Teologia della liberazione “Come dire al povero che Dio lo ama”

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Padre Gustavo“La domanda di fondo della teologia della liberazione è: come dire al povero che Dio lo ama? Nel frattempo qualcosa è stato fatto, però è molto di più ciò che resta ancora da fare”. A parlare è Gustavo Gutièrrez, peruviano, 86 anni, membro dell’Ordine dei Frati predicatori, ritenuto il fondatore della teologia della liberazione. In questi giorni è in Italia per parlare agli 800 partecipanti al IV Convegno missionario nazionale, in corso in questi giorni (fino a domenica) a Sacrofano (Roma), per iniziativa dell’Ufficio nazionale per la cooperazione tra le Chiese, della Fondazione Missio e del Cum. Domani mattina, insieme ad altri convegnisti, incontrerà Papa Francesco in Vaticano.

Con quale emozione si prepara all’incontro con Papa Francesco?
“Per me è una gioia enorme incontrarlo. Il Papa ha creato una situazione così interessante, così ricca! Ci solleva molto gli animi. Allo stesso tempo siamo consapevoli dei problemi che può avere nel suo desiderio di una Chiesa povera e solidale”.

Se lo aspettava un cambiamento così grande nella Chiesa?

“In America Latina già conoscevamo da tempo il cardinale Bergoglio, per cui non è stata una sorpresa totale. Però porta avanti il suo compito con così tante e impressionanti attività… Questo sì, ci sorprende. Per noi è stata molto importante la Conferenza dell’episcopato latino americano ad Aparecida. È lì che il cambiamento è avvenuto”.

La Chiesa sarà sempre più caratterizzata dalla sua appartenenza latino-americana?
“Il suo approccio è molto universale e la sua fonte è evangelica. Poi il messaggio di Gesù è così essenziale! Certo, c’è un’impronta latino-americana che lo caratterizza perché Bergoglio è nato ed ha vissuto tanti anni in mezzo ai poveri. Può aprire molte porte nella Chiesa ed ha già cominciato”.

Pare che ci siano, però, numerose resistenze interne…
“È quello che dicono i giornali. Purtroppo è inevitabile che con un incarico così importante, con tanta responsabilità, ci siano delle resistenze”.

Il Papa ha ribadito che questo nuovo atteggiamento della Chiesa non è comunismo ma è Vangelo.
“Certo che è Vangelo. Papa Francesco ha una enorme capacità di andare alla fonte e di parlare con grande semplicità ma anche con molta creatività. Ricordiamo che il tema del povero è un argomento biblico centrale”.

Dopo quasi cinquant’anni la teologia della liberazione in America Latina è ancora viva o qualcosa è cambiato?

“Una teologia ha un compito modesto, però è chiaramente importante in quanto comprensione di una realtà e proposta per l’evangelizzazione. Questo c’è ancora, però non deve essere l’unica maniera di dare un contributo alla vita della Chiesa latino-americana. È normale che ci siano altre prospettive, e che ognuno porti il suo. Credo sia molto interessante il fatto che, dopo tante pubblicazioni e incontri, ancora una volta ciò che questa teologia ha cercato di fare è andare alla fonte e tenere conto della impressionante realtà di una povertà enorme, in un continente in maggioranza cristiano. La domanda di fondo della teologia della liberazione è: come dire al povero che Dio lo ama? Nel frattempo qualcosa è stato fatto, però è molto di più ciò che resta ancora da fare”.

La teologia della liberazione è ancora attuale e proponibile anche ai poveri dell’America del nord e degli altri continenti?

“Sì, rispetto all’essenziale. No riguardo alla concretezza e a ciò che bisogna fare, perché in ogni contesto ci sono delle differenze. Tante teologie simili sono nate in Africa, in Asia e in minoranza in Europa e in America del nord, dimostrando che questo modo di presentare il messaggio è importante. Non sono teologie della liberazione ma teologie ‘sorelle’, vicine ma al tempo stesso differenti”.

Dopo le incomprensioni del passato, è l’ora del riscatto?
“C’è stato un dialogo che ha permesso di chiarire alcune cose con la Congregazione per la dottrina della fede. Ora il dialogo è terminato con soddisfazione. È importante saper accettare che ci siano delle differenze forti con una persona o un ambiente, anche se si è in disaccordo”.

Domani cosà dirà al Papa?
“Gli dirò che mi piace molto quello che sta facendo e lo ringrazierò”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *