Don Gianni Croci: “Qualche riflessione sul primo tempo dell’anno pastorale”

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Don Gianni Croci

DIOCESI – Pubblichiamo la lettera del delegato vescovile per la pastorale Don Gianni Croci.

Si è concluso l’anno liturgico e per la nostra Chiesa diocesana anche la prima fase del programma pastorale. Sarebbe bello uno “scambio” di doni: condividere quanto lo Spirito Santo ha operato nelle nostre comunità come anche i nostri fallimenti.

Per iniziare desidero mettere in comune alcune riflessioni nella speranza di dar vita, nel tempo, ad un forum o una piattaforma interattiva.

Nella nostra parrocchia, come credo in tutte quelle della diocesi, abbiamo cercato di leggere e meditate i capitoli 1-4 della I lettera ai Corinzi. Abbiamo scoperto quanto Paolo amava la giovane comunità di Corinto e come soffriva nel constatare le terribili divisioni che rischiavano di azzerare l’opera di evangelizzazione da lui iniziata.

Abbiamo sentito la necessità di partecipare all’edificazione di una Chiesa più unita per essere credibile nell’annunciare il Vangelo e nel farlo con gioia.
Ci siamo resi contro che anche oggi, a motivo dell’orgoglio e della falsa sapienza, ci si può legare eccessivamente a un leader, a un gruppo o a un prete, ‘snobbando’ quanto viene proposto per tutti.

Abbiamo compreso che la possibilità di superare le divisioni, come ricorda l’Apostolo delle genti, sta nel mettere al centro Cristo e Cristo crocifisso.

Ora, prima di partire per la nuova tappa, forse è bene fare un po’ di verifica.

Ci siamo chiesti se la ricostituzione del Consiglio Pastorale diocesano è stato motivo per valorizzare nella nostra parrocchia questo organismo di partecipazione in modo da vivere il servizio nella corresponsabilità.
Ci siamo domandati quanto la nostra parrocchia è aperta a quelle vicine; quanto ogni realtà ecclesiale ha vissuto una comunione reale, e non formale, con le altre; quanto i diversi gruppi si sono sentiti veramente parte della famiglia più grande che è la comunità parrocchiale ( è arrivato il tempo di studiare una pastorale zonale?)

Ci siamo interrogati, in una comunità che va sempre più invecchiando, quanta cura abbiamo delle nuove generazioni e se le stiamo educando alla comunione ecclesiale.

Un’occasione senz’altro sono prossimi esercizi spirituali per i giovani organizzati dalla pastorale giovanile!

Purtroppo nella nostra parrocchia non c’è un viceparroco: sicuramente i nostri preti giovani avranno coinvolto meglio di noi i ragazzi della loro comunità!
E chissà che bello sarà vedere radunati insieme tanti giovani dell’Azione Cattolica, di Fides Vita e dei Tipi loschi, della Tenda del Magnificat come quelli del Rinnovamento nello Spirito e dell’Unitalsi…

Non ci siamo nascosti le difficoltà e allora ci siamo andati a rileggere quanto il Vescovo Carlo diceva all’apertura dell’anno pastorale: “Non si possono negare fatiche e disagi, per i preti e per i laici, che un progetto comune e la conversione missionaria che ci è richiesta possono introdurre: si tratta, infatti, di modificare, forse, alcune tradizioni e stili di vita personali e pastorali consolidati nel tempo e mettere da parte certi desideri e aspirazioni anche da parte dei laici, del tipo “chiediamo un prete tutto per noi”, “la nostra parrocchia è molto diversa dalle altre”, e di mettere da parte anche alcune mentalità di noi preti: “io conosco bene quali siano i bisogni della mia parrocchia, vado avanti da solo”, ecc. Questo significherebbe entrare nel programma pastorale con il freno a mano tirato o pronto ad essere tirato ogni volta che la strada comporti qualche asperità o qualche cambiamento. Non possiamo guardare soltanto indietro a ciò che siamo chiamati a lasciare o a cambiare! Occorre accettare il rischio di mettersi in gioco”

Ancora dobbiamo programmare, con il Consiglio Pastorale, il tempo di Avvento/Natale (è tardi!).

Siamo partiti dalla visione del corpo del Crocifisso e sappiamo che gli ultimi capitoli della lettera di S. Paolo ci porterà a contemplare il Risorto, ora dobbiamo chiederci come accogliere oggi quel Dio che ha preso un corpo come il nostro.

Dovremo studiare insieme ai giovani, alle famiglie e ai consacrati come proporre un nuovo umanesimo a cominciare dalle periferie esistenziali. E’ una missione che chiede la testimonianza dell’unità.

Ci auguriamo che non si dica anche di questa nostra Chiesa: “Fratelli mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie” (1Cor 1,11)

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