Tutti connessi, pochi in relazione

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selfie

Di Andrea Casavecchia

In Italia si amplia il numero degli utenti del web. Il loro aumento è strettamente legato alla diffusione degli smartphone e dei tablet. Ma abitare questo nuovo mondo, che aumenta le potenzialità comunicative, non incide, almeno per ora, sul miglioramento delle nostre capacità relazionali. Anzi nel mondo del web siamo attenti e concentrati su noi stessi, piuttosto che aperti all’altro. Sembra che le nostre reti siano sempre più estese senza badare alla cura dei rapporti.
Questo è uno dei dati registrati dall’ultimo rapporto Censis: dove apprendiamo che le persone connesse totali sono il 63,5% della popolazione, con punte del 90,4%, dei giovani tra i 14 e i 29 anni, e dell’84,3% di quelli tra i 30 e i 40 anni.
La carenza relazionale si riscontra su due livelli differenti: quello individuale a partire dall’utilizzo dei social network e quello comunicativo a partire dai contenuti veicolati dalla grande informazione che si riproduce poi sui loro siti.
Nel primo caso il simbolo è il “selfie”, per i non esperti l’autoscatto. I dati ci suggeriscono due aspetti: nel mondo su 55miloni di contenuti postati al giorno 32milioni sono “selfie”, cioè immagini. Come se la possibilità di inviare al mondo immagini ci abbia lasciato dimenticare la possibilità di esprimere parole. Poi l’utilizzo del web 2.0 si focalizza su immagini specifiche, quelle che ci riproducono. La pratica diffusa, anche se più accentuata tra i giovani e più prudente per gli adulti, ci propone il nostro uso dei social network: cerchiamo una piazza, o piuttosto un cortile, nel quale raccontare o rappresentare noi stessi e trovare approvazione e sostegno.
Nel secondo caso la grande informazione cerca nel web un podio dove confermare se stessa e imbocca la via più breve, cavalcando l’onda di eventi senza entrare nei processi reali della vita e della società, inseguendo la provocazione invece di stimolare l’approfondimento.
Nel mantenere un flusso di connessione continua si può intravedere un bisogno di rivolgersi all’altro. Ma se per la comunicazione si prendono, ad esempio, i grandi media non troveremo strumenti per rispondervi.
Però l’attuale stile con cui si abita il web sembra alimentare il desiderio narcisistico di apparire e l’incertezza della solitudine. Per lasciar crescere le opportunità relazionali che possono scorgersi nel web, andrebbe invece veicolata un’attenzione all’incontro, un’apertura all’accoglienza. Finora la socializzazione al web è stata abbandonata al fai-da-te personale, molto probabilmente per favorire il salto di qualità ci sarebbe bisogno di pratiche e occasioni formative.

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