A Lampedusa l’Europa dice “no” all’indifferenza

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lampedusMarilisa della Monica

“Vogliamo chiedervi soltanto che tragedie come quella verificatasi il 3 ottobre 2013 non si verifichino più, vogliamo ringraziare l’Italia per tutto quello che ha fatto e chiediamo, invece, all’Unione europea di fare qualcosa in più”. Sono le parole di Adal, 34 anni, ad aprire, a Lampedusa, l’incontro con i rappresentanti delle istituzioni europee d italiane in quella che è la prima Giornata della memoria e dell’accoglienza. 
Il ricordo delle vittime del 3 ottobre 2013 si è aperto con la preghiera interreligiosa promossa, tra gli altri, dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e dall’arcidiocesi di Agrigento. Presenti i capi di alcune delle professioni religiose diffuse sul territorio nazionale, che si sono ritrovati ai piedi del Santuario della Madonna di Porto Salvo “luogo nel quale – ha ricordato don Mimmo Zambito, parroco di Lampedusa, nel suo intervento di saluto – nei secoli hanno trovato rifugio e riparo i viaggiatori. Lampedusa è diventata sinonimo di questo: del prendersi cura di coloro che attraversano il mare e noi oggi ci impegniamo a continuare a farlo alla presenza di coloro che hanno perso i loro familiari”. Monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, ha ricordato come “Lampedusa in questi due giorni non solo ricorda quanti sono morti in mare il 3 ottobre ma anche tutti quegli uomini, donne e bambini, che hanno trovato nel Mediterraneo, questa tomba liquida, il luogo in cui è terminata la loro vita”.
“E se la chiave di tutto fosse il perdono?”. Così il pastore Massimo Aquilante, nel suo saluto conclusivo. “Il perdono è coraggio e giudizio. Se oggi – ha proseguito Aquilante – tutti quelli che, insieme, abbiamo fatto memoria prendessimo l’impegno di andare a Roma a perdonarli per l’immobilismo dimostrato nelle politiche dell’integrazione?”.
Il giorno della memoria e del ricordo ha invece visto i rappresentanti della politica nazionale ed europea riconoscere i propri errori e tentare di porvi riparo. Laura Boldrini, Martin Schulz, Federica Mogherini, Maria da Assunção Esteves, Filippo Bubbico, Rosario Crocetta, Giusi Nicolini hanno incontrato nella mattinata di ieri, nella sala conferenze dell’aeroporto di Lampedusa, i sopravvissuti e i familiari delle vittime. Hanno anche risposto alle sollecitazioni e alle richieste avanzate dalle associazioni e dalle Ong che operano nel Mediterraneo e che salvano, aiutano e accolgono i migranti che giungono sulle coste lampedusane. “Il 3 ottobre è un giorno triste – ha dichiarato nel suo intervento Schulz -. Un giorno che ci ricorda non solo un disastro umanitario ma anche il fallimento della nostra umanità. Io mi vergogno – ha proseguito il presidente del Parlamento europeo – di non essere riuscito a fare di più”. E, riferendosi a quanti si lamentano che i soldi spesi per i soccorsi in mare siano troppi, ha detto: “Penso che possano essere spesi dei soldi in più per far sì che nessuno muoia in mare, in fondo ne abbiamo spesi molti di più per salvare l’euro”.
La presidente Boldrini, invece, ha sottolineato quanto di buono in questi mesi è stato fatto: “Non esiste più il reato d’immigrazione clandestina; i migranti non vengono più mandati a Lampedusa e in Parlamento stiamo cercando di ridurre il periodo di permanenza nei centri da 18 a 3 mesi”. Il ministro Mogherini ha invece sottolineato come “essere qui è un nostro dovere politico, morale e umano”. Al termine dell’incontro i sopravvissuti e i familiari dei superstiti del naufragio si sono recati, a bordo delle motovedette delle forze dell’ordine che quel giorno li hanno soccorsi insieme ai pescatori lampedusani, nel luogo in cui la nave con 366 migranti venne inghiottita dal mare. Qui, dopo un momento di silenzio e il suono delle sirene, hanno gettato in mare una corona di fiori e i sommozzatori hanno posto un lapide nel luogo dove si trova il relitto.
Nel pomeriggio, presso la parrocchia san Gerlando, si è tenuto un momento di preghiera ecumenica presieduta dal cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. “Non possiamo permettere – ha detto il cardinale – che altre persone in cerca di salvezza perdano la vita nel Mediterraneo, non possiamo comportarci come Caino, non possiamo lasciare prevalere l’indifferenza e il silenzio davanti a tante vite umane spezzate”. Nel corso della veglia sono stati letti i nomi delle 368 vittime del naufragio al largo delle coste dell’isola di Lampedusa.

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