Quando i padri diventano orchi

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CarabinieriViolenza pura, bullismo, ‘gioco finito male’, sciocchezza commessa, tentato omicidio. Sono solo alcuni degli epiteti, tra loro molto contrastanti, con cui è stato descritto l’incredibile e gratuito gesto di vessazione cruenta avvenuto martedì scorso ai danni di un ragazzo di 14 anni, nel quartiere di Pianura a Napoli. Un gesto talmente cruento da far rischiare la vita al povero adolescente e, comunque, causargli un serio danno fisico permanente, oltre alle gravi conseguenze sul piano psicologico. La descrizione dei fatti è nota a tutti, data la massiccia copertura mediatica dell’accaduto. Quello che però continua a sconvolgere in queste ore è l’atteggiamento degli autori del gesto violento, dei loro parenti ed amici. Impressiona la mancanza di presa di coscienza della gravità dell’atto compiuto da parte dell’autore materiale dell’aggressione, 24 anni e padre di una bambina di 2. Una persona che anagraficamente dovremmo definire adulta, capace di assumersi la responsabilità dei suoi gesti. Per di più padre di una bimba molto piccola.
È lampante l’enorme sproporzione tra queste caratteristiche biografiche e il reale modo di comportarsi di quest’uomo, che evidentemente non è ‘adulto’, perché non esercita la responsabilità propria della maturità, non è ‘padre’, perché non ha saputo (voluto?) riconoscere nel ragazzo adolescente un ‘figlio’. Un uomo che in quest’occasione ha scelto di mettere da parte il sentimento umano della prossimità (per altro nei confronti di un ragazzino ritenuto obeso) per vestire i panni dell’orco. E gli altri due soggetti correi dell’aggressione, che sono stati a guardare senza intervenire, non hanno manifestato una condizione umana migliore. Ma in questa oscura ed assurda vicenda si coglie un’altra grande sproporzione, questa volta tra la gravità dei fatti e l’atteggiamento dei parenti degli autori del gesto, in particolare dei loro genitori. Ogni papà e mamma vive un naturale istinto di protezione nei confronti dei figli, anche quando sbagliano. Ma da questo a fornire pubblicamente un’interpretazione dei fatti a dir poco semplicistica e ‘bonaria’, quasi si fosse trattato di un banale scherzo spintosi troppo oltre, ne corre di acqua sotto i ponti. Un genitore che ha veramente a cuore il bene del proprio figlio, oltre ad educarlo al bene e alla solidarietà, magari dovrebbe aiutarlo a prendere coscienza dei propri errori, soprattutto se gravi, dovrebbe avere il coraggio e la dignità di condannare senza tentennamenti ogni gesto assurdo e terribilmente violento commesso dal figlio, dovrebbe riconoscere che in questo caso un altro ‘figlio’ è stato violato e non affermare sottilmente che “si prendevano in giro reciprocamente”, quasi ad insinuare che quel gesto barbaro possa in fondo essere interpretato come una reazione eccessiva ad una provocazione.
E forse emerge una terza sproporzione, che riguarda ciascuno di noi: che Paese siamo diventati se ‘per gioco’ un quattordicenne viene aggredito e quasi ucciso ad una colonnina di benzina, con gesti profondamente umilianti e palesemente nocivi, e nessuno interviene? Dove è finito il nostro senso di comunità umana? A proposito, il proprietario della stazione di servizio ha dichiarato di essere irritato, perché questo episodio potrebbe recare un danno d’immagine al suo esercizio!

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