naturali dello spazio della vita dell’uomo, chiamato ormai personalmente a partecipare, in Cristo, al per sempre di Dio.
Come è stato possibile tutto questo?
Lo vediamo, anzi, lo contempliamo, nel vangelo dell’Annunciazione: l’Altissimo bussa alla porta della libertà di una ragazza di Nazaret, chiede il permesso di abitare il suo spazio silenzioso e sconosciuto, vuole che lei sia la sua casa.
Nel quieto mare dell’anima di questa vergine di Israele irrompe un torrente gonfio di generazioni di re e guerrieri, città e deserti, fedeltà e tradimenti, esilii e ritorni; sopra le onde, però, emerge una Parola, il Signore è con te, e Maria vi si abbandona sicura, non prova a trattenere il fiume e vi si butta dentro tutta, mente e cuore, anima e carne e sangue: Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua Parola. L’Eterno ha trovato dimora nel grembo di Maria: una casa sempre aperta, perché Maria non tratterrà niente per lei, né se stessa né il Figlio, per sempre. Incantati anche noi dalla bellezza della Vergine di Nazaret e colmi di gratitudine per la sua obbedienza, ripetiamo con il salmista: Canterò in eterno l’amore del Signore.

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