La vera storia di Babbo Natale … San Nicola

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Babbo Natale chiama tutti i bambini per la consegna dei doni

Di Andrea Damacco

La sua immagine è stata “rubata” e rivisitata dalla più famosa bibita del mondo, in 180 Paesi c’è almeno una chiesa intitolata a lui, indirizzate alla basilica barese di san Nicola arrivano letterine di migliaia di bambini per chiedergli doni materiali e immateriali. San Nicola di Bari, vescovo di Myra, è tra i Santi più venerati della tradizione cattolica e ortodossa. Le origini del mito di Babbo Natale, infatti, risalgono a lui. Peccato, però, che questo ricordo sia stato dimenticato e annacquato nel Natale consumistico dell’Occidente. “La gente mi dice che il Natale non è religioso. Ma come no? Natale, Cristo. Puoi anche sostenere che non lo è, ma è così”. A dirlo è il reverendo James Rosenthal, vescovo anglicano e profondo conoscitore di san Nicola. Ospite a Bari della fondazione Myrabilia, il reverendo Rosenthal si pone come missione quella di riscoprire una delle tradizioni più profonde della cristianità, quella nicolaiana.

Santa Claus è san Nicola.
“Se non recuperiamo la storia di san Nicola perderemo il senso del Natale”. L’affermazione di Rosenthal dovrebbe essere ripetuta più volte. Non c’è Natale senza san Nicola: “C’è un problema – continua Rosenthal -. La fede cristiana, l’espressione cristiana del Natale sta perdendo il suo senso più profondo. Il problema sta nell’appeal del messaggio cristiano. Stiamo per perdere la gente perché il messaggio cristiano è troppo misterioso. Non si guarda verso il bambin Gesù che è una persona meravigliosa. Ma non c’è un messaggio senza il bambinello. E san Nicola è parte integrante nell’immaginario del messaggio cristiano”. Nel profondo di ognuno, però, il valore della Natività è ben presente ma spesso non se ne ha piena coscienza: “La gente lo accetta senza neanche accorgersene perché, spesso, non si sente benvenuta in Chiesa. Ma quest’ultima è un regalo. Piuttosto va solo presentata meglio. Anche i cattolici, come i luterani o i protestanti, devono realizzare che non si deve perdere l’opportunità di rievangelizzare attraverso gli uomini, i Santi come Nicola. E le Chiese non devono giudicare gli uomini ma devono lavorare congiuntamente per attrarre i fedeli”. Ma qual è la differenza tra santa Claus e san Nicola? “È semplice: il primo inizia e finisce con il periodo natalizio. Vive il tempo della festa… San Nicola, invece, conduce a Betlemme. Ma anche il business che si genera attorno alla figura di santa Claus non credo sia una cosa cattiva. È la realtà, è un dato acquisito ma l’importante è che questo sia gestito nel modo migliore e più equo possibile”.

Il Santo dell’Occidente.
Da Myra a Bari, dall’Oriente all’Occidente. San Nicola è il collante di due popoli. Ma non solo. Egli è molto di più: “A Bari – afferma il reverendo Rosenthal – Nicola è l’immagine di un popolo, è la coscienza di esso. Ma la sua immagine, nel mondo occidentale, incute timore forse perché è un santo dalla pelle scura, è diverso. Io amo la sua immagine, credo sia eccezionale, e bisognerebbe allontanarsi dalla sua visione seriosa. Invece Nicola è la gioia. Lo dimostrano i milioni di pellegrini che, specialmente a maggio e a dicembre, affollano la basilica di Bari. La gente però non capisce che la devozione verso Nicola è il luogo ideale dove nasce la figura di santa Claus. Ecco, dobbiamo sentire il bisogno di ricreare questo legame tra le due figure che in realtà sono la stessa cosa”. È tra i Santi più venerati eppure la sua figura è poco conosciuta… “Sai, quando viaggio e dico che vado a Bari – annota il pastore – la gente mi chiede stupita perché vado lì. Io rispondo per san Nicola e mi sento dire: ‘Chi?’, ed è pazzesco questo. Per esempio nei Paesi latini, nonostante conoscano la figura di Nicola, non sanno che è legata alla figura di santa Claus. Abbiamo il grande bisogno di riprendere lo spirito di san Nicola che è qualcosa che deve entrare in comunione con noi”. Ma Nicola è anche il protettore dei bambini, creature indifese e troppo spesso maltrattate. Una delle priorità del vescovo di Myra era aiutare i piccoli, doni del Cielo, il presente e il futuro del mondo. “Abbiamo degli obblighi nei loro confronti – precisa Rosenthal -. Nel nome di Nicola dobbiamo amare i bambini. Ecco Bari ha la possibilità di promuovere l’immagine di un Santo dei bambini. C’è quindi una nuova dimensione che si aggiunge al suo successo. Nicola è un dono di Dio e sarebbe folle non sfruttarlo per questo”.

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