Padre Antonio Spadaro, la Chiesa nella Rete “è chiamata non a una ‘emittenza’ di contenuti religiosi, ma a una ‘condivisione’ del Vangelo”

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Spadaro Antonio, teologo, scrittore, occhiali © 2011 Giliola CHISTE“La Chiesa è presente nella Rete perché è chiamata ad accompagnare e a farsi prossima di ogni singolo uomo. Non si tratta di una strategia comunicativa, ma della risposta alla sua vocazione missionaria”. Lo hanno ribadito una quarantina di vescovi ed esperti delle comunicazioni sociali delle Conferenze episcopali in Europa che si sono incontrati ad Atene, dal 3 al 5 novembre, su iniziativa del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), per riflettere sul tema “La Comunicazione come incontro, tra autenticità e concretezza”. “Certo – si legge in un comunicato finale diffuso dal Ccee -, la Rete non è priva di ambiguità e utopie, e le sfide sono esigenti. Nonostante ciò la Chiesa non desiste nel voler annunciare la buona novella di Gesù laddove gli uomini vivono”. A guidare le riflessioni dei vescovi sono stati, tra gli altri, monsignor Claudio Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali e padre Antonio Spadaro, direttore della rivista “La Civiltà Cattolica”. Educazione all’uso corretto della tecnologia ed equilibrio nella presenza della Chiesa in questo ambiente digitale sono i due temi che maggiormente hanno attirato l’attenzione dei partecipanti.

“Ambiente” ed “esperienza”.
La Rete “non è uno strumento” ma “un ambiente e un’esperienza” che “sempre più sta diventando parte integrante, in maniera fluida, della vita quotidiana”. Lo ha sottolineato nel suo intervento il direttore di “Civiltà Cattolica”, padre Antonio Spadaro. È “un tessuto connettivo delle esperienze umane” che “influisce sul modus cogitandi dell’uomo”. Appare pertanto lecita la domanda se al tempo dei motori di ricerca, dove le risposte sono a portata di mano, la Rete possa essere una dimensione dove sia possibile annunciare e vivere il Vangelo? Per Spadaro “l’annuncio cristiano oggi corre il rischio di presentare un messaggio accanto agli altri, una risposta tra le tante”. “Più che presentare il Vangelo come il libro che contiene tutte le risposte, bisognerebbe imparare a presentarlo come il libro che contiene tutte le domande giuste”. La vera sfida per la Chiesa, dice Spadaro, è quella di “assumere una forma sempre più comunicativa e partecipativa”, perché “comunicare non significa più trasmettere ma condividere”. Pertanto, la Chiesa nella Rete “è chiamata non a una ‘emittenza’ di contenuti religiosi, ma a una ‘condivisione’ del Vangelo”. Tra l’altro occorre anche tenere conto del “rischio” che si incorre nel web di vivere l’esperienza digitale in modo totalizzante. Da qui la constatazione di “un maggior impegno della Chiesa nell’educazione a vivere il web come opportunità di relazioni reali”.

Dimensione relazionale. La presenza della Chiesa in Rete e l’esempio di Papa Francesco. I vescovi hanno sottolineato come la Chiesa “non può insistere unicamente sul contenuto dimenticando la dimensione relazionale (il contatto con gli utenti). In questo senso – si legge nella nota del Ccee -, Papa Francesco è un buon esempio di quell’equilibrio che oggi è richiesto nella comunicazione”. Il Papa – sottolineano i vescovi europei – “ha saputo superare questa dicotomia perché grazie alla sua naturale capacità relazionale, tesa a incontrare ogni singola persona, riesce ad arrivare non solo al cuore della gente ma anche alla loro mente presentando in modo chiaro, sintetico e coerente il messaggio di salvezza che è la persona di Gesù Cristo”.

Dai bollettini alle web tv.
Nel corso dell’incontro, i partecipanti hanno quindi condiviso molte esperienze. Tra queste, la testimonianza portata dall’olandese padre Roderick Vonhögen, che con i suoi blogs e podcast su temi dell’attuale cultura di massa, che vanno da Harry Potter alla saga Star Wars, è riuscito a portare la buona notizia di Gesù in ambienti apparentemente “ostici”. Attualmente, il sacerdote è impegnato nella realizzazione di un nuovo progetto, Trideo Tv, volto alla comunicazione nella Rete con brevi video. Pur essendo una minoranza, la Chiesa cattolica in Grecia dal canto suo ha saputo mettere in atto cambiamenti positivi nell’offerta informativa, alla base della quale sta l’idea di rendere corresponsabili e partecipanti della comunicazione ecclesiale le varie comunità locali anche grazie all’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione sociale. Dal bollettino quotidiano al portale plurilingue (www.cathecclesia.gr), questo coinvolgimento delle comunità locali rende la comunicazione di questa piccola Chiesa agile e soprattutto dinamica, creando relazione e comunità. Ultimamente la Chiesa in Grecia ha deciso di avviare la realizzazione di una web tv e la creazione di un’applicazione per smartphone per promuovere cammini di spiritualità specialmente per le giovani generazioni.

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