“Superare le divisioni fra cristiani, frutto sempre di superbia ed egoismo”

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Di Alessandro Testatonda
Di Alessandro Testatonda

Da Zenit di Salvatore Cernunzio

Ferite aperte, profonde, che non mostrano alcun segno di cicatrizzazione. Sono questo le divisioni tra cristiani per il Corpo di Cristo che è la Chiesa. Già più volte Papa Francesco ha ribadito tale concetto invocando una pace tra i seguaci di Gesù che non sia formale o diplomatica ma realmente fraterna. Anche oggi, durante la sua catechesi dell’Udienza generale, il Pontefice richiama l’attenzione sulle distanze tra i cristiani e i fratelli che “condividono con noi la fede in Cristo, ma che appartengono ad altre confessioni o a tradizioni differenti dalla nostra”. Soprattutto il Santo Padre ha risvegliato la coscienza di ogni fedele contestando la indifferenza che si riserva a queste problematiche.

Forse, dice, “molti  si sono rassegnati a questa divisione – anche nella nostra Chiesa cattolica si sono rassegnati -, che nel corso della storia è stata spesso causa di conflitti e di sofferenze, anche di guerra”, e probabilmente è venuta meno la speranza che in futuro “si possa e si debba camminare nella direzione della riconciliazione e della piena comunione”.  Ma “questa è una vergogna”, aggiunge il Papa a braccio, e “anche oggi i rapporti non sono sempre improntati al rispetto e alla cordialità…”.

L’approccio è dunque sbagliato, perché la divisione tra cristiani non è un problema secondario: esse – rimarca Bergoglio – “mentre feriscono la Chiesa, feriscono Cristo”, che è “capo” di quel corpo formato dalla Chiesa. “Sappiamo bene quanto stesse a cuore a Gesù che i suoi discepoli rimanessero uniti nel suo amore”, aggiunge il Pontefice, e ricorda le parole che Gesù, nel XVII capitolo del Vangelo di Giovanni, rivolge al Padre nell’imminenza della passione: «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi».

Se da un lato l’orazione del Messia lascia intendere il suo desiderio di profonda unità, dall’altro mostra come “questa unità era già minacciata mentre Gesù era ancora tra i suoi”. Nel Vangelo, infatti, rammenta Bergoglio, “si ricorda che gli apostoli discutevano tra loro su chi fosse il più grande, il più importante”. Cristo rimprovera i dodici e spiega che solo vivendo in comunione si può dare al mondo una testimonianza credibile. Un monito che i discepoli “compresero profondamente e si presero a cuore”.

Ma il cammino verso la piena unità nel Padre non ha risparmiato alla Chiesa qualche caduta e cedimento. “La Chiesa è tentata dal maligno, che cerca di dividerla, e purtroppo è stata segnata da separazioni gravi e dolorose”, dice il Santo Padre. “Sono divisioni che a volte si sono protratte a lungo nel tempo, fino ad oggi, per cui risulta ormai difficile ricostruirne tutte le motivazioni e soprattutto trovare delle possibili soluzioni”.

Le ragioni di tali fratture sono tante e diverse: “dalle divergenze su principi dogmatici e morali e su concezioni teologiche e pastorali differenti, ai motivi politici e di convenienza, fino agli scontri dovuti ad antipatie e ambizioni personali…”. Quello che è certo – afferma Bergoglio – è che, in un modo o nell’altro, “dietro queste lacerazioni ci sono sempre la superbia e l’egoismo”, causa primaria di ogni disaccordo che  rendono gli stessi cristiani “intolleranti, incapaci di ascoltare e di accettare chi ha una visione o una posizione diversa dalla nostra”.

Ma di fronte a tutto questo, “c’è qualcosa che ognuno di noi, come membri della santa madre Chiesa, possiamo e dobbiamo fare?”, domanda il Papa. Senz’altro non deve mancare la preghiera, “in continuità e in comunione con quella di Gesù”, dice.Insieme ad essa, anche “una rinnovata apertura”. Perché è il Signore stesso a chiederci “di non chiuderci al dialogo e all’incontro, ma di cogliere tutto ciò che di valido e di positivo ci viene offerto anche da chi la pensa diversamente da noi o si pone su posizioni differenti”, spiega Francesco, che questa stessa disposizione ad un dialogo libero e sincero l’aveva già auspicata per i lavori del Sinodo in corso.

Il Signore – insiste il Pontefice – “ci chiede di non fissare lo sguardo su ciò che ci divide, ma piuttosto su quello che ci unisce”. Il primo passo, in tal senso, è “l’adesione alla verità”, poi “la capacità di perdonarsi, di sentirsi parte della stessa famiglia cristiana, di considerarsi l’uno un dono per l’altro e fare insieme tante cose buone, tante opere di carità”. “È un dolore – prosegue Papa Francesco a braccio – ma ci sono divisioni, ci sono cristiani divisi, ci siamo divisi fra noi. Ma tutti abbiamo qualcosa in comune: tutti crediamo in Gesù Cristo il Signore. Tutti crediamo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, e terzo, tutti camminiamo insieme, siamo in cammino”.

Allora, “aiutiamoci l’un l’altro! Ma tu la pensi così, tu la pensi così…”. E tutti quei “bravi teologi” presenti in ogni comunità “che discutano” di questo, “che cerchino la verità teologica perché è un dovere”. Noi, intanto – ribadisce il Papa – “camminiamo insieme, pregando l’uno per l’altro e facendo opere di carità. E così facciamo la comunione in cammino. Questo si chiama ecumenismo spirituale: camminare il cammino della vita tutti insieme nella nostra fede, in Gesù Cristo il Signore”. Senza paure, senza invidie, senza cadere nelle tentazioni.

Parlando di tentazioni, il Papa ad una tuttavia non riesce a resistere: “Si dice che non si deve parlare di cose personali, ma stiamo parlando di comunione … comunione tra noi. Ed oggi, io sono tanto grato al Signore perché oggi sono 70 anni che ho fatto la Prima Comunione. Ma fare la Prima Comunione tutti noi dobbiamo sapere che significa entrare in comunione con gli altri, in comunione con i fratelli della nostra Chiesa, ma anche in comunione con tutti quelli che appartengono a comunità diverse ma credono in Gesù”.

Quindi – conclude il Vescovo di Roma – “andiamo avanti allora verso la piena unità! La storia ci ha separato, ma siamo in cammino verso la riconciliazione e la comunione! E questo è vero! E questo dobbiamo difenderlo! Tutti siamo in cammino verso la comunione”. E quando la meta sembra troppo distante, “quasi irraggiungibile”, e sopraggiunge lo sconforto, “ci rincuori – rassicura il Papa – l’idea che Dio non può chiudere l’orecchio alla voce del proprio Figlio Gesù e non esaudire la sua e la nostra preghiera, affinché tutti i cristiani siano davvero una cosa sola”.

Al momento dei saluti ai vari gruppi linguistici, Bergoglio ha rivolto un pensiero speciale ai promotori della Giornata Europea per la donazione di Organi, a cui ha espresso l’auspicio “che con questa forma peculiare di testimonianza di amore al prossimo si salvaguardi la certezza della morte del donatore e vengano evitati abusi, traffici e compravendita”.

Prima della Udienza, il Papa aveva compiuto il consueto tour tra i fedeli in piazza San Pietro, a bordo della jeep bianca scoperta. Durante il percorso, Francesco ha fatto sulla vettura due bambini con un berretto arancione in testa, che lo hanno accompagnato seduti sulle poltroncine posteriori per tutto il percorso. Sono poi scesi quando il veicolo è giunto davanti al sagrato della Basilica Vaticana, senza però dimenticare di ringraziare il Santo Padre con abbracci e baci.

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