Le chiese dei gesuiti a Roma: Sant’Ignazio (prima parte)

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Oct27#03aLa Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola fu costruita per essere la cappella del Collegio Romano, prima scuola gratuita del mondo fondata da Sant’Ignazio nel 1551. La parte architettonica è del gesuita Orazio Grassi, mentre quella decorativa è del gesuita Andrea Pozzo.

Come leggiamo nella trabeazione della facciata, il tempio è dedicato a Sant’Ignazio, fondatore della Compagnia di Gesù, per opera del Card. Ludovico Ludovisi che lo realizzò nel 1626 (S. Ignatio Soc. Iesu Fundatori Lud. Card. Ludovisius S.R.E. Vicecancellar. D.O.M. MDCXXVI).

Entrando dentro, vediamo che la chiesa è croce latina, con un’unica navata centrale e sei cappelle laterali (tre a destra e tre a sinistra) fra loro comunicanti.

Volgiamo ora lo sguardo sul dipinto che fa bella mostra di sé sulla volta della chiesa. Rappresenta la gloria dell’ordine dei gesuiti. Bisogna iniziare a leggere l’opera a partire dal crocifero avvolto in un panno bianco, colore della gloria e della resurrezione.

Dal fianco di Cristo fuoriesce un raggio che va a colpire Sant’Ignazio e da questi si dipana verso i quattro continenti allora conosciuti e raggiunti dall’opera evangelizzatrice dei figli spirituali di Ignazio.

Fra Ignazio e l’Europa notiamo una nuvola sulla quale possiamo scorgere i Santi Luigi Gonzaga (in talare e cotta mentre regge un giglio, simbolo di purezza) e Stanislao Kostka (in abiti liturgici). Invece fra Ignazio e l’Asia vediamo San Francesco Saverio, uno dei primi compagni di Ignazio e grande evangelizzatore dell’estremo oriente.

I quattro continenti sono rappresentati da altrettante figure muliebri con degli elementi caratteristici: l’Europa è raffigurata come una anziana signora (il vecchio continente), l’Asia come una donna che cavalca un cammello, l’Africa come una donna di colore che regge in mano un corno e infine l’America come un’indigena con in mano una lancia. Tutte queste figure femminili sono rappresentate come vincitrici sulle eresie e sul paganesimo.

Alcuni angeli reggono due scudi sui quali è riportato il passo del vangelo di Luca che dice: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra/e come vorrei che fosse già acceso” (ignem veni mittere in terra/et quid volo nisi accendatur. Cfr. Lc 12,42).

Possiamo notare, sparsi qua e là, una serie di angeli con delle fiaccole che stanno incendiando lil mondo con il fuoco della carità. Infine, non può sfuggire l’assonanza fra la parola “fuoco”, in latino “ignis”, e il nome del fondatore dei gesuiti.

Prima di proseguire la nostra visita, sul pavimento della navata centrale troveremo un disco giallo, ponendoci sopra il quale possiamo avere la visione perfetta della finta cupola, opera di Andrea Pozzo. Non era possibile costruire una cupola vera e così il gesuita, esperto di ottica, si ingegnò per dare a suo modo una cupola alla chiesa! Nei pennacchi possiamo vedere Giuditta, Davide, Sansone e Giaele.

Spostandoci ora nella seconda cappella che troviamo alla nostra destra, possiamo osservare il corpo di San Roberto Bellarmino, personaggio di primaria importanza nel contesto della Riforma Cattolica e docente presso il Collegio Romano fra il 1576 e il 1587. Fra i suoi alunni ci fu San Luigi Gonzaga, che proprio in questi spazi, dove prima c’era l’infermeria del Collegio Romano, rese l’anima a Dio, dopo aver contratto la peste nell’aiutare i malati.

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