Monastero Santa Speranza, riflessione III domenica d’Avvento “la Parola può trovare compimento nella nostra vita”

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Vescovo Suore

Riflessione delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza

«Tu chi sei? … Che cosa dici di te stesso?» (Gv 1,22).
Sono i farisei a fare questa domanda a Giovanni Battista mentre sta battezzando a Betania, al di là del Giordano.
Rispondendo al loro “interrogatorio” Giovanni pone prima tre negazioni – non sono il Cristo né Elia né il profeta – poi afferma: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
E questo l’abbiamo già sentito domenica scorsa. Eppure c’è una differenza: nel testo di Marco è lo stesso evangelista che “applica” al Battista le parole del profeta Isaia; qui, all’inizio del quarto vangelo, è lo stesso Giovanni che si “appropria” di una parola della Scrittura per applicarla a sé. Così la Parola di Dio, nella esistenza e nella testimonianza di Giovanni il Battista, che ne è la “voce”, non è più soltanto profezia, non è declinata al futuro, secondo la categoria della promessa che percorre tutto l’Antico Testamento, ma diventa presente, vita, compimento o, potremmo dire, “incarnazione”.
Il Precursore diventa per noi la testimonianza che la Parola può trovare compimento nella nostra vita o, per dirla in un altro modo, che la Parola di Dio viene ad esistenza, diventa vera nel momento in cui noi, nella fede, ne permettiamo l’incarnazione. Come Giovanni, come Maria. Allora non è di altri, ma di noi che parlano le letture di domenica: Lo Spirito del Signore è su di me, mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, perché la nostra presenza in mezzo agli uomini sia questo anno di grazia del Signore, sollievo per gli affaticati, liberazione per i prigionieri.
Ma c’è di più, perché il Signore mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo che si mette il diadema e come una sposa che si adorna di gioielli: in Gesù, Dio ha sposato e sposa continuamente la nostra carne, chiedendo il nostro assenso, come a Maria, perché anche dalla nostra vita possa germogliare per tutti i piccoli della terra la giustizia, la pace e la gioia.
Perciò, siate sempre lieti – raccomanda l’apostolo Paolo ai Tessalonicesi – pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie, lasciatevi colmare interamente, spirito anima e corpo, dalla pace che viene da Dio e che prende dimora in coloro che credono, desiderano ed aspettano la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!

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