FOTO Vescovo Carlo Bresciani: “La vita claustrale, è il cuore amante della Chiesa”

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Trascrizione audio Alessandra Mastri

DIOCESI – Domenica 23 novembre le suore della diocesi si sono ritrovate presso il Monastero “Santa Speranza” di S. Benedetto del Tronto per l’appuntamento mensile di spiritualità.
Una giornata densa di preghiera e contemplazione anche grazie alla Lectio Divina tenuta dalle Suore del Monastero Santa Speranza.
Alle ore 18.30 il Vescovo Carlo Bresciani dopo aver celebrato i vespri ha presieduto la Santa Messa.

Vescovo Carlo: “La solennità odierna di Cristo Re, ci rimanda alla centralità di Cristo nella vita dei cristiani. “Cercate prima il Regno di Dio, e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta”, che cosa può significare, oggi, per i nostri contemporanei, questa affermazione di Gesù?  Il credente, è uno che sa, e che ha compreso che la vita e il mondo non sono nelle mani dell’uomo; la scienza e la tecnica hanno molti meriti, e non possiamo non riconoscerli, ma la vita e il destino dell’uomo, non sono nelle loro mani. La parabola dell’agricoltore che, dopo aver riempito i propri granai pensa di essere al sicuro, e di poter contare solo su di sé e sul proprio raccolto, se non ne fossimo ancora consapevoli, ci ricorda che della vita e della morte di ciascuno di noi, non siamo noi a decidere. Non il caso sta all’origine della vita, e non la fatalità sta alla sua conclusione, l’alfa e omega della vita è Dio.

Se l’essere umano imposta la sua vita, non sull’amore reciproco, sulla giustizia, sulle relazioni pacifiche, sulla carità verso il bisognoso, ma la imposta invece sull’egoismo, la sua stessa vita diventa impossibile, o almeno più difficile, e le relazioni diventano più fragili, e alla lunga insostenibili. Cristo, Re di amore, giustizia e pace, da cui tutto proviene e a cui tutto tende, ci rimanda al principio da cui procede ogni relazione tra gli esseri umani, il resto è illusione, causa dei peggiori drammi umani.

Imitare Cristo su questa strada, è allora la cosa più saggia che ogni essere umano possa fare. Comprendere questo, non è necessariamente la cosa più facile per la nostra ottusità, e per la difficoltà che abbiamo a non pensarci al centro di tutto; quando non lo si comprende, e si imposta la vita umana su altri valori, sul successo, sul denaro e sul potere, allora aumenta la sofferenza, e aumenta il dolore umano. Cercare Gesù, e cercare con Gesù, un regno di amore, giustizia e pace, non è quindi cosa assurda, è l’unica via per raggiungere, non tanto la ricchezza materiale, che non dimentichiamo, non basta mai all’essere umano, ma per cercare le buone relazioni, l’amicizia fraterna e l’aiuto reciproco, su questo deve fondarsi ogni comunità che si voglia cristiana, cioè una comunità che vuole mettere al centro Gesù Cristo.

Allora chiediamoci, che cosa ha a che fare tutto ciò con la vita claustrale, che vogliamo mettere al centro della nostra preghiera di questa celebrazione. La vita claustrale ci ricorda, che il tempo della vita, non va vissuto con l’avidità del guadagno, ma con la gratuità della preghiera.
Si tratta di un messaggio sconvolgente, secondo i criteri della “sapienza del mondo”, come la chiama San Paolo; non a caso, il mondo considera con non senso la vita claustrale; sono così tanti i bisogni del mondo, perché starsene chiuse in un monastero a pregare? Ecco come si esprime la falsa sapienza del mondo, che pensa che tutto dipenda solo dalle opere dell’uomo, da quello che l’uomo riesce a fare con le sue mani. Ovviamente non si tratta con questo di negare la carità operosa verso i bisognosi che ci ha ricordato il Vangelo. È vero, la fede, senza la carità, è morta, come ci ricorda San Giacomo, ma la carità, non sta solo nelle opere di misericordia materiale, queste oggi le comprendiamo molto bene, e la nostra società le apprezza molto, giustamente, ma la carità sta anche nelle opere di misericordia spirituale, che invece, dobbiamo re imparare ad apprezzare e stimare. Tra le opere di misericordia spirituale c’è la preghiera per i bisogni materiali e spirituali della Chiesa e del mondo, c’è la Lode di Dio, anche per quelli che se ne dimenticano mentre consumano i doni di Dio, che sono presenti nel mondo.

Significativo è il fatto che Gesù regna con la croce, ci ricorda la solennità di oggi. L’iscrizione irridente che è stata posta in cima alla croce di Gesù, che voleva essere solo scherno, ha detto invece la verità più profonda del cristianesimo, perché proprio quando sembra che Gesù non possa fare più nulla, perché è letteralmente inchiodato alla croce, proprio allora manifesta la sua più alta grandezza; nel donare il suo Spirito, ricorda a ciascuno di noi che la vita dell’uomo non è nelle sue mani ma è in quelle di Dio; possono uccidere Gesù nel corpo, e lo fanno, ma l’amore che da quella croce scende sul mondo, salva molto più dei miracoli che durante la sua vita Gesù aveva compiuto. La sua preghiera “Padre, perdona loro” ha dato, e dà, più speranza all’umanità di qualsiasi scoperta scientifica, per quanto lodevole.

Due preghiere, questo Re del tutto speciale, rivolge al Padre: “Padre, accetta il mio spirito”, “Padre, perdona loro”.
Unisce la preghiera di affidamento di sé alla preghiera per tutti noi. Sono le due dimensioni indissolubili del pregare cristiano. Il cristiano prega sempre per ogni fratello uomo, anche per colui da cui subisce il male, come Gesù sulla croce, che subisce il male della crocifissione e prega per il perdono di coloro che lo hanno crocifisso. Questa preghiera che tocca il cuore di Dio, e che risana il cuore dell’uomo, perché alla fine è proprio questa la vera questione umana: come risanare il cuore dell’uomo ferito dal peccato proprio e dal peccato che ha subito nella sua carne? Solo l’amore può giungere a questo, non altro. Per questo è solo l’amore che salva il mondo, solo l’immenso amore di Dio per ciascuno di noi può cambiare il cuore indurito che opera il male; immergersi in questo amore con la preghiera è acquistare ciò che di più prezioso può desiderare un essere umano. Invocare l’incontro dei fratelli con questo amore, pregando per loro il Padre, è il dono che i claustrali impetrano dal Padre Celeste per tutti noi.
Se è vero che, per certi aspetti, muoiono al mondo, lo fanno per la vita del mondo, mettendosi in comunione con Gesù che prega il Padre per coloro che sono suoi.
La vita claustrale, richiama tutti noi alla centralità di Dio e di Gesù, per la vita del mondo, e questo è un grande servizio che essa fa alla Chiesa e al mondo; si potrebbe dire che la vita claustrale, è il cuore amante della Chiesa, come nessuno può essere vivente senza un cuore pulsante, la Chiesa non vive senza il cuore pulsante della preghiera. Che non si spenga mai questo cuore amante, nascosto alla vita del mondo, ma non a quella di Dio.

In diocesi abbiamo ben 3 monasteri di vita contemplativa femminile, una ricchezza che ci viene dal passato, e di cui dobbiamo fare tesoro, perché la linfa vitale che da questi monasteri scaturisce, arricchisca sempre la nostra Chiesa, sorretta da essi con le loro preghiere, e con le nostre fatiche quotidiane e la nostra debolezza e fragilità nella fede; essi sono un dono di Dio alla Chiesa, mentre loro pregano per noi, noi preghiamo per loro. La loro preghiera ci protegga dal rischio dell’attivismo, che con il pretesto di lavorare per Dio, rischia di non trovare il tempo per stare con lui.

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