Chiesa cattolica in Moldova, aperta una casa famiglia per giovani donne

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casafamigliaUn nuovo impegno della Chiesa cattolica in Moldova: è nato, il 27 ottobre, il progetto “In cammino” con l’apertura di una casa famiglia per ragazze maggiorenni. Il progetto è il risultato della collaborazione tra la Fondazione Regina Pacis (Moldova) e l’Associazione Strada Facendo (Italia) ed ha come obiettivo l’accoglienza di giovani ragazze moldave, che raggiunto il diciottesimo anno di età devono lasciare gli istituti o le case famiglie presso le quali per lungo tempo hanno soggiornato, affrontando l’incertezza del loro futuro.
“In cammino”. “Il passaggio alla totale autonomia – ha dichiarato Ilie Zabica, direttore della Fondazione Regina Pacis – non è mai stato facile per i ragazzi che provengono da condizioni di disagio sociale e dopo anni di accoglienza nelle nostre strutture. Da anni ospitiamo minori e il raggiungimento della maggiore età ha sempre rappresentato un appuntamento difficile. Ecco il perché della nostra scelta, che deriva da un bisogno reale”. Il progetto “In cammino” è un gesto di speranza rivolto a coloro che rischiano di ritornare sulla strada dopo che dalla strada sono state strappate. La Casa famiglia “In cammino” sorge a Chisinau, nel cuore della capitale della Moldova, accanto alla Casa famiglia per minori Regina Pacis, da anni gestita dalla omonima Fondazione.
Attenzione alla persona. Il progetto si avvale della collaborazione dell’Associazione Strada Facendo, che ha sede a Lecce e si occupa della prevenzione di ogni forma di violenza nei confronti delle donne. L’associazione da tempo ha allargato il suo impegno non solo nel resto d’Italia, ma anche nell’est Europa, ad iniziare dalla Moldova. Alessandra Lezzi, presidente dell’associazione, da mesi è presente a Chisinau. “Abbiamo iniziato – ha detto – osservando la vita nella Casa famiglia per minori, ponendoci accanto agli operatori e offrendo loro la nostra esperienza, fino a condividere l’idea di un salto di qualità nei processi educativi nei confronti dei ragazzi”. Poi si è presentato il problema di Anna: “Compiendo diciotto anni avrebbe dovuto confrontarsi con quella realtà sociale che tanto l’aveva fatta soffrire. L’attenzione alla persona ha generato la volontà di realizzare questo progetto accanto alla Fondazione Regina Pacis”. “È un modello educativo nuovo – ha spiegato Zabica – come è stata innovativa l’idea della Casa famiglia per minori realizzata anni fa dalla Fondazione Regina Pacis”. L’impegno della Fondazione è stato riconosciuto anche dal Governo locale che “nei giorni scorsi ha avvalorato ufficialmente il lavoro educativo da noi profuso”.
Incontri che cambiano la vita. “In questo Paese – ha affermato Lezzi – ho capito il concetto della periferia esistenziale affermato da Papa Francesco, che ho abbracciato nel maggio scorso, quando gli ho fatto dono della maglietta del nostro progetto ‘Il bene che ti voglio’ e ho tratto da lui quel vigore interiore che mi ha portato a fare scelte non facili. Ma qui ho conosciuto anche Vasile, il piccolo moldavo che lo stesso Papa Francesco ha accolto dopo aver ricevuto una lettera nella quale lo chiamava papà. Si parla sempre di incontri che cambiano la vita e io ho incontrato due stupende figure: Papa Francesco e Vasile, che mi hanno convinto di dover fare qualcosa per questo Paese”. Anna è la prima ragazza moldava, che lasciando la Casa famiglia per minori entra nella Casa famiglia “In cammino”, ma il primo periodo lo trascorrerà a Lecce, dove si recherà con Alessandra Lezzi per la formazione professionale. Così acquisirà ulteriori competenze per il suo mestiere di parrucchiera che svolgerà al rientro in Moldova, dove la Fondazione Regina Pacis la sosterrà nell’inserimento lavorativo.
Donare speranza. La Fondazione Regina Pacis nel febbraio scorso ha aperto, sempre in Chisinau, il primo Consultorio familiare e ora si affaccia sulla società moldava con un ulteriore progetto che nasce dalla volontà di un maggiore impegno accanto a chi soffre. All’apertura sarà presente anche il vescovo cattolico di Chisinau, monsignor Anton Cosa: “Da tempo chiedo ai miei sacerdoti e laici di fare della strada la loro vita pastorale, per incontrare l’uomo, soprattutto quello sofferente. Sono convinto che l’azione pastorale deve trovare la giusta collocazione in queste strutture di accoglienza, che non sono solo luoghi di carità, ma possibilità di annunzio di una fede che guarda l’uomo come creatura di Dio, che si china sul povero, che dona la speranza”.

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