Sinodo: proposti percorsi penitenziali per chi desidera rientrare nella comunione ecclesiale

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Di Salvatore Cernunzio da Zenit

Il Sinodo continuare a battere il chiodo sul tema dell’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati. Finora nessun orientamento preciso è emerso: i 180 vescovi e cardinali riuniti nell’assise vaticano continuano infatti a dibattersi per trovare una soluzione che ribadisca la fedeltà senza compromessi al vangelo del Signore sulla indissolubilità del matrimonio, ma che tenga conto anche della urgenza di un discernimento per le singole situazioni che vivono alcuni fedeli.

Come già ribadito ieri da padre Federico Lombardi nel briefing in Sala Stampa vaticana, non ci sono maggioranze o minoranze sul tema; tantomeno – ha sottolineato il gesuita nella conferenza stampa di oggi – si può individuare una precisa linea verso cui si sta muovendo il Sinodo.

In tanti, tra gli ‘addetti ai lavori’ parlano di una ‘via di mezzo’; molti di più auspicano invece una ‘apertura’ della Chiesa sulla spinosa questione. Qualcosa si saprà lunedì mattina quando verrà presentata la “Relatio post disceptationem”, il documento che raccoglie e sintetizza i diversi orientamenti emersi finora durante le nove Congregazioni generali.

Intanto, con le testimonianze delle uditrici e degli uditori presenti in Aula, è terminata stamane la prima settimana di lavori collettivi. Nella seconda parte della mattinata si è quindi dato il via ai circoli minori: dieci gruppi, divisi per lingua, che inizieranno i lavori la prossima settimana.

Il tema dei sacramenti ai divorziati risposati ha trovato – come previsione – notevole spazio nelle ultime Congregazioni. A riguardo, ha confermato padre Lombardi, sono state proposte celebrazioni penitenziali di tipo comunitario per tutti coloro che desiderano rientrare nella comunione ecclesiale. “Ad esempio – ha riferito il portavoce vaticano – uno dei Padri Sinodali ha dato un po’ un modello di come sta cercando di esercitare con le coppie e le persone interessate” questo nuovo percorso di accoglienza, ponendo delle domande di riflessione “sulle conseguenze che ciò che è avvenuto può aver avuto sui figli, oppure se si sono riparati i torti o gli atteggiamenti ingiusti avuti nei confronti dell’altro coniuge”.

Qualcun altro in Aula – ha proseguito Lombardi – ha anche parlato di “atti ecclesiali” con cui cercare “di dare concretezza a questo cammino penitenziale”. Ad esempio, “celebrazioni ‘giubilari’, da celebrare comunitariamente”.

Il dibattito rimane comunque acceso. Addirittura c’è chi è andato a ripescare nella storia “esempi di coraggio da parte di un Papa” nel riflettere o introdurre novità circa la prassi dell’accesso all’Eucaristia. Ovvero San Pio X che, ammettendo a suo tempo i bambini all’Eucaristia, fu considerato “rivoluzionario ed estremamente innovatore”.

L’attenzione di presuli e porporati si è poi spostata anche su altri argomenti, come ad esempio la “vocazione alla vita” quale elemento fondante la famiglia. Quindi, l’invito ai fedeli ad approfondire la conoscenza della Humanae vitae di Paolo VI, per comprendere meglio il ricorso ai metodi naturali di regolazione della fertilità e della non accettazione della contraccezione. “Unione e procreazione non sono separate dall’atto coniugale”, hanno ribadito infatti i Padri, condannando con forza la manipolazione genetica e la crioconservazione degli embrioni.

Da più parti, inoltre, si è evidenziata la tendenza di alcuni Paesi ed organizzazioni del mondo occidentale di presentare – in particolare nel contesto dell’Africa – alcuni concetti come aborto ed unioni omosessuali come “diritti umani”, legando gli aiuti economici e forti campagne di pressione alla recezione di tali concetti.

Stessa denuncia anche per l’espressione “diritti alla salute sessuale e riproduttiva” che – hanno evidenziato i partecipanti all’assise – “non ha, nell’ambito del diritto internazionale, una definizione precisa, finendo per racchiudere in sé principi in contraddizione tra loro, come la condanna dell’aborto forzato e la promozione dell’aborto sicuro”.

Spinti dalle nuove testimonianze in Aula, i Padri hanno poi riflettuto sul tema della preparazione al matrimonio, che – si è detto – va curata più a lungo e con maggiore profondità in modo da aiutare i futuri sposi a comprendere la sacralità del vincolo, quindi a capire che quello che si sta andando a celebrare non è un semplice rito o un ‘atto sociale’ bensì un Sacramento.

Sempre parlando di formazione al matrimonio, uditori e uditrici hanno ribadito la necessità di una pastorale di accompagnamento e sostegno delle giovani coppie anche dopo il matrimonio, che magari veda più coinvolti i laici in virtù della loro “testimonianza vissuta”.

Di impegno laicale si è parlato anche per l’ambito del lavoro accademico e universitario a sostegno della famiglia, nonché in seno alle istituzioni civili. Già adesso, ha sottolineato padre Lombardi, ha portato molto frutto “il fatto di avere un tipo di testimonianza e pastorale di laici che guarda alle molte solitudini che ci sono nel mondo nelle grandi città come un servizio che raggiunge tante persone sole o in difficoltà”. Questo, “indipendentemente dal loro essere partecipanti alla vita della Chiesa”.

Sul tavolo, infine, l’argomento migrazioni, con la richiesta di tutelare il diritto all’unità familiare dei migranti, e una “pastorale per i bambini”, spesso via per riavvicinare i genitori alla Chiesa. A proposito di piccoli, l’assemblea ha richiamato l’importanza del rapporto tra famiglia ed educazione, con particolare riferimento al diritto dei genitori di scegliere il progetto educativo più adatto e “di qualità” per i loro figli.

A concludere la sessione mattutina, la testimonianza di una vedova che ha raccontato la sua esperienza di partecipazione a gruppi di ascolto dedicati a chi ha subito la morte di uno dei coniugi.

In tutte le discussioni, ha concluso padre Lombardi, il Papa non è mai intervenuto, coerente con le sue intenzioni, annunciate prima dell’inizio dei lavori, di “non voler parlare ma ascoltare”. Il clima, ha aggiunto il portavoce, rimane sempre molto sereno, “forse anche per il fatto che ci sarà un Sinodo nel 2015, altrimenti saremmo tutti più ansiosi”.

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