Le chiese dei gesuiti a Roma: Sant’Ignazio (seconda parte), di Nicola Rosetti

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Oct27#03aLeggi Le chiese dei gesuiti a Roma: Sant’Ignazio (prima parte)

Portandoci ora nel transetto destro possiamo ammirare la sontuosa tomba di San Luigi Gonzaga. Quattro colonne tortili ornate da viticci, due a destra e due a sinistra, incorniciano la pala marmorea, opera di Pierre Le Gros, raffigurante il Santo portato in gloria da una moltitudine di angeli. Sotto l’altare si conserva la preziosa tomba di Luigi in oro e lapislazzuli, vegliata da due angeli che hanno in mano dei flagelli, simbolo delle mortificazioni alle quali il Gonzaga si sottoponeva. Si accede all’altare dopo aver varcato una balaustra sopra alla quale sono posizionati due angeli, opera del Ludovisi, che portano in mano dei gigli, simbolo della purezza di San Luigi. La realizzazione dell’intera opera si deve alla generosità del principe Scipione Lancellotti, il cui simbolo ricorre due volte sui basamenti delle colonne.

Sul lato opposto possiamo ammirare un’altra meravigliosa opera, realizzata sempre su disegno di Andrea Pozzo. La pala marmorea, opera di Filippo Valle, rappresenta l’annunciazione. L’Eterno Padre manda la colomba dello Spirito Santo sulla Vergine Maria dopo che questa ha detto il suo “Sì”. Gli angeli sulla balaustra sono opera di Pietro Bracci.

Se ora ci portiamo nuovamente nella navata centrale, possiamo ammirare i dipinti dell’abside. Nella calotta absidale possiamo vedere Sant’Ignazio librarsi mentre con sguardo compassionevole guarda alle umane miserie. Poco sotto a questo dipinto, vediamo un clipeo con la scritta “Ego Romae propitius ero” (=Io a Roma vi sarò propizio). Tale iscrizione si riferisce alla scena sottostante che rappresenta la visione de “La Storta”.

Racconta Ignazio nella sua Autobiografia che, trovandosi in una località a nord-est di Roma, La Storta appunto, Dio Padre gli fece intuire di averlo posto accanto a suo Figlio Gesù nell’opera di evangelizzazione e che a Roma sarebbe stato approvato l’ordine religioso che aveva fondato.
Sulla sinistra invece viene rappresentato Sant’Ignazio che manda Francesco Saverio in missione in Oriente, mentre a destra vediamo l’ingresso di San Francesco Borgia nella Compagnia di Gesù della quale diventerà terzo preposito generale dopo Ignazio e Diego Laìnez.

Se invece volgiamo lo sguardo sulla volta, possiamo vedere Ignazio che viene ferito da una palla di cannone durante l’assedio di Pamplona del 20 maggio 1521. Ignazio vede nel cielo San Pietro, vestito di giallo e di blu, con le chiavi del paradiso in mano: grazie alla sua intercessione guarirà il 29 giugno di quello stesso anno, abbandonerà le armi e diventerà un soldato di Cristo.

Spostiamoci ora nella cappella che si trova alla sinistra dell’altare. Vi troviamo il monumento funebre di Gregorio XV, ex studente del Collegio Romano e zio del Cardinale Ludovico Ludovisi, grazie al quale si deve la realizzazione di questa Chiesa. Anche il cardinale Ludovisi riposa qui. La sontuosa tomba è svelata da due angeli musicanti che lasciano vedere il Papa seduto sul trono in atto benedicente. L’imponente monumento, di scuola berniniana, si deve agli scultori Le Gros e Monnnot.

Camillo Rusconi ha realizzato in stucco le quattro virtù cardinali rappresentate da altrettante figure femminili presenti nelle nicchie. La Prudenza, che con uno specchio si guarda alle spalle, regge un serpente, che richiama il passo del Vangelo di Matteo dove l’evangelista scrive : “Siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe (cfr Mt 16,16). La Temperanza sta mescolando l’acqua col vino. La Fortezza è rappresentata da una donna che ha uno scudo e una lancia e ai suoi piedi un leone. Infine la Giustizia è raffigurata come una donna che regge in mano una bilancia e ha ai suoi piedi un puttino che regge in mano un fascio littorio, simbolo che precedeva i magistrati nell’antica Roma.

Altre opere di Camillo Rusconi si possono ammirare nella cappella a destra dell’altare. Qui possiamo vedere una statua in gesso di Sant’Ignazio di Loyola che doveva fungere da modello per quella marmorea che ora si trova nella navata centrale della basilica di San Pietro. Possiamo inoltre vedere le virtù teologali nelle nicchie. La Speranza con l’ancora ai piedi, la Carità che allatta molti figli, la Fede col calice e la Religione con le tavole della legge, la bibbia e le chiavi del paradiso.

Ci si può domandare come mai siano state realizzate queste imponenti statue delle virtù e la risposta potrebbe essere abbastanza semplice. Uno dei compiti principali di un gesuita è quello di praticare la direzione spirituale invogliando il fedele ad essere virtuoso nella sua vita.

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