“I poveri del mondo compagni di viaggio di una Chiesa in uscita”

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Di Patrizia Caiffa
I poveri come “compagni di viaggio di una Chiesa in uscita”. I missionari come persone che “non rinunciano mai al sogno della pace, anche quando vivono nelle difficoltà e nella persecuzione, che oggi torna farsi sentire con forza”. Papa Francesco è stato chiaro, parlando stamattina in Vaticano agli oltre 800 missionari, religiose, consacrate, laici riuniti dal 20 novembre e fino a domani a Sacrofano (Roma) per la IV edizione dell’appuntamento decennale del Convegno missionario nazionale, organizzato dall’Ufficio nazionale per la cooperazione tra le Chiese, dalla Fondazione Missio e dal Cum. Un invito che ha avuto la sua eco più importante – e inedita – nella lunga relazione a braccio di oggi pomeriggio del teologo peruviano padre Gustavo Gutierrez, ritenuto il fondatore della teologia della liberazione, che ha ricordato: “Essere solidali con i poveri non significa solo aiutarli ma essere contro le cause della povertà”.
Poveri “compagni di viaggio” e “evangelizzatori”. “I poveri sono i compagni di viaggio di una Chiesa in uscita, perché sono i primi che essa incontra. I poveri sono anche i vostri evangelizzatori, perché vi indicano quelle periferie dove il Vangelo deve essere ancora proclamato e vissuto”, ha sottolineato il Papa, ringraziando le diverse realtà missionarie della Chiesa italiana e i tanti sacerdoti fidei donum nel mondo. “Uscire – ha sottolineato più avanti – è non rimanere indifferenti alla miseria, alla guerra, alla violenza delle nostre città, all’abbandono degli anziani, all’anonimato di tanta gente bisognosa e alla distanza dai piccoli. Uscire è essere operatori di pace, quella ‘pace’ che il Signore ci dona ogni giorno e di cui il mondo ha tanto bisogno”.
Non lasciarsi rubare la speranza. “Vi esorto a non lasciarvi rubare la speranza e il sogno di cambiare il mondo con il Vangelo cominciando dalle periferie umane ed esistenziali – ha proseguito il Papa -. Uscire significa superare la tentazione di parlarci tra noi dimenticando i tanti che aspettano da noi una parola di misericordia, di consolazione, di speranza”. Papa Francesco ha ringraziato i centri missionari diocesani, gli istituti religiosi, i laici e i numerosi preti fidei donum che la Chiesa italiana ha inviato nel mondo. Parlando a braccio ha detto che ogni mattina alla Messa a Santa Marta parla con missionari e suore che lavorano in Amazzonia, in Africa: “E’ una grazia di Dio. Dovete conservarla, farla crescere e darla in eredità alle nuove generazioni di cristiani”. Papa Francesco ha poi esortato i convegnisti ad “a intensificare lo spirito missionario e l’entusiasmo della missione” “senza scoraggiarsi nelle difficoltà, che non mancano mai”. “Talvolta – ha osservato -, anche nella Chiesa veniamo presi dal pessimismo, che rischia di privare dell’annuncio del Vangelo tanti uomini e donne. Andiamo avanti con speranza! I tanti missionari martiri della fede e della carità ci indicano che la vittoria è solo nell’amore e in una vita spesa per il Signore e per il prossimo, a partire dai poveri”.
Lottare contro le cause della povertà. “L’aiuto immediato ai poveri è importante ma non è l’unica cosa da fare – ha ribadito il teologo peruviano padre Gustavo Gutierrez, 86 anni, dopo aver incontrato il Papa nella mattinata -. La povertà è stata creata da noi esseri umani, per questo dobbiamo avere una visione più complessa ed esigente. Oggi essere solidali con i poveri non significa solo aiutarli ma essere contro le cause della povertà”. Il teologo ha precisato che “la povertà è una realtà molto complessa, multidimensionale: l’aspetto economico è importante ma non è l’unico. Ci sono anche gli aspetti culturali, razziali, di genere”. Inoltre, bisogna tenere conto delle cause della povertà: “La povertà, con la sua complessità, è una creazione dell’uomo – ha osservato -. Di conseguenza la solidarietà con i poveri e la lotta contro la povertà non sono una questione puramente economica ma una mentalità. Come la mentalità della superiorità maschile sulle donne, una categoria mentale falsa. Dobbiamo cercare di cambiarla”. Padre Gutierrez ha anche auspicato lo sblocco del processo di beatificazione di monsignor Oscar Arnulfo Romero, l’arcivescovo di San Salvador ucciso mentre celebrava messa in cattedrale: “Il popolo latino-americano ha bisogno di un giorno per festeggiare il suo santo, potrebbe essere il 25 marzo”.
Riscoprire la passione missionaria. Nei giorni precedenti il vescovo Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione episcopale per la cooperazione missionaria tra le Chiese e l’evangelizzazione dei popoli, aveva ricordato che “una Chiesa in uscita riscopre la passione missionaria come l’unica possibilità per raggiungere le periferie più lontane”. Il filosofo Aluisi Tosolini aveva invitato le comunità ad “uscire dall’assedio”, “avere il coraggio di affrontare nuove domande e nuove sfide”. Il sociologo Mauro Magatti si era chiesto se il senso della missione oggi può essere una Chiesa “contro la prepotenza degli apparati”, mentre la sociologa Chiara Giaccardi aveva invitato a comunicare la missione non solo con le parole ma “con gesti e stile”.

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