Il colore prima del blu – Puntata 21

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Il colore prima del blu


Il romanzo “Il colore prima del blu”
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Leggi i precedenti articoli: Il colore prima del blu

C’è un’ora, quella in cui si va al mare, che il forno di Emma si riempie di villeggianti. Attendo il mio turno tra l’allegria dei turisti, rumore diverso da quello della mattina presto, quando i clienti sono gli abitanti del paese, più sussurrato, fatto di pettegolezzi femminili. Ora il forno profuma di pizza, due ore fa di pane e cornetti.

Un uomo in bermuda blu si fa largo tra gli altri clienti. Il suo pancione sobbalza agli urti del passaggio che si crea tra le persone. Pretende di essere servito subito. È il suo turno, urla. Emma si avvicina mostrando la medaglietta della Madonna Nera e con sorriso malizioso dice: ‹‹Ti conviene fare un po’ di fila in più. Tua moglie è già sotto l’ombrellone, vero? Non si accorgerà di due minuti di ritardo. Stai tranquillo…›› L’uomo dai bermuda blu fa un sorrisino imbarazzato tra le risatine beffarde dei clienti e si sposta di lato, lasciando che la fila scorra davanti a lui.

Finalmente arriva Anna.
‹‹Hai avuto problemi per venire?›› le bisbiglio.
‹‹No! Ho detto a mamma che volevo un po’ di pizza bianca. Mi aspetta in spiaggia. Dobbiamo fare in fretta però.››
‹‹Già, ma vedi quanta gente c’è a comprare pizza? Io tra mezz’ora devo andare al ristorante. L’unica scusa che ho per fare un po’ di ritardo è che devo passare a prendere il pesce da Maria,›› dico, e poi mi avvicino al bancone, faccio un cenno a Emma indicandole il retrobottega.
Mi guarda sbigottita, mi fa segno che non è il momento ora: c’è gente! Poi finisce di dare il resto a una signora, si gira nuovamente verso di me e si accorge di Anna. Mi lancia uno sguardo deciso e intenso. Torna a guardare i clienti e sbracciandosi li caccia via. ‹‹Fuori, uscite tutti fuori… Il forno chiude.›› Esce dal bancone e li spinge verso la porta. Qualcuno protesta, lei fa segni con la mano per allontanarli. Chiude il negozio.
Ci guarda e fa un sospiro: ‹‹Bene! Veniamo alle cose serie… Che c’è, ragazzo mio?›› mi domanda pulendo le mani con uno strofinaccio e fissando Anna.

Emma tira giù la veneziana e, nel buio, il retrobottega scompare. Il rumore di un fiammifero grattato, l’odore di zolfo che brucia e il volto scuro di Emma. Una piccola fiammella lo illumina. Una candela, in parte consumata, si accende. Un movimento veloce del braccio di Emma soffoca il fuoco del bastoncino di legno. Invisibile, il fumo arriva ai nostri sensi.

Anna mi prende la mano per un istante, poi si rende conto del suo gesto avventato e si scosta sforzandosi di vincere la paura. ‹‹Ma che succede? Io non pensavo…›› mi bisbiglia.
Metto il dito indice sulla bocca per indicarle di fare silenzio. ‹‹Poi ti spiego››, dico sottovoce.
Emma è concentrata sulla luce della candela che illumina un mazzo di carte dal dorso stellato. Il gatto di Emma miagola rannicchiato su una sedia. Anna vorrebbe fuggire, lo percepisco dalla sua tensione. ‹‹Taglia il mazzo in due!›› dice rivolgendosi ad Anna. ‹‹Non con la destra! Devi farlo con la sinistra!›› sospira Emma scoprendo che per Anna è la prima volta. Lei mi guarda esitante, poi fa quello che Emma le comanda. Io sto zitto e fermo. Emma non mi ha fatto spiegare. Non sa perché siamo qui. Temo che le carte possano parlare dei miei sentimenti verso Anna. Vorrei uscire; se dovesse accadere quel che temo, credo che lo farò veramente. Sul tavolo si allineano le prime combinazioni di figure. Emma lancia sguardi da brividi. Alza e abbassa la testa. Scopre altre carte, le dispone sul tavolo. Sfascia le combinazioni. Ripete gli stessi gesti per diverse volte e per diverse volte chiede ad Anna di tagliare il mazzo in due. Non ho mai visto Emma così seria. Mi fa paura. Prende la candela, la tiene sospesa e la muove di qua e di là sopra le carte per vederle meglio. Io non riesco ad andare oltre il significato delle figure, dieci di bastoni, asso di spade, re di coppe. Emma ci legge il senso. La differenza tra chi ha la conoscenza e chi non ce l’ha è tutta qui: saper dare un senso a ciò che ha di fronte. Anna si scosta un poco, urta il piede del tavolo, un vasetto di coccio cade e si frantuma. Il gatto fa un verso terrificante, salta dalla sedia e scompare nel buio.
‹‹Cara Anna, il tuo cuore cerca il suo passato. Lo dicono le carte. C’è una donna che ti aspetta…››
Anna si mette una mano davanti alla bocca e dice: ‹‹Mamma!››
‹‹Cosa vedo di questo passato? Una luce, potrebbe essere un faro. E un relitto, una vecchia barca,›› continua Emma.
‹‹Nient’altro?›› chiede Anna.
‹‹Un quadro… C’è di mezzo un quadro.››
‹‹Io dipingo…›› suggerisce Anna.
‹‹No! No! È qualcos’altro. Ci sono figure nascoste. Ci sono carte che si nascondono.››
‹‹Perché?›› chiedo.
Emma mi lancia uno sguardo di rimprovero, poi dice: ‹‹Le carte aiutano, ma c’è sempre un qualcosa che dobbiamo fare noi. Le carte nascoste devi scoprirle tu, Anna.››
Emma si alza, spegne la candela. Scovo due occhi gialli sotto il divano che squarciano il buio. Emma apre la porta. Torniamo al caldo sole estivo.

Il Maresciallo si avvicina al bancone di Nunzia. Lei prende una busta di pesce già pronta e gliela porge. Io vado da Maria. Tiro fuori un biglietto con l’elenco di quel che serve per il ristorante.
Maria dice che sono più bello del solito, che l’amore mi fa bene. Fingo di non capire. Nunzia, dall’altra parte, si fa una risata alle mie spalle.
Il Maresciallo se ne va dicendo: ‹‹A martedì signora!››

Nunzia attende che giri l’angolo e, facendogli il verso, ripete: ‹‹A martedì signora!›› Poi aggiunge: ‹‹Che ti possa strozzare! Cornuto che non sei altro.››
Maria sghignazza: ‹‹Anche oggi non ti ha pagato? Che faccia tosta. Stanne alla larga, ragazzo. Alla larga!››
‹‹Eh, ma uno di questi giorni vongole appuzzite gli do.››
‹‹Fai bene Nunzia, fai bene. Tu sai cosa si dice di quello?››
‹‹Che si dice? Che fa l’amore con la figlia del Sindaco… Lo so, cara Maria.››
‹‹Oh bella, Nunzia! Sei rimasta indietro. Quello a farci l’amore l’ha messa incinta la figlia del Sindaco!››
‹‹Ah! Ah! Questa è buona. Come fa a sapere che è stato lui? Potrebbe essere stato chiunque, conoscendo la signorina…››
‹‹Uh! Bella reputazione che ha! Ma questo non è niente. Quei due stanno a fa’ imbrogli su imbrogli, al Comune.››
‹‹Cioè? Quei due chi?››
‹‹Il Maresciallo e il Sindaco! Si dice che il Maresciallo abbia acquistato le terre di Peppe lo zoppo, quelle con i vigneti.››
‹‹E dove le tiene queste terre?››
‹‹Oh, ma tu non sai cosa, bella mia! Sulla collina; il lato che dà sul mare.››
‹‹E quindi?››
‹‹E quindi, adesso che le terre sono del Maresciallo, il Sindaco darà l’autorizzazione a costruire. Prima non valevano niente e il Maresciallo le ha comprate a quattro soldi. Se il Sindaco farà questa variazione, i terreni si rivaluteranno anche di cento volte.››
‹‹Oh Marì, io non ci capisco niente di queste cose. Che vuoi dire?››
‹‹Fanno gli imbrogli, rubano alla povera gente… che ci sta da capire? Tu ragazzo hai capito?››
‹‹Ho capito che mi devo tappare le orecchie quando vengo qua,›› dico secco.
‹‹Eh ragazzo mio, invece tu dovresti venire più spesso da noi ché ti si aprirebbero gli occhi. In questo paese niente è come lo vedi tu.» Mi sventola due merluzzetti davanti la faccia e poi continua: «Se il pesce è vecchio di due giorni come questo, tu non lo riconosci, perché nessuno ti ha insegnato come si fa. Tieni! Portali al signor Alfredo. Vedi come ti fa due strilli… Lui se ne intende di pesce.›› Ride, la signora Maria, mentre mi allunga una busta di merluzzetti. ‹‹Digli che sono un omaggio di Maria!›› mi urla mentre mi allontano.

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