“Senza i bambini? Sembreremmo una parrocchia abortista”

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Don ToninoMaria Chiara Biagioni

“Una ventina di chierichetti e chierichette, più un numero non precisato di bimbi seduti ai primi banchi che hanno fatto la predica al posto mio”. Don Tonino Lasconi, oltre che scrittore, giornalista ed esperto di pastorale per i ragazzi, è soprattutto parroco della parrocchia san Giuseppe lavoratore a Fabriano. Risponde così al telefono, raccontando la Messa domenicale appena celebrata, per commentare le parole pronunciate da Papa Francesco in una parrocchia romana: “I bambini piangono, fanno rumore, vanno di qua e di là. Ma mi dà tanto fastidio quando in chiesa un bambino piange e c’è chi dice che deve andare fuori. Il pianto del bambino è la voce di Dio: mai cacciarli via dalla chiesa”.

Don Lasconi, ma era proprio necessario dirlo. Cosa avviene nelle parrocchie?
“Purtroppo so di parroci che a volte intervengono in maniera pesante contro i bambini che piangono durante la Messa, tanto da lasciare costernati i genitori. Tante volte sono venute da me persone dicendo di esserci rimaste molto male. Alcune parrocchie hanno pensato di mettere i bambini in posti riservati, dietro a una specie di vetrata che però dà ai bimbi e ai genitori la sensazione di essere in castigo”.

Lei invece cosa fa?
“A volte ci sono momenti disperati di pianto irrefrenabile. Inizia uno e comincia l’altro. In quel caso, ho messo i microfoni in una stanza vicino alla Chiesa, i genitori li portano lì e poi una volta calmati rientrano. Credo che se i bambini fanno uno strillo o si muovono, non succede niente. Io dico sempre: ma a casa i genitori mica fanno uscire i figli se piangono?”.

Ecco, appunto, il bambino che piange dà fastidio o fa famiglia?

“Per me fa famiglia. E poi, guardi, anche i bambini più vivaci, piano piano, alla fine capiscono che devono seguire in silenzio. E, comunque sia, è bello vedere una Messa dove ci sono bambini, mamme e papà”.

Cosa diventerebbe la parrocchia senza di loro?

“Sembrerebbe una parrocchia abortista. È un’immagine forte, ma rende l’idea. È come chi non vuole bambini in casa perché rovinano tutto, toccano e strisciano i mobili. Così è una parrocchia che vuole tutto perfetto, dove tutto funziona. È una visione di Chiesa che spero finisca quanto prima”.

Perché Gesù ha detto: “Lasciate che i bambini vengano a me”?
“Sembra un brano sentimentale. Invece è un brano di contestazione perché i maestri ebrei non permettevano a bambini e donne di assistere alle loro lezioni. E invece Gesù accetta i bambini e le donne e, allora, se lo fa Gesù perché non dobbiamo farlo noi?”.

Non le viene il dubbio che se i bambini più grandicelli si muovono e chiacchierano è perché le nostre Messe sono troppo pesanti e lunghe per loro?

“Disturbano quando si stancano o non capiscono niente o quando non sono coinvolti. Primo, occorre farli sentire accolti, perché i bambini capiscono subito anche dal linguaggio del corpo, se la comunità è aperta a loro. E poi bisogna trovare il modo di coinvolgerli, dando qualcosa da fare a tutti, dal portare le torce, al segno della pace, al momento dell’offertorio e della comunione, al dare gli avvisi alla fine. I bambini rispondono e sono bravissimi”.

Che cosa danno i bambini alla Chiesa?
“Intanto, le Messe per i bambini dovrebbero essere vietate perché la comunità è composta da adulti e bambini insieme e come tale deve essere. E poi credo che la Chiesa debba imparare dalla famiglia. Una parrocchia che si apre ai bambini, diventa più Chiesa perché diventa inevitabilmente più dialogica, più vicina alla gente, più comprensibile, con un linguaggio alla portata di tutti. Ribalterei quindi la questione: dobbiamo diventare sempre più una Chiesa dove i bambini vengono volentieri”.

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