FOTO Incontro a Cupra Marittima, “Cosa significa essere Suora oggi?”

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Suore Cupra Marittima (9)

CUPRA MATTIMA –  Grande festa a Cupra Marittima per la ricorrenza dei 100 anni di presenza delle suore concezioniste.
Venerdì 17 ottobre presso la Chiesa di San Basso si è tenuto l’incontro “Essere Suora oggi”

Ripotiamo l’intervento di Suor Gina Masi della Fraternità Casa di Nazareth: “Essere suora oggi! Ma cosa vuol dire?

Che vuol dire, anche per me, vivere la mia “vocazione oggi”?
Forse una suora cambia ogni anno o ogni stagione del tempo?

Penso fermamente che ciò che costituisce la vita consacrata, la nostra vocazione… non subisce variazioni, perché la sua sorgente resta sempre nella Santissima Trinità… ciò che invece cambia è il tempo e quindi “l’oggi” che scorre e diviene di volta in volta diverso.

Nell’esortazione apostolica post sinodale, Vita Consecrata al n 14 si dice così: “Il fondamento evangelico della vita consacrata va cercato nel rapporto speciale che Gesù, nella sua esistenza terrena, stabilì con alcuni dei suoi discepoli, invitandoli non solo ad accogliere il Regno di Dio nella propria vita, ma a porre la propria esistenza a servizio di questa causa, lasciando tutto e imitando da vicino la sua forma di vita”.

Dunque il fondamento evangelico dell’essere suora, ciò che non subisce variazioni, sta non in quello che si fa, ma in quello che si è, e questo “essere” è definito dalla Chiesa con la parola “rapporto”, o potremmo anche dire “dialogo”, “comunione”, “relazione”, “reciprocità”. L’essere consacrati (e dunque l’essere suora) manifesta il tratto di una “relazione speciale con Gesù” e a partire da Lui con il Padre e con lo Spirito Santo. La suora pertanto “è” suora e non “fa” la suora…; e nel suo essere, che è immerso in una “relazione speciale” con la SS. Trinità, lei è una particolare testimone dell’amore di Dio.

Gesù, nell’Ultima Cena, si rivolge agli Apostoli con queste parole: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» (Gv 15,16), parole che ricordano a tutti, non solo ai sacerdoti, a noi consacrate, che la vocazione è sempre una iniziativa di Dio. È Lui che ci ha amati e ci ama, è sua l’iniziativa, e la nostra vita è solo una risposta a questo Amore. Se dunque possiamo donare qualcosa ai fratelli che ci circondano, ciò è dato da quello che abbiamo a nostra volta ricevuto in Cristo Gesù. Non dobbiamo inventarci la vita e nemmeno inventarci che cosa donare, ma solo dobbiamo imitare creativamente la Sua Vita di cui siamo resi partecipi, conformarci a Lui e accogliere così la gioia di vivere e annunciare il suo Vangelo la cui essenza è l’amore che è dialogo, relazione, comunione.

Forse qui vale la pena di richiamare una bella frase di Madre Teresa di Calcutta quando diceva alle sue suore che oggi “La gente è affamata d’amore perché siamo tutti troppo indaffarati”, esortando così le sue sorelle a vivere il loro essere suore, ossia persone in grado di passare accanto ai fratelli scegliendo di mettersi in comunione con loro.

Ma come ho detto prima è l’OGGI che cambia.

Di questi tempi anche solo pensare di seguire una vocazione religiosa, di “diventare frate” appare a molti, “fuori di testa”, ancor più questo vale quando una ragazza anche solo ipotizza di consacrarsi al Signore, di diventare Suora!! Qui le battute, gli appellativi scandalosi e offensivi non mancano a volte neppure sulla bocca di tanti “buoni” cristiani, ed è davvero triste come oggi in particolare la vita religiosa femminile, sia spesso ignorata, depistata, offesa e assolutamente non promossa e spesso anche all’interno della Chiesa.

Parlare di vita consacrata oggi, soprattutto femminile, vuol dire veramente andare controcorrente.

Il mondo ormai non capisce la scelta radicale di una donna che sceglie la vita religiosa, e tanto più la clausura. Eppure non c’è differenza con le scelte di santità di figure eccezionali come Teresa D’Avila o Teresina di Lisieux e i profondi desideri vocazionali delle giovani di oggi! La spinta interiore, la chiamata, la vocazione alla santità sono le medesime. Il richiamo di Dio, che a volte esiste fin dall’infanzia, è così forte che il mondo perde ogni significato.

Il mondo dell’ego contro il mondo di Dio. Non stupisce che molte anime scelgano il secondo, vista la situazione miserabile in cui versa il mondo ordinario.

Papa Francesco nell’EG al n. 52 traccia con poche pennellate il contesto che stiamo vivendo: L’umanità vive in questo momento una svolta storica che possiamo vedere nei progressi che si producono in diversi campi. Si devono lodare i successi che contribuiscono al benessere delle persone, per esempio nell’ambito della salute, dell’educazione e della comunicazione. Non possiamo tuttavia dimenticare che la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo vivono una quotidiana precarietà, con conseguenze funeste. Aumentano alcune patologie. Il timore e la disperazione si impadroniscono del cuore di numerose persone, persino nei cosiddetti paesi ricchi. La gioia di vivere frequentemente si spegne, crescono la mancanza di rispetto e la violenza, l’inequità diventa sempre più evidente. Bisogna lottare per vivere e, spesso, per vivere con poca dignità. Questo cambiamento epocale è stato causato dai balzi enormi che, per qualità, quantità, velocità e accumulazione, si verificano nel progresso scientifico, nelle innovazioni tecnologiche e nelle loro rapide applicazioni in diversi ambiti della natura e della vita. Siamo nell’era della conoscenza e dell’informazione, fonte di nuove forme di un potere molto spesso anonimo.

In questo contesto la donna cristiana deve riscoprire più che mai le due opzioni fondamentali per la sua vita: la famiglia o la vita consacrata. Il mondo poi offre anche altri articoli interessanti, quali il lavoro, la carriera, l’indipendenza, che non sono negativi in sé e anzi sono ottimi strumenti di relazione e conoscenza di se stesse, ma non soddisfano i criteri di una ricerca spirituale che vada oltre le necessità primarie dell’ego.

Quando si parla di vocazione femminile, si deve sempre prendere come modello Maria e anche oggi. Ubbidiente fino al sacrificio di sé verso Dio, è il prototipo della Madre, di cui ha santificato la funzione. La peculiarità femminile, la maternità, è attraverso Maria diventata strumento per la Volontà di Dio, e per estensione, la donna che fa una scelta vocazionale entrando nella vita consacrata, diventa Madre di tutta l’umanità, che protegge e santifica attraverso la preghiera e la dedizione totale a Dio.

Papa Francesco ha illustrato bene il concetto di maternità spirituale nel suo discorso alle suore in udienza speciale: “Cosa sarebbe la Chiesa senza di voi? Le mancherebbe maternità, affetto, tenerezza”. E anche, sulla castità, valore fondamentale, che va vissuta come “carisma prezioso che allarga la libertà del dono a Dio e agli altri, con la tenerezza, la misericordia, la vicinanza di Cristo”. “Una castità – sottolinea il Papa – che è feconda, che genera figli spirituali nella Chiesa: la consacrata deve essere madre e non zitella”.

Maria quindi come esempio sia per la donna madre di famiglia che per la consacrata madre spirituale.

Come diceva anche Giovanni Paolo II nella Mulieris dignitatem n.21: “La verginità nel senso evangelico comporta la rinuncia al matrimonio, e dunque anche alla maternità fisica. Tuttavia, la rinuncia a questo tipo di maternità, che può anche comportare un grande sacrificio per il cuore della donna, apre all’esperienza di una maternità di diverso senso: la maternità «secondo lo spirito» (cf. Rm 8, 4). La verginità, infatti, non priva la donna delle sue prerogative. La maternità spirituale riveste molteplici forme. Nella vita delle donne consacrate che vivono, ad esempio, secondo il carisma e le regole dei diversi Istituti di carattere apostolico, essa si potrà esprimere come sollecitudine per gli uomini, specialmente per i più bisognosi: gli ammalati, i portatori di handicap, gli abbandonati, gli orfani, gli anziani, i bambini, la gioventù, i carcerati e, in genere, gli emarginati. Una donna consacrata ritrova in tal modo lo Sposo, diverso e unico in tutti e in ciascuno, secondo le sue stesse parole: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi (…), l’avete fatto a me» (Mt 25, 40). L’amore sponsale comporta sempre una singolare disponibilità ad essere riversato su quanti si trovano nel raggio della sua azione.

E Papa Francesco sempre nell’Evangelii gaudium al n 103: “La Chiesa riconosce l’indispensabile apporto della donna nella società, con una sensibilità, un’intuizione e certe capacità peculiari che sono solitamente più proprie delle donne che degli uomini. Ad esempio, la speciale attenzione femminile verso gli altri, che si esprime in modo particolare, anche se non esclusivo, nella maternità. Vedo con piacere come molte donne condividono responsabilità pastorali insieme con i sacerdoti, danno il loro contributo per l’accompagnamento di persone, di famiglie o di gruppi ed offrono nuovi apporti alla riflessione teologica. Ma c’è ancora bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa. Perché « il genio femminile è necessario in tutte le espressioni della vita sociale; per tale motivo si deve garantire la presenza delle donne anche nell’ambito lavorativo »[72] e nei diversi luoghi dove vengono prese le decisioni importanti, tanto nella Chiesa come nelle strutture sociali”.

Il miracolo che Cristo fa alle donne è quello di trasformare una funzione prettamente naturale e biologica come quella della maternità in qualcosa di Santo, sia nella famiglia tradizionale che in quella spirituale nella vita consacrata, che attraverso la preghiera costante si trasformano in punti di Luce in un pianeta avvolto dalla tenebre del materialismo.

In quest’ottica si comprende l’estrema importanza della scelta vocazionale delle giovani, anche oggi, anche in questo mondo avverso ad ogni argomento divino, anzi, proprio perché è così ancora di più è necessario che esistano persone che scelgano di dedicarsi solo a Dio, ricevendo in cambio il privilegio di vivere solo per l’unica cosa che conta, in gioia e soddisfazione spirituale.

Essere suora oggi, vuol dire essere capace di essere testimone dell’amore di Dio, in questo contesto, portare la gioia della nostra vocazione, del nostro rapporto con il Signore in questi ambienti sempre più privi della sua presenza. Essere testimoni dell’amore che ogni giorno sperimentiamo dentro di noi, testimoni di un nuovo stile di vita… permettere che le persone possano essere attratte non da noi, ma da Colui che ci ha amato per primo: Cristo Gesù e il suo Vangelo. Noi abbiamo questa responsabilità.

Papa Francesco ci ha detto: “I religiosi devono essere uomini e donne capaci di svegliare il mondo”. Tocca anche a noi, senza innacquare il contenuto della Buona notizia, ma trovando il linguaggio giusto al contesto in cui operiamo. Stare con la gente, ascoltare il cuore delle persone, essere capaci di entrare nel loro vissuto e non essere anaffettive. La castità, la povertà e l’obbedienza non ci rendono schiave, ma donne libere di amare, perché siamo innanzitutto donne amate da Dio e da questa sovrabbondanza di amore avviciniamo chi ci circonda.

Siamo profeti del Regno e dobbiamo, con la nostra vita, come dice il papa, illuminare il futuro.

Siamo un dono per le nostre Chiese locali e non materiale da usare. I vescovi, i parroci devono conoscere i nostri carismi perché siamo un dono per le diocesi.

C’è una bellissima frase del Card. Léon-Joseph Suenens (1904-1996 belga) che ha destato molto scalpore per la sua “eccessività” ma che comunque, ancora oggi, mantiene tutta la sua forza: “le suore oggi, sono l’unico vangelo che gran parte del mondo legge”. Tanta gente, che non ha mai letto il Vangelo, lo conosce soltanto a contatto diretto con la suora incontrata all’asilo, alla scuola, all’ospedale, pensiamo in terra di missioni. Ma in quale proporzione si avvera questo incontro diretto con il Vangelo? A seconda che la suora lo vive in modo integrale, con radicalità, con trasparenza, con sacrificio e generosità, con amore e gioia; con tutta la sua carica, con gli esempi della sua vita.

Il vero apostolato, non è parlare, ma essere. Oggi è di moda l’apostolato chiacchierone. Il nostro apostolato è la santità. Ogni anima che si eleva, eleva il mondo.

E concludo dicendo, e chi mi conosce lo sa che sono sincera, è bello essere suora! E dico ancora di più, è proprio bello essere suora oggi!”.

I prossimi appuntamenti per i festeggiamenti saranno:
Il 23, 24 e 25 ottobre alle ore 18.15 presso la Chiesa di San Basso di Cupra Marittima per triduo con le riflessioni di una suora Concezionista
Il 26 ottobre alle ore 11.00 invece si terrà la celebrazione dove sono invitate tutte le Suore Concezioniste. Seguirà il pranzo alle ore 13.00.

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