Nelle parole del Papa germe e percorso di cittadinanza europea

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aimcDi Giovanna Pasqualin Traversa

Una quindicina tra responsabili associativi e dirigenti scolastici. Sono i partecipanti all’incontro promosso questa mattina dall’Associazione italiana maestri cattolici (Aimc), una vera e propria convocazione di soci e “amici” presso l’Ufficio del Parlamento europeo a Roma, in concomitanza con la visita di Papa Francesco all’Europarlamento di Strasburgo per seguirne insieme la diretta streaming. Seduti intorno al tavolo della Sala del Mosaico, in attesa che il Pontefice rivolga il proprio discorso agli europarlamentari riuniti in sessione solenne, il presidente nazionale Giuseppe Desideri spiega: “Ci sembra importante ascoltare insieme le parole del Papa e condividerne in diretta emozioni e reazioni. Il Pontefice è sempre dirompente, certamente toccherà temi e nodi cruciali per chi come noi ha a cuore l’educazione alla cittadinanza europea, la democrazia, la pace, il bene comune”. Significativa la scelta per la convocazione di un luogo simbolo come l’Ufficio romano dell’Europarlamento: “Un segnale – ci dice ancora Desideri – della volontà di ‘avvicinare’ le istituzioni Ue, spesso percepite lontane, alla gente”. A fare gli onori di casa èVittorio Calaprice, funzionario della Commissione europea (che ha il proprio ufficio romano al piano di sopra) e “amico” dell’Aimc. L’incontro odierno, spiega, fa parte di un percorso volto a “immettere nella scuola italiana i valori dell’integrazione, della cittadinanza e della spiritualità europea”. È “necessario parlare sempre più dell’Europa – sostiene -, ed anche parlare all’Europa fornendo ai decisori politici elementi di criticità sulle aspettative deluse e su quanto potrebbero fare”. Dopo avere richiamato il ruolo di Giovanni Paolo II nella caduta del muro di Berlino, Calaprice si chiede, nell’attesa che il Pontefice prenda la parola: “Quali altri muri contribuirà a far crollare Papa Francesco?”.

Cura della fragilità dell’uomo. Inizia la diretta, scandita dai “bravo” e dagli applausi dei presenti all’incontro romano. A colpire Desideri è “la sottolineatura della vocazione dei parlamentari a prendersi cura della fragilità dell’uomo. Un vero e proprio mandato vocazionale, inserito in un discorso a forte impronta pedagogica. Il Papa ha detto di essere venuto per portare fiducia e speranza”. Di “discorso a 360 gradi” parla Rosa Musto, presidente regionale Aimc Lazio, soffermandosi sull’affermazione del Papa secondo la quale “la democrazia si difende con i corpi intermedi, partiti e associazioni. Il Papa ha rilanciato l’insegnamento del Concilio Vaticano II, un po’ dimenticato negli ultimi anni”. Ed è anche un mea culpa quello di Musto: “In questi ultimi quindici anni, poveri, immigrati e anziani non ci hanno affatto visto protagonisti in Europa. Non abbiamo saputo usare le nostre intelligenze”. È tempo, conclude, di una sterzata: “Occorre rilanciare la persona all’interno di una dimensione sociale e relazionale, richiamandosi ai valori della democrazia per la quale è fondamentale l’educazione ai diritti umani”. Le istituzioni europee “devono capire che non può più essere l’economia il motore dell’Europa”.

Anzitutto formazione. “Il Papa abbraccia tutto il magistero ‘europeista’ della Chiesa e ci invita a volare alto ricordandoci che non siamo proprietari né della nostra vita, né di quella degli altri, e neppure del creato. È un no secco all’aborto e all’eutanasia, un sì deciso al rispetto della persona, della famiglia e dell’ambiente”, osserva Carlo Rinzivillo, segretario regionale di Aimc Lazio. Antonietta D’Episcopo, responsabile nazionale associativa per la formazione, evidenzia nel discorso papale “la dimensione di nuovo umanesimo cui si sta dedicando la Chiesa italiana in vista del convegno ecclesiale di Firenze (novembre 2015 ndr)”; una sorta di “ridefinizione pastorale – chiosa – che si sta realizzando su tutto il territorio nazionale”. Particolarmente applaudito il monito conclusivo a “costruire l’Europa intorno alla sacralità della persona umana”. Per Caloprice si tratta di “un discorso di altissimo livello su cui si può innestare un percorso di riflessione”. “Il 15 dicembre – ci dice D’Episcopo – invieremo al ministero dell’Istruzione un programma di formazione e aggiornamento rivolto a dirigenti e docenti della scuola per individuare alcune linee di riflessione sulla corresponsabilità nei confronti di una reale educazione alla cittadinanza europea. Intendiamo soprattutto andare oltre il concetto di integrazione per giungere all’inclusione tenendo, come ha raccomandato oggi il Papa nel binomio speranza in Dio-fiducia negli uomini, i piedi per terra e gli occhi rivolti al cielo”. La formazione è strategica, conferma Desideri: “Solo a partire dalla scuola si può costruire quel sentire comune europeo che oggi manca. Non si tratta di vaga educazione all’europeismo, ma di impostare tutto il curriculum scolastico in chiave europea. E la formazione deve partire dai docenti”. “Per far sì che l’Europa cambi – conclude – dovremo lavorare da qui ai prossimi quindici anni”

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