L’associazionismo cattolico scende in campo contro la corruzione

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PersoneDi Massimo Nardi

“Convertitevi! C’è ancora tempo per non finire nell’inferno che vi aspetta se continuerete sulla strada del male”. Ricordando questo accorato appello del Papa rivolto a chi si macchia di reati mafiosi, l’associazione cattolica Res Magnae ha organizzato un secondo convegno sul tema della corruzione.

Il precedente incontro, dal titolo “I dati inesplorati della criminalità organizzata”, si era svolto il 26 maggio presso la sede romana della rivista gesuita La Civiltà Cattolica. La tavola rotonda recente è invece datata 30 ottobre e si è tenuta presso una sede istituzionale: la Sala Zuccari del Senato.

Incisivo il titolo – “Emergenza corruzione: analisi e prospettive future” – e prestigioso il parterre dei relatori: Francesco Greco, il procuratore di Milano noto al grande pubblico per la sua appartenenza al pool di “Mani pulite”; la Sen. Lucrezia Ricchiuti, che ha proposto recentemente tre disegni di legge in materia di antimafia, riciclaggio e lotta alla criminalità organizzata; Maria Carmela Lanzetta, Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie; Rossella Orlandi, Direttore dell’Agenzia delle Entrate. Il presidente dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), Raffaele Cantone, non potendo essere presente di persona, ha fatto pervenire il proprio contributo attraverso un’intervista in formato video.

È stato un convegno che potremmo definire “ad elevato tasso di allarme sociale”. Riassumibile nel “grido di dolore” lanciato dal procuratore Greco: “Fino a quando i poveri potranno mantenere i ricchi?”. Già, perché la corruzione, con tutti suoi corollari (riciclaggio, evasione fiscale, lavoro nero, ecc), si sostanzia in un continuo drenaggio di risorse dai più poveri ai più ricchi, dall’economia reale alla accumulazione finanziaria, alterando l’economia di mercato e mettendo a rischio la tenuta del sistema.

“Il tema della corruzione – ha detto in apertura Marco Italiano, presidente di Res Magnae – è di quelli che scuotono le coscienze, soprattutto perché non sappiamo quale futuro daremo ai nostri figli”.

E’ intervenuta poi la Sen. Ricchiuti, la quale ha dato lettura di un brano di Ennio Flaiano, datato 1956, incentrato sul tema dell’abusivismo. Un brano che a distanza di mezzo secolo risulta tuttora attuale. Perché la corruzione non è un problema di oggi, ma che sussiste da oltre vent’anni cambiando pelle. Oggi le “mazzette” vanno meno di moda, ma, al loro posto, si è creato un “sistema gelatinoso” dove corruttori e corrotti sono parti di un viluppo inestricabile.

Un esempio tipico è quello delle “clientele” dove gli appalti non vengono attribuiti in base a scelte meritocratiche ma per invisibili legami di sottobosco. Con la conseguenza che le imprese non investono sull’innovazione e si genera un degrado culturale e professionale a detrimento dell’efficienza economica. Le imprese sane vengono marginalizzate e la produzione di ricchezza si concentra in canali ambigui, che generano a loro volta un reinvestimento illecito dei capitali, spesso in forma di fuga verso i paradisi fiscali. Impressionante, a tale proposito, un dato citato da Francesco Greco: Isole Cayman: 40mila abitanti, 800mila imprese! Un “esodo biblico di capitali” l’ha definito il procuratore. Un fenomeno mondiale, anche se l’Italia è ai primi posti.

“I costi della corruzione vanno a detrimento degli introiti fiscali – ha sottolineato Rossella Orlandi – e l’evasione costituisce, a sua volta, un freno per lo sviluppo dell’economia”. Senza contare che le frodi all’Erario comportano una pesantissima concorrenza sleale per le imprese che si comportano correttamente.

Nel corso del convegno è stato anche citato un recente intervento del ministro dell’economia Pier Carlo Padoan sui “quattro ostacoli” che frenano il sistema economico italiano: burocrazia, lavoro nero, corruzione e criminalità.

Di fronte a una situazione così complessa, quali sono le iniziative di contrasto messe in campo dal Governo? “La lotta alla corruzione è un tutt’uno con la lotta all’infiltrazione mafiosa”, ha commentato il ministro Lanzetta; il Governo punta ad una serie di azioni preventive per arginare un fenomeno che dilaga nel Sud ma che si sta espandendo anche al Nord. Tra le concrete iniziative previste: forme di unione fra Comuni che, mettendo insieme le risorse, possano creare più efficienti sistemi di controllo.

Dietro uno schermo, Cantone ha spiegato che, accanto alla logica della prevenzione e della repressione, occorre applicare anche una logica premiante: una sorta di “bollino blu” da assegnare alle imprese “virtuose”, capace di determinare positive implicazioni nella assegnazione degli appalti.

C’è stata un’ampia concordanza, inoltre, su alcuni provvedimenti da ritenersi prioritari: la revisione della prescrizione, un aumento delle pene, una più efficace normativa in materia di riciclaggio e di falso in bilancio. La debolezza della politica ha dato un potere enorme alla burocrazia, ma, proprio per questo, diventa ancora più importante la trasparenza, affinché la difficoltà di seguire le vie regolari non spinga i cittadini verso la ricerca di “scorciatoie”.

Tutti i relatori, infine, si sono trovati d’accordo sul fatto che le iniziative legislative sono importanti, ma non hanno da sole la forza di sovvertire la deriva in atto. La battaglia potrà essere vinta soltanto attraverso una “rivoluzione culturale” capace di promuovere la cultura della legalità a partire dall’insegnamento scolastico.

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