Investire in fiducia. Non in efficienza

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Di Andrea Casavecchia

La fiducia è un elemento fondamentale per migliorare la qualità della vita delle persone e per contrastare il senso di insicurezza che in Italia tende ad aumentare. Le ultime rilevazioni Istat segnalano che appena il 55% della popolazione si sente molto o abbastanza sicuro a uscire di casa la sera da solo, quando è buio. Nel 2011 la percentuale raggiungeva il 60,8%. Sentirsi protetti è una condizione importante che contribuisce a determinare lo stato della qualità della vita dei cittadini e il livello di benessere della nostra società.
Ce ne accorgiamo quando consideriamo gli ingredienti utilizzati per arrivare a misurare il livello di sicurezza/insicurezza degli italiani: la valutazione del degrado della zona in cui si vive, quella del controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, ma anche il livello di criminalità percepito o la vulnerabilità del proprio stato fisico. Questi ingredienti contribuiscono a diversificare la percezione: così saranno i più anziani a sentirsi meno protetti dei giovani, le donne meno degli uomini, gli abitanti delle metropoli meno sicuri dei residenti in centri urbani di medie dimensioni.
Se provassimo ad andare oltre la fase descrittiva scopriremmo nella carenza di fiducia due fonti principali d’insicurezza: una proviene dal livello politico-istituzionale, l’altra dal livello sociale. In questo periodo si genera una distanza dalle istituzioni da parte dei cittadini: influenzata da un mantra che continuiamo a sentirci ripetere da anni: limitare i costi e gli sprechi della pubblica amministrazione e aumentare l’efficienza. Ma la riduzione continua della spesa comporta la contrazione di tante microazioni, dalle quali derivano numerosi malcontenti che minano la fiducia tra istituzioni e cittadini: una minore capacità d’intervenire per migliorare l’illuminazione stradale, la raccolta della spazzatura o aumentare la presenza della pubblica sicurezza nei quartieri; il prolungarsi delle liste d’attesa dei pazienti nelle aziende sanitarie locali.
La seconda fonte di insicurezza è la carenza di fiducia nell’altro, che nasce dalla tendenza delle persone a chiudersi nella solitudine. Invece la fiducia per radicarsi ha bisogno di relazioni a tu per tu. Ognuno di noi infatti nella relazione si affida, lasciando indifesa una parte più o meno ampia e vulnerabile di sé; confida che l’altro non solo non lo colpisca, ma lo custodisca, lo accolga e lo curi; crea un legame sul quale fonda alleanze di reciprocità. La fiducia diventa “humus” per una socialità diffusa che argina l’insicurezza attraverso una solidarietà di base. Però, quando aumenta la tendenza all’isolamento, la fiducia tende a esaurirsi perché è una risorsa che si genera con il suo utilizzo, mentre la diffidenza e la paura dell’altro la restringe, la indebolisce.
In entrambi i casi, livello politico-istituzionale e livello sociale, investire in fiducia significa ridurre le distanze, e recuperare la prossimità. Senza questo sforzo la coesione sociale sarà sempre più labile e la nostra insicurezza sempre maggiore e il ritornello: ridurre i costi aumentare l’efficienza, non servirà più.

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