Europa, “Squadra” Juncker, uno sguardo su ruolo e funzioni

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Group photo, from left to right, in the 1st row: Cecilia Mal

Di Thomas Jansen

La Commissione europea ha una varietà di compiti e funzioni nel sistema politico dell’Unione. Nel “triangolo istituzionale” – Parlamento, Consiglio dei ministri, Commissione – il Parlamento e il Consiglio assumono le decisioni, mentre la Commissione è il “motore” dell’integrazione, nonché il “custode” dei Trattati e, non ultimo, l'”esecutivo” della Comunità.
Il ruolo di motore dell’integrazione deriva alla Commissione principalmente dal fatto che, sulla base degli interessi comunitari definiti nel quadro delle responsabilità che le assegnano i Trattati, sottopone ai due organi decisionali proposte di leggi, politiche e azioni. Le sue attività sono guidate dagli obiettivi e dalle regole previsti dai Trattati. Ciò viene compiuto in un processo collegiale, in cui il commissario responsabile per la materia in questione si assume la responsabilità, ma decide in accordo con gli altri commissari in modo da avere una maggioranza a sostegno della sua proposta. Come custode dei Trattati, la Commissione procede contro le violazioni ai Trattati stessi, portando il “colpevole” – ossia il Paese che non li rispetta – di fronte alla Corte europea di giustizia o, nel caso di violazione alle regole di concorrenza, è essa stessa a comminare la pena. Come esecutivo, invece, la Commissione gestisce il bilancio dell’Unione e porta avanti, tra l’altro, le leggi, le direttive, le decisioni prese dal Consiglio dei ministri e dal Parlamento europeo.
Sotto la guida di Jean-Claude Juncker, già primo ministro lussemburghese di lungo corso ed ex presidente dell’Eurogruppo, la nuova Commissione – vale a dire il collegio dei 28 commissari -, eletta il 22 ottobre, inizierà il suo lavoro dal 1° novembre per un periodo di cinque anni. La sua composizione nei mesi successivi alle elezioni europee di maggio, rispetto agli anni precedenti, mostra alcune particolarità dovute al crescente potere del Parlamento Ue e, in generale, alla politicizzazione delle istituzioni europee. In realtà, questo iter è iniziato in campagna elettorale, con la decisione dei partiti europei di andare al voto del 22-25 maggio con i candidati alla carica di presidente della Commissione e l’accordo per cui il candidato del partito che avrebbe vinto le elezioni, nel voto in Parlamento sarebbe stato sostenuto dagli altri partiti. E così è effettivamente accaduto.
Juncker, candidato del Partito popolare europeo, uscito vincitore con la maggioranza relativa dei voti dalle elezioni europee, è stato designato e poi eletto dal Parlamento di Strasburgo. Juncker ha poi messo insieme una “squadra” che nella sua struttura mette fuori uso alcune abitudini prima consuete. Egli non solo ha aumentato il numero dei vicepresidenti a sette, ma ha anche assegnato a ciascuno di essi la responsabilità su di un ambito (economia e crescita, unione energetica, agenda digitale, dialogo sociale…). I commissari responsabili dei singoli ambiti sono quindi di fatto subordinati ai vicepresidenti. Questo è insolito, perché in linea di principio i commissari sono tutti sullo stesso piano. Una gerarchizzazione come quella creata da Juncker può facilitare il processo decisionale, ma potrebbe anche generare in futuro tensioni che complicano le decisioni.
I 28 membri della Commissione europea – che nel frattempo hanno dovuto superare delle impegnative audizioni presso l’Europarlamento – non sono i rappresentanti dei 28 Stati di cui sono cittadini, e quindi degli interessi dei loro Paesi di origine. Essi rappresentano piuttosto l’interesse comune europeo. Inoltre non sono esperti o “burocrati”, come ha spiegato Juncker nell’emiciclo dell’Europarlamento: tutti hanno fatto esperienza politica come parlamentari, ministri o capi di governo. Essi si impegnano di fronte a tutta la Comunità, per gli interessi e il bene comune dell’Unione. Pertanto devono essere indipendenti e non accettare istruzioni o richieste dai governi che li hanno designati. In sostanza, la Commissione è nominata dal Consiglio europeo, ma il Parlamento esercita un controllo sulla Commissione e può ritirare la sua fiducia.
Come detto, la Commissione è il collegio dei commissari. Ma la Commissione è anche una macchina amministrativa, guidata dal Collegio, a cui i commissari si appoggiano nell’esercizio delle loro funzioni. Per certi versi la Commissione è un grande “think-tank”, in cui instancabilmente e sistematicamente si riflette sul futuro dell’Unione attraverso il contributo degli Stati membri, della società civile e del mondo accademico. I risultati di questa riflessione trovano espressione in progetti di legge e linee programmatiche che fanno avanzare l’unificazione europea e l’integrazione a diversi livelli e in diversi settori della vita economica, sociale e culturale. La decisione su quale di tali progetti debba poi essere attuato e finanziato spetta al Consiglio dei ministri, in cui sono rappresentati gli interessi degli Stati membri, e al Parlamento europeo, che esprime la volontà dei cittadini.

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