Tasi, ultima pazzia fiscale

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Di Nicola Salvagnin

Chi ha letto i fumetti di Asterix, ricorderà che l’SPQR dei soldati romani era storpiato in: sono pazzi questi romani. Oggi Asterix, se fosse alle prese con le nostre tasse sulla casa piuttosto che con gli antichi legionari, direbbe: sono pazzi questi italiani. Se non lo sono, lo stanno diventando nel tentativo anzitutto di capire se, cosa, quanto, quando e come vanno pagate la Tari, la Tasi e l’Imu, tre flagelli biblici originati dal disastroso addio all’Ici voluto dal governo Berlusconi, calati sugli immobili del popolo italiano dal precedente governo Letta (che ha il demerito di aver generato i mostri), e confermati dal successivo Renzi.
Chi ha congegnato la selva di situazioni, aliquote, differenziazioni, casi particolari, ha adottato il principio secondo il quale le tasse devono essere semplici, chiare e possibilmente non sanguinose, per fare l’esatto contrario. E tale affermazione non teme alcuna smentita, come può confermare ogni italiano che abbia la proprietà o anche l’affitto di uno o più immobili.
Siccome l’Italia è piena zeppa di prime e seconde case, di garage e cantine, di laboratori e negozi, di capannoni e uffici (se non lo fosse, i 60 milioni di italiani campeggerebbero nel Sahara dentro tendoni più difficili da tassare), in questo autunno di patimenti fiscali è tutto un dannarsi per informarsi a chi tocca pagare, quali aliquote applicare su cosa, quali scadenze rispettare, quali documentazioni compilare nonostante, di noi, tutti sappiano già tutto.
Finito il capitolo burocratico, che gli studiosi di scienza delle finanze studieranno a lungo come paradigma di cosa non si dovrebbe mai fare in un Paese civile, si apre quello economico. Anzi si aprono i portafogli, perché la sassata arriva dritta in faccia e fa molto male. Gli unici risparmiati sono i clochard; il resto degli italiani si sta rendendo conto che il famoso mattone non è la sicurezza che ci sta sopra la testa, ma la zavorra che rischia di tirarci sott’acqua.
C’è chi se la caverà con poche centinaia di euro; chi con diverse migliaia: peggio di tutti stanno i residenti nelle grandi città, Roma in primis dove i tributi locali sono tutti ai livelli massimi. Per cui Asterix aveva pienamente ragione: sono (diventati) pazzi questi romani.
È una tassazione patrimoniale in piena regola, che tocca ciò che è inamovibile, cioè gli immobili. Con il risultato che la selva d’imposte (e la loro pesantezza) sta obbligando molti ad “alleggerirsi”, a mettere in vendita il mattone poco o punto utilizzato; sta ingolfando il mercato degli affitti; sta duramente penalizzando le compravendite: il bilocale al mare è il sogno di una vita, ma rischia di diventare un incubo soprattutto se “seconda casa”.
Tale delirio tributario è frutto di una stagione di sciocchezze accumulatesi una sull’altra: il federalismo fiscale “all’italiana”, cioè la complicazione delle cose semplici qual era la vecchia Ici; il taglio brutale dei trasferimenti ai Comuni; l’autonomia concessa loro di stabilire imposte e aliquote (così ora ne abbiamo decine di migliaia); il bisogno di soldi di enti pubblici restii a dimagrire loro, preferendo far dimagrire i contribuenti.
Il governo Renzi, vista la catastrofe, annuncia cambiamenti: non si sa se desiderarli o temerli (al peggio non c’è mai fine). Nel frattempo i contribuenti onesti passeranno questi mesi in ginocchio sui ceci; quelli disonesti approfitteranno per pagare meno o nulla, contando su un fatto incontrovertibile: chi mai controllerà, ad uno ad uno, decine di milioni di pagamenti vista anche la possibilità di rateizzarli?

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