67ª Assemblea CEI, Vescovo Carlo Bresciani “Il prete non deve più pensarsi come una persona che agisce in solitudine…”

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Vescovo Auguri Pasqua

ASSISI – Il nostro Vescovo Carlo Bresciani ha preso parte alla 67ª Assemblea Generale che si è tenuta ad Assisi da lunedì 10 novembre a giovedì 13 novembre.
Gli abbiamo rivolto alcune domande per comprendere meglio l’attenzione che la CEI sta dedicando al ministero presbiterale.

Eccellenza quali sono stati i punti focali su cui si è incentrata l’assemblea dei vescovi?
Il tema centrale era la formazione del clero, soprattutto la formazione permanente del clero, nel senso che si constata che, c’è una formazione che avviene in seminario, ma la formazione del prete non si conclude con la formazione del seminario e continua quindi per tutta la vita.
Si tratta di capire, come questa formazione permanente che tiene così aggiornato il prete, non soltanto dal punto di vista teologico, dal punto di vista culturale, ma anche come formazione personale completa, e attraverso la vita pastorale.
Ciò su cui si è insistito è esattamente il fatto che si diventa preti entrando in un presbiterio, e quindi, il prete non deve più pensarsi come una persona che agisce in solitudine, ma sempre come una persona che è inserita in un presbiterio e, attraverso il presbiterio ci si fa carico della pastorale all’interno della realtà diocesana.
È una riflessione che è stata iniziata dai vescovi e continuerà anche negli anni successivi, per cui non si è giunti ad un documento o a conclusioni normative, non so se alla fine ci saranno queste conclusioni, ma si è detto , diamoci più tempo per riflettere insieme con i nostri sacerdoti, in modo da, nel crescere insieme,  arrivare al 2016 nell’Assemblea Generale della CEI, ed eventualmente tirare le conclusioni finali.

Nell’assemblea si è parlato di senso di “responsabilità di sapienza”, “interpretare la situazione odierna” e di impegno per una “riforma della Chiesa”, cosa si intende con questo?
Si è parlato insieme, cercando di fare un po’ di discernimento, su ciò che sta avvenendo nella realtà italiana, lo stesso presidente della Conferenza Episcopale, il cardinal Bagnasco, nella sua introduzione ha detto alcune cose molto chiare, di valutazione di quanto sta avvenendo dal punto di vista economico, dal punto di vista ideologico, dal punto di vista del modo nel quale si sta pensando, o non pensando, la famiglia all’interno della nostra realtà italiana.
Naturalmente i vescovi sono attenti alla realtà sociale, alla mancanza di lavoro, alla crisi economica, perché certamente tocca i nostri fedeli, di cui non possiamo non interessarci. La riforma della Chiesa, forse è un termine un po’ ambizioso, non si tratta tanto di cambiare qualcosa, si tratta di capire molto meglio come la realtà pastorale di oggi, chiede a tutta la Chiesa la capacità di cogliere questi cambiamenti e di rispondere efficacemente, quindi anche con quei cambiamenti eventuali nella pastorale, nella vita della Chiesa stessa, per un annuncio sempre più pertinente del Vangelo nella realtà che noi abbiamo di fronte.

Nel quotidiano come si tradurrà, sia per i sacerdoti che per i fedeli?
Nel quotidiano, in questo momento grandi ricadute, così visibili, di cambiamenti, non se ne vedranno.
Quello che si vedrà, e che si dovrebbe vedere è un senso maggiore comunitario che deve crescere nella Chiesa, che deve crescere anche nella pastorale dei sacerdoti; i sacerdoti devono crescere sempre di più, devono crescere tutti insieme in questo, nel non pensarsi come battitori liberi o solitari nella pastorale, ma come un’espressione corale della Chiesa, che dovrebbe coinvolgere sicuramente anche i laici e i fedeli delle nostre parrocchie, perché insieme ci sia un senso comunitario più profondo che renda anche più attraente, con le fatiche che ci sono, la vita cristiana stessa.
Sempre più si vede nel mondo una sorta di persecuzione contro i cristiani, soprattutto in Medio Oriente, ma anche in altre parti, fino a raggiungere anche San Pietro.

Questo fa riflettere molto, questa insensibilità, incapacità di reagire del nostro mondo, nei confronti di una persecuzione terribile; abbiamo avuto un vescovo del Kurdistan che è venuto a presentarci la situazione, davvero molto drammatica e preoccupante.
È molto strano che si taccia su questo, che ci sia una specie di ostilità sotterranea, non espressa, per cui va bene se capita un cristiano, ma se capita qualcun altro no, è una concezione un po’ strana dei diritti dell’uomo, una concezione parziale, per qualcuno vale, per qualcun altro invece no. io sono convinto che questo è un po’ il risultato di quanto è avvenuto in Europa negli ultimi secoli, con questa concezione secolare, questo continuare a dire che sembrerebbe che il cristianesimo impedisca la libertà dell’uomo, si tollerano cose che sono umanamente indegne, siamo di fronte, in alcune parti del mondo, ad un vero genocidio di cristiani, nel senso autentico. È impressionante la testimonianza di fede di questi cristiani, di questi sacerdoti con i loro fedeli, che resistono nella fede nonostante tutto questo, sono dei veri martiri del nostro tempo, però bisognerebbe che, non solo come Chiesa, ma anche come società, non ci disinteressassimo, perché è una questione che riguarda la Chiesa, ma riguarda tutti i noi, il nostro senso di civiltà, il nostro senso di umanità.

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