Repubblica del Congo: In aiuto alle bimbe accusate di stregoneria

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foto (27)Di Patrizia Caiffa

Una bambina è stata salvata in extremis mentre la popolazione inferocita cercava di annegarla nel lago Kivu con delle pietre legate al corpo.
Un’altra, una ragazza madre ammalata di malaria, dopo aver visto morire il figlio appena nato, è stata liberata dal capo villaggio poco prima di subire una lapidazione.
Era ritenuta responsabile della morte del neonato. Una ragazzina di 12 anni girava armata di lametta da barba per difendersi da eventuali assalitori. Tagliava ogni cuscino o materasso che incontrava sul suo cammino. Era stata violentata dal padre a 5 anni. Per questi piccoli misfatti, per personalità troppo ribelli o a causa di reazioni violente o inconsulte che derivano dalla fame o da traumi subiti, molte bambine, nella Repubblica democratica del Congo, vengono accusate di stregoneria e finiscono in strada. Un fenomeno iniziato nella capitale Kinshasa e poi diffusosi in tutto il Paese. Alla base c’è la credenza popolare africana, dura a morire, che il male sia causato da qualcuno. Fino a qualche tempo fa venivano additate come “streghe” soprattutto le donne anziane, bruciate o lapidate sulla pubblica piazza. Ora, a causa dell’aggravarsi della miseria e del crescente numero di bambini che vivono in strada (se ne stimano circa 70mila in tutto il Paese), la piaga si è estesa anche alla bambine ed è arrivata fino a Bukavu, nel Kivu sud.

Nella casa Ek’Bana. Molte bambine “streghe” rifiutate da tutti trovano riparo ed accoglienza nella casa Ek’Bana (“La casa delle bambine”), a 20 km da Bukavu. È stata fondata nel 2001 da Natalina Isella, consacrata laica dell’Istituto secolare “Discepole del crocifisso”. Da allora ne sono passate oltre 340. La casa può accogliere dalle 30 alle 50 bambine. L’obiettivo è ricongiungerle alla famiglia, fratelli, parenti lontani o persone di buona volontà, per reinserirle nella società. Alcune rimangono un anno, altre due o tre, le più grandi perfino cinque. “Per le piccole è più facile perché sono state meno tempo in strada – spiegaLucia Bolandrina, bergamasca, dello stesso Istituto secolare di Natalina, da 14 anni la affianca nel lavoro a Bukavu -. Con noi vanno tutte a scuola, imparano taglio e cucito. La maggior parte delle storie va a buon fine, molte si sposano giovanissime. Alcune riescono ad aprire, con il nostro aiuto, un atelier di sartoria”.

Torture e soprusi negli esorcismi. Lucia, che ha partecipato al IV convegno missionario nazionale a Sacrofano (Roma), racconta storie terribili: molte bambine accusate di stregonerie vengono sottoposte ad una specie di esorcismo nelle cosiddette “case di preghiera” delle “Chiese del risveglio”. In realtà si tratta di vere e proprie torture, finché le bambine non ammettono di essere streghe. “Ho visto una bambina con le spalle ustionate da sacchetti di plastica che le avevano bruciato addosso – ricorda -. Altre lapidate o annegate. Le tre figlie di una mamma morta d’infarto sono state accusate di esserne state la causa. La più grande è riuscita a fuggire, le più piccole sono state portate da noi. Arrivano traumatizzate e ci vogliono anni per aiutarle a riprendersi”. Nella casa ci sono una ventina di collaboratori africani, compresa una psicologa, un assistente spirituale e un avvocato che difende i diritti delle bambine. Dopo le tante angherie subite, molte entrano nel ruolo per difendersi, “si convincono di essere veramente delle streghe e diventano cattive”, spiega Lucia. “Allora le aiutiamo a riconoscere i loro errori. Quando incontrano di nuovo le famiglie le bambine rinascono, inizia per loro una vita nuova”. Insieme alla diocesi e ad una radio locale fanno anche attività di sensibilizzazione per spiegare che la stregoneria non esiste.

Colpa del coltan, del petrolio, dell’oro. In questa regione del Congo i conflitti e le povertà sono esasperati dallo sfruttamento dei lavoratori, bambini compresi, nelle miniere di oro, di coltan e altri minerali preziosi usati nell’industria telefonica. Di recente sono stati scoperti nuovi giacimenti di petrolio. Le multinazionali, con la complicità dei governi corrotti, ci hanno già messo le mani e si temono conseguenze disastrose per le popolazioni e per i gorilla protetti che vivono nei parchi nazionali della zona. “Hanno già gambizzato il dirigente di un parco per minacciarlo – riferisce Lucia – e sicuramente faranno andar via i pigmei che vivono in quei territori. Ogni volta che scoprono qualche nuova risorsa è una tragedia”. È così che il lavoro delle consacrate deve indirizzarsi verso nuove necessità. “Da un anno abbiamo aperto una scuola per insegnare ai ragazzi dei mestieri, così non sono costretti a lavorare nei cunicoli delle miniere, dove si ammalano a causa del coltan radioattivo”. Da lì escono ogni anno una quarantina di falegnami, muratori, meccanici. In tanti anni di missione, almeno 1000 bambini e bambine sono andati a scuola grazie alle “Discepole del crocifisso”. “Ai più bravi diamo un piccolo allevamento di conigli, porcellini d’india, galline o un maialino. Così lavorano senza rischiare la vita”.

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