Si ruba per mangiare, o anche per “fare bella figura” con vestiti e cellulari alla moda?

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foto (12)La notizia è di quelle che suscitano un moto di tristezza: in Italia nell’ultimo anno sono stati rubati beni, per lo più cibo, ma anche vestiti e cellulari, per un ammontare di 3,1 miliardi di euro. La cifra è molto alta, ma sul totale del venduto risulta essere circa l’1,09%. In pratica, si vende regolarmente il 99% dei beni e il rimanente 1% “sfuma”.
Così dicono gli inventari.
Chi sono i ladri? Gli analisti che hanno fatto i conti (non solo per l’Italia ma per l’intero mondo) parlano di furti ad opera di clienti, per la gran parte, ma anche di criminalità organizzata, dipendenti infedeli e frodi da parte dei fornitori. Quindi un quadro variegato, che trova riscontro a livello mondiale con un totale di 96 miliardi di euro sottratti al “retail” (grande distribuzione, boutique, centri commerciali, discount ecc.). Ponendo che ciascuno dei 40 milioni di italiani adulti sia stato almeno una volta “ladro”, l’ammontare pro-capite di tali furti è di 77 euro. Curiosa coincidenza, suppergiù, con quanto i commercianti hanno “ricaricato” sui prezzi finali di tutti i generi: ben 94 euro a persona. Significa che ciascuno di noi paga in più quei 94 euro per compensare le perdite dovute ai furti. E qui viene la riflessione: si tratti di ladri per necessità, dovuta alla crisi? Si ruba per mangiare, o anche per “fare bella figura” con vestiti e cellulari alla moda? E poi: rubano solo i poveri “assoluti” (in Italia oltre 3 milioni), oppure ruba anche chi povero non è?
I ricercatori del “Barometro mondiale dei furti nel retail” (realizzato da un fondo indipendente con base a Londra, “Check-point Systems”) non forniscono queste risposte. Non è detto che a rubare siano proprio i più poveri: può capitare, ogni tanto viene arrestato qualche pensionato che ha sottratto una confezione di carne o della pasta. Dai verbali delle forze dell’ordine, in realtà, emerge che i furti sono compiuti per lo più da persone tra i 30 e i 45 anni.
Dietro queste cifre si intravvedono i fantasmi dell’Italia di oggi: la crisi economica (che non passa) fissa il nostro Pil a + 0,2% (zero virgola due!) nel 2015 e, finalmente, a +1% nel 2016. Ma nel frattempo le altre nazioni veleggeranno a + 2% e + 3% in Europa, + 7,1% in Cina e nel mondo a una media di +3,9%. Cosa non va in Italia? Siamo un paese pessimista, bloccato, senza slanci. Su 142 nazioni, risultiamo al 134° posto per fiducia di trovare un lavoro; al 134°per sfiducia che l’economia migliori. Ma siamo al 12° posto per fiducia nella famiglia e negli amici che ci possano aiutare. Il welfare familiare ha fatto da tampone negli ultimi anni, salvando dalla disperazione molte persone, specie giovani. Ma è giunto il momento di puntare su una nuova e diversa creatività sociale. Anche le famiglie, alla fine, possono esaurire le proprie risorse accumulate nei decenni!

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