Mons. Gestori ai gruppi di preghiera di P. Pio “il cristiano deve vivere l’avvento con: perseveranza, letizia, timore e semplicità di cuore”

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Di Barbara

DIOCESI – Domenica pomeriggio 7 dicembre, presso le suore Concezioniste, tutti i gruppi di Preghiera S. Pio presenti nella nostra Diocesi si sono ritrovati, insieme al nostro Vescovo Emerito Mons. Gervasio Gestori, per pregare insieme e riflettere sul significato dell’ Avvento.
Dopo una gioiosa accoglienza e la recita dei vespri Mons. Gervasio ha incentrato la propria riflessione su un verbo che regge tutta la dinamica dell’attesa: “vegliate”.
Avvento significa “venuta” e venuta è un atteggiamento costante, una dimensione fondamentale nella storia del popolo cristiano.
Infatti noi cristiani celebriamo nella Natività la venuta del nostro Salvatore Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo e nato dalla Vergine Maria.

Il clima spirituale dell’Avvento oltre ad essere un tempo di preparazione che celebra la memoria della prima venuta del Salvatore, invita a vivere la prospettiva dell’ultima venuta del Signore quando, cioè “verrà a giudicare i vivi e i morti e il suo regno non avrà più fine”.
L’Avvento è un tempo dove Dio ci chiama a non perdere tempo ma a vivere questo tempo
nel fare il bene.

E’ un tempo di cammino che passo dopo passo ci porta a raggiungere la cima.
Però solo mettendoci in cammino si può arrivare alla cima, altrimenti si potrà sempre trovare mille scuse, giustificazioni per assecondare la stanchezza, il rumore del mondo e
la fatica del quotidiano e per cui non giungere in vetta.
Dio ci dona una chance, ci mette sempre davanti un’altra opportunità.
L’Avvento è un tempo diverso da quello che il mondo ci propone oggi.
Esso è un tempo di attesa nel quale, è necessario toglierci quell’ansia del volere “tutto e subito”.

La scuola dell’Avvento è la scuola di chi sa godersi veramente la vita.
Il cristianesimo sembra aver perduto ogni senso e ogni interesse e molti lo ignorano del tutto o non si curano di conoscerlo: siamo di fronte a un processo avanzato di secolarizzazione, sfociato nel secolarismo e

nell’indifferenza religiosa intesa non come lotta contro Dio, ma come “assenza” di Dio e
del problema religioso. Allora c’è proprio bisogno di ridiventare “bambini nel cuore” per essere capaci di vedere ciò che veramente è bello, grande e gioioso.
La Chiesa rileggendo Isaia e le sue profezie di speranza rinnova nel cuore del cristiano il suo desiderio che Gesù Cristo venga presto a salvare questo mondo e a regnare sull’universo: “se tu squarciassi i cieli e scendessi” (Is. 63,19).
E allora come bisogna vivere questo tempo d’Avvento?
Mons. Gervasio Gestori ha concluso la propria riflessione portando l’esempio di come viveva la prima comunità dei cristiani (At. 2,42-47).

“Il cristiano deve vivere l’Avvento con: perseveranza cioè, “essere costanti nella mente, nel cuore e nella volontà”.
San Pio ripeteva sempre ai suoi figli spirituali: “il premio si dà a chi termina, non a chi comincia e si arresta.”;
Timore, cioè “non è paura di Dio, ma è un atteggiamento secondo cui il fedele è preoccupato di piacere più a Lui che agli uomini”, San Pio scriveva: ”vivete sempre col santo timor di Dio.”. “Poniamo i nostri cuori in Dio solo, per non più riprenderli. Egli è la nostra pace, la nostra consolazione e la nostra gloria”;

Letizia, cioè la gioia. Mons. Gestori ha parlato di S. Francesco, al quale il Signore gli fece capire
che prestigio, potere e fama non portano a quella “perfetta letizia”, la quale va ricercata solamente in Dio povero e umile;

Semplicità di cuore, che non significa “mancanza di conoscenza”, ma guardare le cose
con trasparenza. “Dio è semplice” La semplicità ci permette di riconoscere l’altro come altro e rispettarlo come tale;

SIMPATIA, perché i primi cristiani godevano della simpatia e del favore del popolo.
Anche San Pio è stato sempre considerato burbero, ma la sua durezza mascherava la dolcezza e la simpatia
di chi ama Dio e il prossimo.

Con l’Adorazione e la contemplazione dei misteri gloriosi ci siamo messi ai piedi di Gesù in atteggiamento di filiale ascolto e di lode, nella consapevolezza che solo Lui basta e solo Lui conta.
Il momento conclusivo e fondamentale del nostro ritiro spirituale è stato la S. Messa che è l’espressione suprema dell’assemblea cristiana. Essa è stata concelebrata da Mons. Gestori e da P. Diego Musso responsabile diocesano dei gruppi di preghiera di P. Pio.
Nell’omelia il Vescovo Emerito ci ha ricordato che il Signore vuole la nostra consolazione. La comprensione reciproca, soprattutto nei momenti di dolore e di difficoltà arriva solo fino ad un certo punto.
Solo il Signore può consolarci fin nelle profondità del nostro cuore. La sola consolazione è quella che parla al cuore. Per consolarci il Signore ci annuncia la sua Misericordia, il suo perdono.
La buona notizia è che i cieli nuovi e la terra nuova sono vicini, stanno venendo.
Anche se abbiamo l’impressione che vi è una lentezza nell’agire del Signore, in realtà è lo sguardo della fede che riconosce i segni della venuta del Signore.
E’ necessario aprirsi al Signore per avere la consolazione che il Signore vuole darci.
Vogliamo ringraziare Sua Eccellenza Mons. Gervasio Gestori che ci ha accompagnato ed aiutato
in questo ritiro spirituale a riflettere e a comprendere il vero significato della venuta del Salvatore.
Lo vogliamo ringraziare per le parole di conforto, per la sua semplicità con cui ha affrontato tematiche difficili e per il messaggio di speranza che ci ha lasciato.

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