La Chiesa di Francia apre le braccia a cristiani in fuga dall’Isis

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ChiesaDi Maria Chiara Biagioni

Una scia di luce ha attraversato Erbil. La città del Kurdistan iracheno diventata in questi mesi luogo di approdo per migliaia di rifugiati cristiani che qui hanno trovato asilo e protezione, in fuga dall’offensiva dei ribelli islamici. Sabato scorso in migliaia hanno sfilato tenendo in mano lumi accesi e rischiarando per una notte, con la luce della pace, l’oscurità in cui è avvolta questa regione del mondo. La processione si è svolta per le vie di Ankawa, sobborgo a maggioranza cristiana della città di Erbil. È iniziata alla cattedrale “Mar Youssef” di Erbil e al suono dei canti mariani e con in testa la statua di Maria, si è conclusa in piazza della Vergine. È stato questo momento di lacrime e preghiere, l’appuntamento più commovente del “pellegrinaggio” che un centinaio di fedeli della diocesi francese di Lione ha svolto il 6 e il 7 dicembre a Erbil.

Quarantotto ore in terra irachena in visita ai rifugiati, molti dei quali sono giunti qui da Qaraqosh la notte del 6 agosto sfuggendo all’aggressione dei jihadisti. I volontari – tra loro c’erano anche medici – hanno portato aiuti ma anche le lettere e i disegni dei bambini delle scuole di Lione che incoraggiano i loro amici di Erbil a “non mollare”, a “tenere duro”, a non spegnere mai la speranza un giorno di ritornare nelle loro case. Momenti forti di condivisione e di abbracci, vissuti per testimoniare la prossimità e la fraternità dell’Europa alla popolazione di questa antica regione cristiana del Medio Oriente. “Ciò che ci manca di più è la vostra vicinanza. Vogliamo essere certi di non essere dimenticati!”, aveva detto il patriarca dei caldei Louis-Raphaël I Sako, all’arcivescovo di Lione, il cardinale Philippe Barbarin. Un invito che la diocesi di Lione ha colto al volo promuovendo un gemellaggio – iniziato a luglio – con la diocesi di Mosul, in un momento in cui le popolazioni sfollate si contano a decine di migliaia e l’inverno si fa più aspro. “Laddove troppo spesso, immagini di odio invadono i nostri schermi – dice il cardinale Philippe Barbarin -, vogliamo che gli artigiani di pace si facciano avanti, sicuri che ‘è meglio accendere una lampada che maledire il buio’, sicuri anche di essere troppo piccoli rispetto a poste in gioco tanto grandi. Ci affidiamo al ‘Principe della Pace’, come dice Isaia di questo Bambino che celebriamo a Natale e che nascerà, anche lui, lontano da casa sua”.

È qui, a Erbil, di fronte a questa folla di cristiani iracheni e di rifugiati
, che in un grande schermo è stato fatto vedere un videomessaggio di Papa Francesco. “Anche io, vorrei essere lì – ha subito detto -, ma poiché non posso viaggiare, lo faccio così… vi sono tanto vicino in questi momenti di prova”. Ed ha aggiunto: “Quando viene il vento, la tempesta, la canna si piega, ma non si rompe! Voi siete in questo momento questa canna, voi vi piegate con dolore, ma avete questa forza di portare avanti la vostra fede, che per noi è testimonianza. Voi siete le canne di Dio oggi! Le canne che si abbassano con questo vento feroce, ma poi sorgeranno!”.

La Chiesa di Francia ha preso sul serio il destino dei cristiani in Medio Oriente.
Domenica nella cattedrale Notre-Dame di Parigi è stata celebrata una Messa per la pace e per i cristiani perseguitati, “nostri fratelli delle Chiese di Oriente – ha detto il cardinale Andrée Vingt-Trois – che vivono nella prova”. A luglio il governo francese per bocca dei ministri Laurent Fabius e Bernard Cazeneuve, aveva dato la sua disponibilità ad offrire asilo ai cristiani iracheni fuggiti da Mosul dopo la presa della città da parte dei miliziani dell’Isis. Da più parti e, in particolare, dal patriarca Sako si disse che quella offerta doveva essere letta come un atto di generosità da parte del governo francese e non come un incoraggiamento ai cristiani ad abbandonare le loro terre. Ma di fatto, gli ultimi eventi della guerra in Siria e in Iraq hanno inevitabilmente spinto le persone a lasciare le proprie case e molti hanno trovato rifugio in Francia. Proprio per aiutare le istituzioni pubbliche e le associazioni di volontariato a coordinare meglio l’accoglienza dei profughi – dall’alloggio alla cura dei bambini fino all’apprendimento del francese – la Chiesa di Francia ha attivato nel mese di ottobre una piattaforma, il Comitato cattolico di accoglienza dei profughi cristiani d’Oriente alla cui guida è stato eletto monsignor Pascal Gollnisch. “Le persone – dice Gollnisch – non lasciano le loro case, la loro terra, le loro radici a cuor leggero. Queste famiglie che arrivano, sono dovute partire perché sono rimaste fedeli alla loro fede e noi abbiamo il dovere di accompagnarle in questo tratto doloroso della loro strada”.

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