L’Uruguay ha scelto la continuità dal volto moderato

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tabaréDi Patrizia Caiffa

L’Uruguay non ha più Pepe Mujica, presidente fra i più amati e famosi del mondo per il suo stile di vita sobrio. Ma rimane nella linea della continuità con Tabaré Vazquez, 74 anni, eletto ieri come terzo presidente consecutivo del Frente Amplio, la coalizione di sinistra al governo a Montevideo dal 2005. Vazquez – che ha già svolto un mandato come presidente dell’Uruguay dal 2004 al 2009 – ha vinto con il 53% dei voti rispetto al 41% del suo sfidante. Questo piccolo Paese latinoamericano con appena 3,3 milioni di abitanti è noto anche come “la Svizzera dell’America Latina” per il basso tasso di criminalità e la qualità della vita. Del futuro dell’Uruguay abbiamo parlato con la giornalista Nadia Angelucci, che vi ha vissuto molti anni insieme al marito Gianni Tarquini, entrambi coautori della prima biografia italiana su Pepe Mújica (“Il presidente impossibile. Pepe Mújica, da guerrigliero a capo di stato”, Nova Delphi).

Chi è Vazquez?
“È un medico oncologo, ha scelto questa professione perché ha perso la madre, il padre e la sorella di tumore. Durante la scorsa presidenza riservava un pomeriggio a settimana per seguire i suoi pazienti. Socialista, viene da un quartiere molto umile di Montevideo, ha studiato nelle scuole pubbliche. Si è sposato con una donna profondamente cattolica, da cui il suo veto, nella passata legislatura, alla legge sull’interruzione di gravidanza. È stato il primo sindaco di sinistra di Montevideo e nel 2004 il primo presidente eletto di centro-sinistra dopo 174 anni”.

Una vittoria del candidato o della sua coalizione, il Frente Amplio?

“Ha vinto il Frente Amplio perché Vazquez rappresenta un passo indietro. Per quanto sia lucido e attivo, dal punto di vista politico non è il massimo. La sua età è una delle note dolenti. Il Frente Amplio dovrebbe trovare un modo per rinnovarsi e attivare un ricambio generazionale interno”.

In che rapporti è con Mujica?
“Durante la sua presidenza Mujica era ministro dell’agricoltura. Da un punto di vista personale hanno rapporti cordiali anche se Mujica esprime una parte politica più radicale. Quindi su certe questioni c’è stato un confronto forte. Vazquez è più moderato. Durante il suo governo sono state fatte riforme importantissime, anche perché nel 2004 l’Uruguay era stato travolto dalla crisi argentina del 2001: molti piani di emergenza sociale, un reddito minimo garantito alle famiglie più povere, un piano educativo che ha consegnato un milione di computer a tutti i bambini delle primarie”.

Qual è il suo programma politico?
“Ha detto che i prossimi cinque anni saranno improntati al dialogo con l’opposizione e con le parti sociali su vari argomenti. Durante il suo governo, infatti, ha regolamentato moltissimo il lavoro, con una contrattazione collettiva che prima non c’era. Riforme che sono state il segnale forte di una politica che si impone su una economia liberista molto spinta. Ora è tutto nelle mani del Frente Amplio. Nei prossimi cinque anni devono saper fare tante cose, a partire da una leadership più giovane e la costruzione di un modello alternativo, insieme agli altri Paesi latino-americani”.

Come sono i rapporti del neo presidente con la Chiesa dell’Uruguay?

“Penso siano buoni. L’Uruguay è un Paese molto laico, ci sono state delle riforme sulla laicità dello Stato nei primi del ‘900, con una separazione netta tra Stato e Chiesa. La Chiesa interviene molto poco. Nelle elezioni non si pronunciano più di tanto. È evidente che sull’aborto hanno detto la loro, ma il dibattito è più nella società che con la Chiesa”.

Marijuana di Stato, aborto e nozze gay: le più note leggi di Mujica rimarranno immutate?
“Sulla cannabis Vazquez ha detto che farà un controllo molto stretto su come sta andando il regolamento, in vigore solo da un anno. Se non va bene è pronto a cambiare. Sull’aborto vediamo come si comporterà”.

La popolazione avrà nostalgia del presidente uscente?

“Sanno che rimarrà in Senato (è il senatore che ha avuto più voti) e continuerà a fare una serie di iniziative, tra cui la famosa scuola agraria nel suo terreno, per dare la possibilità a ragazzi di imparare a lavorare la terra gratuitamente. Mujica era molto amato ma anche molto odiato dai partiti d’opposizione, perché esprime la miseria”.

L’Uruguay si distinguerà ancora sulla scena internazionale o è troppo legato al personaggio Mujica?

“Noi occidentali vediamo Mujica come un personaggio. Ma in Uruguay sanno benissimo che i meriti non sono solo suoi ma del Frente Amplio. La nostra analisi politica è molto povera e siamo nell’onda mediatica che ha creato il personaggio del Mujica povero, che vive nella casetta in campagna. Però questo depotenzia le trasformazioni dell’Uruguay. A livello internazionale Vazquez è più rassicurante di Mujica. E a livello latino-americano l’Uruguay si rafforza perché ha vinto di nuovo questa coalizione e comincia ad esserci una continuità ben consolidata”.

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