A tu per tu con Don Vincent Ifeme: sogni, vocazione e inziative del nuovo direttore dell’Ufficio Ecumenismo

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DIOCESI – Abbiamo intervistato Don Vincent IFeme direttore dell’ufficio Ecumenismo e dialogo interreligioso

Leggi le precedenti interviste a:
Franco Veccia direttore dell’Ufficio Lavoro
Fernando Palestini direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociale e Cultura
Don Luis direttore dell’Ufficio liturgico

Cosa sognavi di fare da bambino?
Da bambino, sognavo di fare l’ astronomo…forse perché la mia materia preferita a scuola era geografia. Avendo un padre docente di geografia, da piccolo mi affascinavano tutte quelle cose! Ripensandoci ora, chissà cosa c’entra il sacerdote con l’astronomo? Magari il sacerdote, come l’astronomo, spera che “il suo aiuto venga dall’Alto…”!

Ci parli del tuo percorso sacerdotale?
Penso che il mio percorso sacerdotale trovi le sue radici semplicemente nella Provvidenza:  grande importanza riveste l’aver fatto parte del gruppo dei chierichetti in età molto giovane, avevo infatti circa  9 anni. Inoltre l’essere entrato in un seminario minore (che corrisponde ad un collegio/scuola privata della diocesi cattolica) in Nigeria a 11 anni ha avuto il suo peso. È chiaro che allora non ero pienamente cosciente di cosa vuol dire essere sacerdote.  Questi primi passi hanno gettato le fondamenta della mia vocazione sacerdotale e negli anni seguenti essi andranno maturando. A 19 anni ho iniziato a studiare Filosofia in un seminario maggiore collegato a due università (l’università statale di Uyo, in Nigeria, e l’università Pontificia Urbaniana, Roma). Dopo quattro anni di studi filosofici (1992-1996), mi sono laureato con ottimi voti, sia  all’università Urbaniana,  sia  all’Università statale, Uyo, Nigeria. Da lì ho vinto una borsa di studio riservata ai migliori studenti a livello accademico e comportamentale.
Era un momento di grande soddisfazione e determinante per prendere una decisione importante per me.
Prima di giungere a Roma, però, mi sono fermato per un’esperienza pastorale come studente/seminarista dal cappellano di un’altra università statale della mia regione. Si presentava come un’esperienza molto arricchente per me, in quanto si trattava di  collaborare con gli studenti cattolici  di quell’università ma a diversi livelli – pastorale, celebrazioni liturgiche, convegni e conferenze, ecc.

Il 27 giugno 1997, ho lasciato la Nigeria  alla volta di Roma, per poter usufruire della borsa di studio offertami dalla  Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli – Propaganda Fide. A Roma risiedevo nel Pontificio Collegio Urbano – un collegio internazionale a due passi da Piazza s. Pietro, dove si scopre e si vive in modo particolare,  il volto universale della Chiesa. Qui dovevo cominciare a studiare teologia nella Pontificia Università Urbaniana. Dopo tre anni (1997-2000) ho ottenuto il baccalaureato in teologia con ottimi voti, il che prolungava la mia borsa di studio per altri due anni allo scopo di ottenere la licenza in teologia.  Dopo il primo anno di studi di licenza in Teologia, il 28 aprile 2001, sono stato ordinato  diacono insieme ad altri 27 candidati,  sull’altare cattedrale della Basilica di San Pietro, da Sua Ecc. Josef Card. Tomko, allora Prefetto  della congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. Dopo la licenza in Teologia dogmatica nel 2002, in attesa dell’ordinazione sacerdotale, sono stato richiamato per un esperienza pastorale nella mia diocesi d’origine, Awka in Nigeria. Dopo un anno come  diacono in Nigeria, il 16 agosto 2003 sono stato ordinato  sacerdote. Ho celebrato la mia prima messa il 17 agosto 2003. Dopo due anni d’esperienza pastorale in Nigeria, nel 2005, i miei professori dell’ Università Urbaniana di Roma hanno fortemente insistito affinché completassi la ricerca di dottorato in teologia, essendo molto interessati al tema della mia ricerca di licenza,  che avrei quindi ripreso ed approfondito per il dottorato. In questo modo sono stato accolto nella diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto dal vescovo emerito S.E.R. mons. Gervasio Gestori tramite don Patrizio Spina, allora  parroco di Castignano, insieme a vecchi amici del paese che frequentavo all’epoca degli studi a Roma. A Castignano, aiutavo don Patrizio in parrocchia nel fine settimana e tornavo a Roma per la ricerca e gli studi, dal lunedì al venerdì. Dopo la laurea di dottorato in teologia nel 2007 con la tesi su “Gesù Cristo il riconciliatore nella prospettiva trinitaria nella teologia di Karl Barth vis-à-vis Han Urs von Balthasar”, sono rimasto per servire come sacerdote nella parrocchia di Rotella, con l’ulteriore impegno di docenza nell’Istituto superiore di Scienze Religiose “Mater Gratiae” di Ascoli Piceno collegato Pontificia Università Lateranense di Roma. Nella facoltà di Ascoli Piceno, in cui sono professore stabile straordinario, ho insegnato, dal 2007 Introduzione alla Teologia, Teologia Fondamentale e, per un anno, Patrologia.

Come hai accolto la nomina del Vescovo Carlo Bresciani?
Ho accolto la nomina del vescovo prima di tutto con obbedienza filiale e senso di servizio alla chiesa di San Benedetto del Tronto-Ripatronsone-Montalto che ho scelto liberamente come la mia chiesa particolare con l’incardinazione.
In un  secondo momento, la nomina diventa per me un segno di fiducia e piena accoglienza in modo particolare.

Come vedi la situazione odierna del tuo ufficio e cosa può fare nel concreto?
L’Ufficio di Ecumenismo e dialogo interreligioso non era formalmente esistente nella diocesi prima della mia nomina. Però, Padre prof. Giuseppe Crocetti già seguiva le situazioni  esistenti dietro  richiesta dei vescovi precedenti, curando le corrispondenze al livello nazionale e regionale. Dunque, la prima cosa da fare era quella di ascoltare P. Crocetti, che ringrazio immensamente, per poi ripartire dalle cose da lui curate fino ad ora.

Per questo, come già spiegato nella mia lettera di presentazione dell’Ufficio alla comunità diocesana, si deve prima di tutto costituire l’équipe di lavoro. In primo luogo, chiediamo la disponibilità delle persone a collaborare: possono essere persone che possiedono una specifica competenza nel dialogo ecumenico o interreligioso, o che per esso sono impegnate a vario titolo; possono essere membri laici e religiosi oppure che non possiedono nessuna competenza particolare, ma che siano di buona volontà e interessati a questo ambito, molto attuale ed  importante in questo mondo sempre più multi-religioso e multi-etnico.

Nel secondo momento procederemo con un tipo di “censimento”/sopralluogo per identificare delle presenze di altre realtà ecclesiali, confessioni cristiane o fedi religiose presenti nel territorio, in modo da poter stabilire dei primi contatti, instaurare possibili collaborazioni ed avviare iniziative. Da segnalare ovviamente 1) la tipologia delle realtà ecclesiali (o religioni); 2) possibilmente il numero stimato delle persone che vi appartengono.

In seguito, vedremo che tipo di rapporto si può instaurare o costruire con loro sia a livello istituzionale che a livello individuale. Costante sarà la sensibilizzazione fra i cattolici per costruire uno spirito ecumenico e di cooperazione, prima di tutto a livello spirituale, come viene proposto dal Concilio Vaticano II, in particolare dal decreto Unitatis redintegratio e della dichiarazione Nostra aetate. Questo significa favorire la formazione di una mentalità conciliare, aperta e dialogante. Oltre a promuovere l’ecumenismo spirituale nelle varie componenti della realtà diocesana, l’organismo intende offrire iniziative di incontro, di formazione e di solidarietà concreta con fedeli delle diverse confessioni cristiane o fedi religiose presenti nel nostro territorio diocesano.

Quali sono i progetti sui quali vi impegnerete come ufficio nei prossimi mesi?
Come già detto, dopo la costruzione dell’équipe, il censimento e l’instaurazione dei primi contatti, vedremo quali progetti si possono intraprendere a livello diocesano. L’Ufficio insieme col Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani sta preparando per la “Settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani”, da 18 fino a 25 gennaio 2015  il cui programma è già stato consegnato all’Ufficio pastorale della diocesi.

Quale sarebbe invece il progetto che vorresti realizzare nel lungo periodo?
Mi sono già messo in contatto col vescovo incaricato dell’Ufficio a livello regionale, S.E.R. mons. Edoardo Menichelli, vescovo di Ancona-Osimo e con l’Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso. Ci sentiremo poi con gli uffici pontifici: Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso-P.C.D.I., Commissione per le Relazioni Religiose con i Musulmani e Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, in questo modo ci possiamo agganciare alle indicazioni di questi uffici per poi poterli tradurre nella nostra realtà diocesana . Solo in seguito ci si potrà rendere conto delle possibilità che abbiamo nel proporre concretamente, nella nostra diocesi, la formazione nello spirito del Concilio Vaticano II. Ciò potrebbe avvenire a livello parrocchiale, vicariale oppure attraverso la “Scuola di Teologia per i laici” a San Benedetto,  con la quale stiamo già collaborando.

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