Quante madri? Fragili, irrequiete dolenti e sole

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Un amore fatto di tenerezza e tenacia, che non conosce ostacoli, non si scoraggia, accoglie e sostiene sempre e a qualsiasi condizione, ama e sopporta fino all’estremo. L’amore di una madre, come quello di Maria ricordata ieri nella festa che segna per i cristiani l’inizio della salvezza, e di tante altre madri che dietro le quinte mettono in gioco la propria vita nel silenzio di una quotidianità vissuta a servizio degli altri.
Ma ci sono anche altre madri: fragili, irrequiete, dolenti, sole. Come Veronica Panarello, la giovane madre del piccolo Loris Andrea, fermata con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere. Su di lei, secondo gli inquirenti, gravi indizi di colpevolezza. Fin dall’inizio, in questa ennesima storia straziante che vede come vittima un bambino innocente che tutti sentiamo come nostro, Veronica non aveva convinto. Troppe contraddizioni e omissioni nelle versioni dei fatti fornite agli inquirenti.
Una ragazza “difficile” – così viene definita – che da bambina aveva scoperto di non essere figlia dell’uomo che accanto a sua madre la stava crescendo, da adolescente aveva tentato due maldestri suicidi, come talvolta accade quando in quell’età così difficile si cerca disperatamente di attirare su di sé un po’ di attenzione, a 17 anni era rimasta incinta di Loris. Oggi, mamma ventiseienne di due bambini, spesso sola, con un marito camionista quasi sempre in giro per l’Italia. Come quel maledetto sabato mattina.
Se le indagini dovessero confermare l’ipotesi investigativa, Veronica sarebbe, nella sua assente fragilità, la responsabile, forse inconsapevole, ma anche la seconda vittima di questo orrore. La sua è una storia di sofferenza e solitudine ma, come altre vicende analoghe, anche un richiamo alle nostre coscienze. Una vita tormentata e una famiglia fragile, ferita. Quante ce ne sono intorno a noi, ferite da una malattia o smarrite in una sofferenza che non viene intercettata. Ferite soprattutto dall’indifferenza di una società attraversata da una crisi che prima di essere economica, è culturale, relazionale: una crisi dell’umano generata dall’incapacità di costruire rapporti veri e farsi carico dei più deboli. Quanti piccoli Loris dovranno ancora pagare prima che scatti di nuovo una scintilla di umanità?

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