La tortura è cibo per odio e vendetta

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stati unitiNon c’è “scontro di civiltà” che si giustifichi nella Storia, perché “scontro” rimanda a violenza, sopraffazione, annientamento dell’altro ritenuto “nemico”. Non c’è “scontro di civiltà” che regga se – a maggior ragione – non c’è “civiltà”.
E quale civiltà abita in prigioni-lager, dove un detenuto, cui non si riconosce alcun diritto, può essere sottoposto alle peggiori torture, al dolore impartito senza misura, al degrado che annienta la dignità, all’infamia che svilisce l’essere umano, alla programmata distruzione della persona?
Le prigioni segrete della Cia (davvero segrete? segrete per chi?), sulle quali fa luce un gigantesco dossier del Senato americano, sono la prova provata che anche un grande Paese, minacciato e ferito (11 settembre 2001) può perdere il lume della ragione, può rinunciare allo Stato di diritto, può scambiare il potenziale nemico – il presunto terrorista – per un oggetto da distruggere.
Sarà la legge statunitense a intervenire – c’è da attenderselo – sui responsabili di una simile, reiterata vergogna, attuata con la benedizione, o almeno la tolleranza, di leader politici, capi militari, 007 di altissimo livello. Quei 119 prigionieri delle celle collocate in Afghanistan, Iraq, ma anche Tailandia, Cuba, forse Polonia, Romania o Lituania, hanno subito (e lo afferma il Senato americano!) la tortura dell’acqua, la privazione del sonno, nudità prolungate e alimentazione forzata, botte, minacce per sé e i familiari, somministrazione di droghe, catene, scosse elettriche…
Ora queste prigioni, chiuse come fu chiusa l’imbarazzante Guantanamo, devono però far riflettere. Perché mostrano, con i fatti, che la tortura, oltre che spregevole in se stessa, è uno strumento inutile per contrastare il terrorismo o per porre fine alle minacce internazionali. La tortura significa vendetta, e la vendetta non sana i conflitti, semmai li alimenta. È cibo per l’odio, è pane per la cattiveria, è lievito di ulteriori rancori. È un triste regalo a chi già semina odio e vendetta.
La democrazia, invece, è altra cosa e si fonda sulla forza della giustizia, sul valore del rispetto – concesso eppure preteso -, è garanzia della legge contro l’insensatezza e l’inutilità della legge della jungla. La quale non garantisce i forti e finisce per punire deboli e incolpevoli.
Se l’America di oggi farà chiarezza e giustizia, avrà dato un vero, concreto contributo a un mondo migliore.

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