FOTOGALLERY San Giacomo della Marca, Vescovo Carlo: “Il perdono è atto dei forti e non dei deboli”

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MONTEPRANDONE – Venerdì 28 novembre alle ore 11.30 presso il Santuario di San Giacomo della Marca il Vescovo Carlo Bresciani ha presieduto la Santa Messa in onore del Santo Patrono di Monteprandone.

Vescovo Carlo Bresciani: “S. Giacomo della Marca (1393-1476), è un santo che potremmo dire a buona ragione nostro, della nostra terra marchigiana, ma non certo chiuso negli stretto orizzonti della regione. Già a quel tempo ha vissuto con un respiro europeo, in quanto, in obbedienza alle richieste del papa e dell’imperatore dovette percorrere parecchie regioni europee per comporre liti e soprattutto per difendere la retta dottrina della fede di fronte alle sette ereticali del tempo.
Fin da giovane si distinse per la sua acuta intelligenza e ben presto si trovò avviato a una sicura carriera di successo nell’ambito civile avendo dato prova delle sue capacità nell’ambito giuridico a Firenze. Si decise però a lasciare la professione per abbracciare la vita religiosa nell’Ordine Francescano degli Osservanti. Preferì la donazione totale a Gesù, rispetto a una promettente carriera che gli avrebbe garantito un sicuro benessere economico.
Quando si incontra Gesù e ci si innamora di lui, tutto il resto perde il suo fascino e si finisce per dire, come san Paolo, “tutto reputo una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero una spazzatura per guadagnare Cristo”( Fil 3, 8). Tutto il seguito della sua vita sembra essere stato ispirato a questa pregnante frase di san Paolo.
La sua grande dedizione alla Chiesa, nella piena obbedienza al papa e ai suoi superiori religiosi, non è stata che la conseguenza naturale di questa scelta radicale per Gesù fatta in giovane età. Si dedicò soprattutto a riportare unità nella Chiesa di fronte alle turbolenze medioevali e per questo non si risparmiò nelle fatiche sia di una accurata preparazione della sua predicazione, sia nei viaggi attraverso l’Europa, a quel tempo certo molto impegnativi. Si potrebbe dire che visse quella che papa Francesco ama chiamare una “Chiesa in uscita” protesa verso l’evangelizzazione missionaria.
Ebbe la fortuna di avere come maestro San Bernardino da Siena, grande predicatore oltre che grande santo, e da lui prende l’ardore missionario della predicazione semplice nella forma, così che anche il popolo non troppo erudito potesse comprendere bene l’annuncio della Parola di Dio, ma predicazione molto profonda nella sostanza così da essere capace di confutare efficacemente gli errori dottrinali e morali dei fraticelli e di altri eretici del tempo, diffusi non solo in Italia, ma anche all’estero.

Il suo grande impegno a ricomporre le liti anche in campo civile, nel quale manifestò una particolare abilità nel riportare la pace e la concordia, raccomandando il perdono e la riconciliazione, non fu che una conseguenza necessaria della sua dedizione all’unità della Chiesa, che non può che fondarsi sull’unità delle famiglie e delle comunità civili.
Non si può essere uniti nella Chiesa e poi in lotte fratricide nella vita quotidiana e nelle relazioni civili che reggono la vita di una comunità umana.
La riconciliazione con Dio, che attraverso i sacramenti ci viene donata, deve ricadere e coinvolgere la riconciliazione con i fratelli: detto altrimenti, non ci può stare l’amore di Dio senza l’amore per il prossimo.
Ė, questo, un insegnamento che va oltre il tempo in cui visse san Giacomo e che vale per tutti i tempi. Tanto più ci si chiude in interessi particolari o individuali, tanto più si diventa incapaci di comprensione e di perdono, tanto più la vita sociale e la vita ecclesiale si frantumano e si caricano di tensioni e di ingiustizie che la feriscono gravemente.
Viviamo oggi un tempo di forti contrapposizioni anche sociali che hanno la loro origine nella esasperazione della rivendicazione di diritti individuali o di parte con la conseguenza di una perdita del senso dell’appartenenza ad un’unica comunità umana cui ciascuno deve contribuire e da cui deriva il bene di tutti.
Diventiamo sempre meno capaci di perdonarci a vicenda e di essere operatori di riconciliazione nella società. Abbiamo bisogno di persone che, come san Giacomo, operino per la riconciliazione ricercando il bene comune e non solo il bene di una parte o dell’altra.
Abbiamo bisogno di prendere esempio da san Giacomo nell’essere ciascuno di noi operatore di riconciliazione, a partire dalle nostre famiglie per giungere alla società tutta intera. Il perdono è atto dei forti e non dei deboli e la giustizia nei confronti degli ultimi è la medicina che guarisce le tensioni sociali. Perdono e giustizia furono due pilastri della predicazione e dell’azione pastorale del nostro san Giacomo.
Per questo egli combatté fortemente contro i vizi della superstizione, dell’avarizia e dell’usura (allora come adesso, purtroppo, vizi molto diffusi). Oggi siamo forse molto più raffinati nel mascherare questi vizi, e li copriamo con parolone grosse (mercato globale, concorrenza e cose di questo tipo), ma essi restano un tarlo anche delle nostre società cosiddette avanzate e approfondiscono le disuguaglianze invece che colmarle.
San Giacomo ideò in modo geniale i Monti di Pietà per aiutare i poveri bisognosi e sottrarli così all’avidità di sfruttatori e approfittatori del loro stato di bisogno. Questi Monti di Pietà fino a non molto tempo fa ebbero una funzione importantissima nel proteggere i più poveri dagli avvoltoi affamati del denaro e dei beni dei poveri. Ovviamente ci fu chi non vide di buon occhio la sua opera poiché intaccava i suoi lauti guadagni e i suoi loschi maneggiamenti e tentò addirittura di avvelenarlo. Non solo non si riuscì ad ucciderlo, ma neppure a farlo tacere. La sua forza e la sua fiducia era riposta in Dio e solo da Lui si aspettava l’aiuto con il quale poter convertire i reprobi.
Fu consigliere dei potenti e dell’imperatore stesso, ma non dimenticò mai che la sua missione non era la ricerca del successo, del potere e del denaro, bensì l’imitazione di Gesù povero e umile da vero seguace di san Francesco della cui famiglia religiosa scelse di far parte. Frequentò i potenti, ma per aiutare i poveri e visse povero lui stesso, fedele alla regola dell’Osservanza cui aveva aderito con fede convinta e vi rimase fedele per tutta la vita.
Si rimane impressionati quando si legge della poderosa opera che condusse nella sua vita con i limitati mezzi di quel tempo. Solo la sua grande fede e la sua grande fiducia in Dio aiutano a comprendere come abbia potuto fare tutto ciò e ottenere i risultati raggiunti. Non si possono comprendere la sua vita e le sue opere se non partendo da quella fede che mosse i suoi passi e ispirò la sua intelligenza, da quell’amore profondo e totale per Dio e per la Chiesa per la difesa della quale consumò tutte le sue energie.
Per questo lo veneriamo come un santo, meritevole di essere ammirato e imitato. Per questo chiediamo la sua intercessione: preghi egli per noi il Padre perché anche per noi l’amore per Dio e per la Chiesa sia sempre ciò che muove le nostre intenzioni e il nostro operare.
San Giacomo della Marca, prega per noi.

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