È l’immortalità cibernetica il sogno dei ricchi

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Da sempre l’uomo percepisce la morte fisica come un accadimento estraneo e ostile al proprio essere, e da sempre tenta di combatterla e sconfiggerla. Evidentemente, ancora senza successo. Ma a quanto pare, tanti non demordono dall’ardua impresa e, in alleanza con alcuni uomini di scienza (vera o presunta), continuano fiduciosi nella ricerca del “tallone d’Achille” della morte, per colpirla e batterla al momento opportuno. Dunque, lancia in resta e avanti tutta, alla ricerca dell’immortalità. Nel frattempo, in attesa di conquistare “la morte della morte”, conviene provare ad allontanarla il più possibile o magari “camuffarla” con strani artifici per renderla quasi irriconoscibile alla nostra percezione.
Certo, si può ben immaginare che la ricerca scientifica più avanzata e ipertecnologica sia molto costosa, richiedendo finanziamenti cospicui che invece scarseggiano, soprattutto in tempi di ristrettezze economiche. E allora che si fa? Niente paura, si fanno avanti i ricchi. È il caso, ad esempio, di un imprenditore russo, al secolo Dmitry Itskov, co-fondatore della New Media Stars, una “media company” russa. Stiamo parlando di un trentaduenne plurimilionario, ormai così in alto nella scala del successo e così influente da potersi permettere di investire montagne di denaro in progetti “improbabili”, coinvolgendo oltretutto altri ricchissimi finanziatori. Visto il suo tenore di vita, si può ben comprendere il desiderio del magnate russo di prolungare il più possibile la sua esistenza, anzi di raggiungere l’immortalità. E non un’immortalità qualunque, bensì una “immortalità cibernetica”! E non manca nemmeno tanto tempo al raggiungimento dell’ambizioso obiettivo, accuratamente programmato per il 2045. Di che si tratta? Già nel 2011 Dmitry Itskov lancia il suo progetto, a dire il vero un po’ folle, allora denominato “Russia 2045”. L’iniziativa riscuote presto un enorme successo e, dopo aver iniziato col supporto di soli ingegneri e scienziati russi, finisce per conquistare l’appoggio di molti futurologi e transumanisti, tra i quali Ray Kurzweil, Peter Diamandis e Natasha Vita-More. Nel luglio 2013, viene ufficialmente presentata a New York la “2045 initiative”, in una due-giorni cui partecipano anche rappresentanti di movimenti religiosi. L’obiettivo finale del progetto di Itskov è la creazione di un “avatar”, una sorta di “doppione robotico” nel quale trasferire la propria mente. Il principio su cui si fonda l’intero progetto, quindi, è il “mind uploading”, ossia la possibilità di “copiare” la propria mente e la propria personalità su un supporto digitale.
Siamo di fronte per la prima volta ad un progetto di stampo transumanista altamente organizzato. Ecco le tappe intermedie già previste da Itskov: 2015, costruzione dei primi “avatar”; 2020, perfezionamento dei “cyborg” privi di sistema nervoso centrale, che avranno il nostro aspetto e che potremo comandare a distanza; 2025, isolamento ed estrazione dal corpo del solo cervello insieme a un po’ di spina dorsale, da trapiantare in un supporto vitale artificiale (sempre un “cyborg” dalle fattezze umane), nel quale potrebbe continuare a funzionare ben oltre la normale aspettativa di vita dell’individuo biologico; 2030-35, abbandono di ogni residuo biologico e creazione di una replica digitale del proprio cervello da caricare su un computer; 2045, eliminazione di qualsivoglia tipo di fisicità, consentendo all’individuo di sopravvivere unicamente nella dimensione digitale e di manifestarsi all’occorrenza attraverso un ologramma che raffiguri le sue fattezze biologiche ormai scomparse.
Ecco servita l’immortalità cibernetica: un mondo di surrogati umani controllati a distanza, “cyborg” con cervelli umani, cervelli digitali ed eterni, malattie curate attraverso la riprogrammazione di cellule e la stampa 3D organica. Oltretutto, un’immortalità tanto costosa che solo pochissimi (straricchi appunto) potrebbero permettersela. Vuoi vedere che, fatalmente, ancora una volta i poveri si dovranno accontentare di sopportare la normalissima morte biologica, mentre i super-ricchi potranno essere trasformati in individui immortali digitali? Ironia a parte, la realizzazione di una prospettiva del genere, teoricamente futuribile, avrebbe dell’inquietante. Costretti a ridurre la nostra umanità sensibile quasi all’evanescenza, con un corpo digitalizzato e proiettato fuori di noi stessi; liberi da problemi di salute o fisici, ma non per questo più liberi dalla sofferenza morale conseguente ai mali che ogni giorno scegliamo nelle azioni e nelle relazioni interpersonali. Senza contare che, non morendo, nel tempo ci sarebbero inevitabilmente seri problemi di sovrappopolamento del pianeta. L’elenco delle conseguenze nefaste potrebbe andare avanti. Ma è davvero così desiderabile essere fisicamente immortali? Non basterebbe impegnarsi a migliorare la qualità della nostra vita, lottando contro le malattie e custodendo con più cura l’ambiente in cui viviamo, accettando serenamente i limiti della biologia? E se proprio aneliamo alla vita eterna, quella vera, non basterebbe forse solo “alzare” un po’ lo sguardo per trovarla, rimanendo pienamente umani?

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