Turchia, l’insopportabile bavaglio

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

TurchiaLa repressione contro le voci libere continua… È la sintesi di quanto avvenuto ieri in Turchia. La polizia ha infatti effettuato una serie di arresti nell’ambito di un’operazione lanciata contro esponenti politici e giornalisti legati a “Fethullah Gulen”, nemico del premier Erdogan. Il blitz in 13 città ha portato in carcere almeno 27 persone, mentre in totale sarebbero stati spiccati 32 mandati. Tra gli arrestati: Ekrem Dumanli, direttore del quotidiano “Zaman”, uno dei più importanti nel Paese; Hidayet Karaca, che guida il network televisivo “Samanyolu Media Group”, e lo sceneggiatore di una soap opera, cui il governo imputa dialoghi “eversivi”. Nomi importanti per i media turchi. In modo particolare, il fermo di Dumanli rischia di rivelarsi un clamoroso boomerang. Prima del suo arresto, infatti, davanti alla sede del quotidiano, a Istanbul, si erano radunate circa 500 persone con cartelli che recavano la scritta: “Giù le mani dalla libertà di stampa”.
Fin qui la cronaca, cui sono seguite le condanne di Unione europea e Stati Uniti. Quanto avvenuto va “contro i valori europei e gli standard a cui la Turchia aspira di fare parte”, si legge nella nota dell’Alto Rappresentante per la politica estera Ue, Federica Mogherini, e del Commissario alla politica di vicinato, Johannes Hahn. “La libertà di stampa, processi giusti e un sistema giudiziario indipendente – ha detto Jen Psaki, portavoce del Dipartimento di Stato Usa – sono elementi chiave in ogni democrazia. Come alleati e amici della Turchia, chiediamo alle autorità turche di assicurare che le loro azioni non violino questi valori chiave e le fondamenta democratiche del Paese”. Per non seguire quel trend preoccupante che va sempre più emergendo in tutta l’area mediorientale, si potrebbe aggiungere. Basta pensare a quanto sta avvenendo in Egitto con la giunta di Al Sisi che arresta giornalisti, condanna a morte oppositori, spia circoli progressisti. Oppure in Iraq con l’offensiva Isis. Senza dimenticare la Siria… Che Erdogan stia sfruttando tutte queste situazioni per consolidare il proprio potere e regolare i conti con gli oppositori? Proprio per non giungere a questa deriva, è importante, ora più che mai, il ruolo dell’Unione europea. La strada verso il futuro passa non dalla repressione, ma dalla garanzia delle libertà. Quella della stampa compresa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *