Verso il convegno di Firenze… “Sull’umano non si afferma mai Si dialoga”

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Chiesa FirenzeDi M. M. Nicolais

“Abbiamo fatto la richiesta perché il Papa venga all’apertura e la proposta è stata presa in considerazione”. Così monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e presidente del Comitato preparatorio, ha descritto ai giornalisti l’attesa partecipazione di Papa Francesco all’apertura dei lavori del quinto Convegno ecclesiale nazionale (Cen), in programma a Firenze dal 9 al 13 novembre 2015 sul tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”. Per la prima volta la Cei sceglie i “social media” per la scelta di un’immagine ufficiale. Sarà proclamato, infatti, il 7 dicembre prossimo, il vincitore del “logo” del Cen. Più di 200 – ha reso noto Chiara Giaccardi, docente di sociologia e antropologia dei media all’Università Cattolica di Milano, durante la conferenza di presentazione della Traccia (testo integrale su www.firenze2015.it) – i contributi arrivati alla segreteria del Convegno tramite l’apposita pagina Facebook: l’età media dei partecipanti è 19 anni, il più giovane ha 12 anni e il più anziano 66, molti i contributi giunti dalle classi scolastiche che hanno lavorato sull’“umano” insieme ai loro insegnanti. La Giunta del Convegno ha selezionato oggi i tre finalisti individuati tra le dieci proposte migliori. Il logo vincitore verrà proclamato direttamente sui siti www.firenze2015.it e www.chiesacattolica.it e sui canali social del Convegno. Tre, ha annunciato monsignor Nosiglia, i seminari in preparazione a un “convegno che vuol essere un percorso”, e nel quale verrà coinvolta e interpellata non solo la comunità ecclesiale ma tutta la città di Firenze: a Napoli (aprile 2015), per coinvolgere il mondo della cultura e della comunicazione; a Milano (tra maggio e ottobre 2015), riservato agli ambiti dell’economia e del lavoro; a Perugia (tra marzo e settembre 2015), dedicato all’ecumenismo e al dialogo interreligioso. “Realismo e speranza devono camminare insieme”, il binomio che caratterizza lo “sguardo” del cammino che ci separa dal Cen: una sorta di “work in progress” interattivo, aperto a qualunque suggerimento venga indirizzato alla redazione digitale in tempo utile.

Protagonismo “dal basso”. All’importante appuntamento della Chiesa italiana, che vedrà la partecipazione di 2.300 delegati in rappresentanza di tutte le componenti della comunità cristiana, si va con la consapevolezza che “la Chiesa ha qualcosa da dire sull’umano, nel tempo della tecnica senza limiti, di un’economia che ha perso l’aggancio con la realtà, della natura che sfruttata si ribella”, ha spiegato mons. Nosiglia, specificando che la Traccia “è un testo aperto, corale”, che vuole stimolare il protagonismo “dal basso”. “Non si tratta di un documento in cui si indicano le linee-guida per l’umano – ha precisato il vescovo – ma di un contributo, frutto di un lavoro collegiale, per mettere in movimento un percorso all’interno delle nostro comunità e nel Paese”. “Sull’umano non si afferma mai ma si dialoga”, ha precisato il presule, “iniziando dall’ascolto, anche dei luoghi dove sembra non trovare spazio la speranza, come le periferie esistenziali” di cui parla il Papa. “Capillarità” e “profondità” sono le due parole-chiave per “diffondere il più possibile” la Traccia sul territorio e “sollecitare percorsi di approfondimento”, coinvolgendo in primo luogo i giovani, “per ascoltare ciò che hanno da dire”, e interpellando “anche il mondo laico”. La città di Firenze, in quei giorni di novembre, sarà mobilitata.

Sguardo “al femminile”.
Le periferie, la mensa della Caritas, due poveri colti “con sguardo amorevole e discreto”, alcuni “non luoghi” come i nuovi plessi dell’Università, caratterizzati da “un anonimato che poco riscalda il cuore”. Sono alcune fotografie di Firenze, contenute nella traccia di preparazione al Convegno ecclesiale nazionale, che testimoniano come quello femminile sull’umano sia “uno sguardo di qualità”. A parlarne ai giornalisti è stato padre Bernardo Gianni, monaco benedettino e priore dell’Abbazia di San Miniato al Monte (Firenze), in rappresentanza delle comunità di vita contemplativa che sono state invitate a pregare in maniera particolare per le sorti del Convegno. Menzionando le fotografie firmate da Mariangela Montanari, oblata benedettina secolare, il priore le ha definite “una narrazione parallela” al testo scritto, che anche grazie alla sua appendice “on line” e ai social si presenta – per la prima volta in un Convegno ecclesiale nazionale – come “ipertesto” che vuole “incontrare il volto dell’altro di fronte a noi a prescindere dalle sue idee”. Quella della Traccia, insomma, è una Chiesa “estroversa”, che come scrive Papa Francesco nella “Evangelii Gaudium” vuole “correre il rischio di andare incontro al volto dell’altro”, in un costante “corpo a corpo” con lui. Attraverso le foto della Traccia, che attingono anche a piene mani da quel “grande serbatoio” che a Firenze sono i beni culturali, si vuole incrociare anche “il cuore di chi viene a Firenze da lontano”: nessuna “cartolina” però, ma “vera e propria narrazione integrata alla città”.

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