Quel piccolo gregge nelle mani dei lupi

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fratiPrima ancora che la violenza scoppiasse, aveva voluto fare ritorno tra le montagne dell’Oronte, in quei villaggi da cui proveniva e che vedeva spopolarsi sempre di più di giovani. Aveva percepito il grave rischio che correva l’esistenza della Chiesa in quelle valli, ai confini tra Siria e Turchia. Di fronte a questa situazione, disse una volta in un’intervista, “serve nuovamente scommettere sul futuro”. Padre Hanna Jallouf, parroco francescano nel convento di San Giuseppe a Knayeh, nella provincia siriana di Idlib, non lontano dal confine con la Turchia, è stato rapito la notte del 5 ottobre da alcuni ribelli legati al gruppo Jahbat Al-Nusra, considerato il braccio siriano di al-Qaeda. Con lui anche una ventina di altri ostaggi, di fede cristiana, tra i quali diversi giovani.
Padre Hanna e i suoi giovani sono uno dei tanti esempi dell’impegno della Chiesa in questo lembo di terra mai così travolto da una violenza cieca e senza senso. Ma anche delle difficoltà cui deve fare fronte ogni giorno di più la minoranza cristiana. Il villaggio siriano di Knayeh, infatti, è sede non solo della Parrocchia latina (di un asilo, di un ambulatorio e di un centro per i giovani) ma anche di uno dei 4 centri di accoglienza creati dai frati della Custodia di Terra Santa all’inizio del conflitto, di cui adesso si teme per la sopravvivenza. 
Fonti locali hanno raccontato che il parroco francescano negli ultimi tre anni era riuscito a guidare la comunità cattolica locale anche quando la zona era caduta in mano ai ribelli anti-Assad. Purtroppo quando a prenderne il controllo sono stati miliziani islamisti le condizioni di vita della popolazione locale sono subito peggiorate per via di una serie di abusi e soprusi come tasse, espropri e sequestri di proprietà. Mai il parroco aveva rinunciato a parlare con le milizie jihadiste riuscendo a tenere aperto un minimo canale di dialogo necessario a garantire la funzionalità della parrocchia. Anche se questo aveva comportato la rinuncia al suono delle campane, a coprire le statue e le immagini sacre della chiesa. Dialogando stava, forse, vincendo la sua “scommessa sul futuro”, preservare il piccolo gregge che gli era stato affidato. Una scommessa che la violenza jihadista non può permettersi invece di perdere, e per questo lo ha rapito insieme ai suoi giovani. 
La notizia del rapimento ha fatto subito il giro del mondo salvo poi ricadere dentro la più grande pentola dell’informazione che macina e trita ogni cosa. In attesa di saperne di più sulla loro sorte, intanto, si sono svegliati i Vip, attori, modelle, attrici, tutti a farsi selfie appena svegli per #wakeupcall, con le foto che finiscono sui social per raccogliere fondi per i bambini siriani. Dopo tre anni e centinaia di migliaia di morti e milioni di sfollati, si sono svegliati. Sperando che non sia troppo tardi.

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