“Pillole di vita” dalle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza

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Suore Vescovo (7)

Lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza sulle letture di domenica 30 novembre.

DIOCESI  -Dal mio posto, in cappella, osservo il profilo del Lezionario che sta aperto sul leggio: mancano ancora poche pagine alla fine, il tempo ordinario è agli sgoccioli, è ora di tirare fuori il lezionario dell’Avvento; lo apro per mettere il segnalibro alla prima domenica e con lo sguardo intercetto un lamento: Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema?
Sono parole tratte dal libro del profeta Isaia, hanno sicuramente più di duemila anni, ma mi sembrano così giuste per questi giorni…
Vado avanti nella prima lettura ed ecco una supplica: Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Sì ci vorrebbe proprio il Signore in persona per rimettere a posto le cose… Ma come siamo arrivati a questo punto?
Abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli … tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento. Quanto dolore in queste parole, perché abbiamo lasciato appassire la vita, perché ci siamo dispersi qua e là, senza una direzione, in balia di ventose promesse di felicità; e quanta nostalgia: nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te.
“Risvegliarsi” o, precisamente, vegliare: proprio questo è il ritornello della pagina evangelica, una parola che ci scuote dalla tentazione di restare addormentati sul comodo letto della autocommiserazione, perché, dice san Paolo nella seconda lettura, siamo stati arricchiti di tutti i doni e la testimonianza di Cristo si è stabilita tra noi così saldamente che non manca più alcun carisma a noi che aspettiamo la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo.
Occhi aperti, dunque, attenti a non disprezzare i doni di Dio, che ha dato a noi il potere, a ciascuno il suo compito, trattandoci come quei figli ormai adulti a cui il padre, con piena fiducia, ha lasciato la propria casa. Ognuno di noi non ha che da compiere il suo lavoro e vegliare (che è un verbo da madre e vuol dire tante cose come custodire, nutrire, curare, sostenere, far crescere, ecc.) sulla casa e su chi vi abita, tutti fratelli, figli dello stesso Padre, che tornerà … all’improvviso, cioè anche oggi o domani, nel momento e nel modo che non ci aspettiamo; la grazia di questo nuovo Avvento ci faccia restare svegli e attenti per riconoscerlo e perderci riconoscenti nel suo abbraccio di pace: Signore, tu sei nostro padre, noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani.

Monastero Santa Speranza
aghiaelpis@alice.it

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