Corruzione e antipolitica… I mali restano a prescindere…

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NapolitanoNon si è fatta attendere la voce alta e autorevole del Presidente della Repubblica in un momento delicatissimo della nostra vita democratica. Giorgio Napolitano ha chiesto di “prevenire e colpire le infiltrazioni criminali e le pratiche corruttive nella vita politica e amministrativa”, con un evidente richiamo allo tsunami e ai miasmi dell’inchiesta Mafia capitale. Ma senza dimenticare i recenti scandali di Expo 2015 (Milano) e del Mose (Venezia). Poi si è frapposto energicamente alla degenerazione dell’antipolitica “in patologia eversiva”.
Parole durissime nella loro franchezza e nitidezza. Parole certamente misurate da chi ha fatto trasparire nei mesi scorsi la volontà di lasciare il Quirinale dopo due anni del suo secondo mandato. Un’intenzione che ha messo subito in fibrillazione il mondo politico, al punto da far emergere la sagoma di un presidente rappresentativo ma non interventista, magari un grande intellettuale distinto e distante, certamente una figura lontanissima dal ruolo di garanzia che la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica. Una figura che in tanti vorrebbero sempre più lontana e ininfluente.
Dopo le parole di ieri, le reazioni scomposte di qualcuno e chissà quanti altri mal di pancia ben celati, ci chiediamo se la democrazia italiana (e con essa la stessa etica pubblica) possano fare a meno di richiami così incisivi e puntuali. A prescindere…

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