Tv su Internet Facebook straccia YouTube

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TV Remote Isolated on White.

Di Rino Farda

Il business della televisione mondiale è in una fase di continua evoluzione e, in qualche caso, addirittura di vera e propria rivoluzione. La novità più recente è che la distribuzione dei prodotti per la tv su Internet funziona meglio su Facebook che su YouTube. I dati non lasciano adito a dubbi e gli analisti di mercato stanno già facendo partire le prime analisi di visione strategica. “Poche settimane fa – ha scritto Mauro Masi, delegato italiano per la Proprietà intellettuale nel consiglio di amministrazione dell’Organizzazione europea dei brevetti (Epo) -, la cantante Beyoncé ha postato su Facebook e su YouTube un video che ritrae il backstage della sua performance dal vivo al Mtv Music Awards. Nelle prime 24 ore gli utenti di Facebook hanno guardato il video 2,4 milioni di volte mentre, nello stesso periodo, solo poche migliaia di utenti l’hanno visto su YouTube”. Uno shock per i proprietari di YouTube (che sono gli stessi di Google). Il modello di condivisione imposto sulla piattaforma YouTube, evidentemente, è troppo rigido (come dicono da tempo gli esperti) e ne ha approfittato Mark Elliot Zuckerberg, fondatore di Facebook. I numeri sono impressionanti. Secondo alcuni dati diffusi dalla sua azienda, ogni mese vengono caricati su Facebook circa 100 milioni di nuovi video. I dati più clamorosi sono quelli relativi all’Ice Bucket Challenge, la doccia gelata per scopi di beneficenza che ha coinvolto persone famose in ogni angolo della terra. Quasi mezzo miliardo di persone ha guardato 10 miliardi di volte i video delle secchiate di acqua gelida. La trasmissione più vista negli Usa, la finale del Superbowl, raggiunge “solo” (si fa per dire) 100 milioni di spettatori, appena un quarto del pubblico virtuale e rigorosamente segmentato del social network più famoso del mondo.
Broadcaster e il web. La presenza sul web è diventato il problema più sensibile per i broadcaster, anche in Italia. Recentemente ne ha parlato il presidente della Rai, Anna Maria Tarantola. L’invasione multinazionale dei cosiddetti broadcaster di seconda generazione come Netflix o come la stessa Hbo (la scorsa settimana hanno annunciato l’intenzione di sbarcare direttamente sul web con un servizio di video on demand) sta creando più di una preoccupazione per la tutela degli utenti finali e per la difesa dell’indipendenza sovrana degli Stati. “L’indipendenza, come ha riconosciuto il Consiglio d’Europa – ha detto Anna Maria Tarantola durante un convegno – è il principio chiave di qualsiasi organizzazione di media pubblici. La legge deve riconoscere e garantirla da qualsiasi indebita intromissione o influenza meta-aziendale, che si tratti dello Stato o di altri soggetti”.
I dilemmi della Rai. Già a maggio la Rai, seguendo l’esempio di Mediaset, aveva interrotto i propri rapporti con YouTube e aveva cancellato tutti i “canali” e i video che erano stati caricati sulla piattaforma di Google. Adesso molto probabilmente dovranno cominciare ad occuparsi anche di Facebook. Il tema è spinoso e riguarda proprio il bacino generazionale del pubblico della tv di Stato, non solo i giovanissimi. Gli adolescenti (13-19 anni) stanno abbandonando in massa il social creato da Zuckerberg e il loro posto è sempre di più occupato da adulti fino ai 50 e anche ai 60 anni. Mentre Facebook scalda i motori per andare a rubare pubblico e clienti alla tv tradizionale, la potente Hbo (produce le serie tv più viste nel mondo) ha deciso intanto di andare a competere direttamente nel nuovo campo di battaglia del business televisivo, il web. Si tratta di una decisione clamorosa e ha scaldato il dibattito fra le migliaia di addetti ai lavori che la scorsa settimana erano a Cannes per il Miptv, la più importante fiera mondiale dell’industria televisiva. La Hbo non è un interlocutore qualsiasi: è infatti una delle emittenti televisive via cavo più popolari degli Stati Uniti d’America. Di proprietà della Time Warner, la sua programmazione è basata sul cinema e sulle serie televisive originali che vengono trasmesse in oltre 150 Paesi. La decisione di Hbo è destinata quindi a cambiare di nuovo le regole del gioco: non più la difesa passiva dei propri diritti sul web ma una battaglia aperta con i nuovi competitor digitali del mondo dei social. Lo slogan della Hbo è da sempre “Non è televisione, è la Hbo”. Appunto.

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