La Serva di Dio Lavinia Sernardi, morta a Grottammare nel 1623

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Corale Sisto V Oasi Santa Maria dei Monti

GROTTAMMARE – Con i 400 anni dell’Oasi Santa Maria dei Monti a Grottammare, è doveroso far conoscere una figura di donna che tanto fece proprio per costruire la stessa Oasi.

Ritroviamo, a cura del nostro direttore, Pietro Pompei e di Don Vincenzo Catani, un profilo della Venerabile Lavinia Sernardi, che riproponiamo, aggiungendovi alcune notizie: “Tutto quello che conosciamo- scrive don Vincenzo Catani nei “Santi della Chiesa Trentina”; opera a cui attingeremo per un breve profilo biografico- lo dobbiamo alla penna di un prete dell’Oratorio di S.Filippo Neri, p. Venanzo Bevilacqua, che mentre si trovava a Fermo, nel 1684 scrisse e stampò una vita della Serva di Dio”. Lavinia nacque il 2 giugno 1588 a Grottammare da Sigismondo Sernardi e da Emilia Tesei. In quegli anni era Papa, Sisto V , nato nello stesso paese il 13 dicembre 1521. “ A quanto sembra Lavinia era la primogenita: certamente era la maggiore delle sue sorelle Angelella, Porzia e Vincenza”. Ebbe anche un fratello di nome Astolfo. ” .

Beata LaviniaAggiungiamo che i Sernardi erano una famiglia benestante e il vecchio municipio di Grottammare alta, adiacente al teatro dell’Arancio, anzi: ingresso attuale dello stesso teatro, con la sua scalinata, era proprio l’abitazione della famiglia della venerabile Lavinia e proseguiva nel caseggiato retrostante – ora adibito a case popolari, donato proprio dalla stessa Lavinia alla Comunità di Grottammare per aiutare i bisognosi. “La madre Emilia – prosegue il profilo – si incaricò della formazione spirituale di Lavinia e la educò “con somma cura”. Nella via della santità Lavinia fu guidata da tre sacerdoti, che lei giudicava come suoi direttori spirituali: Padre Vagnozzo Pica, prete diocesano di Ripatransone e parroco della parrocchia S.Angelo della stessa città; Fra Nicolò Pallotta, francescano di Monteprandone; Don Girolamo Leti, pievano della chiesa del castello di S.Benedetto. E’ nota la grande devozione che Lavinia ebbe verso S.Benedetto Martire, sulla cui tomba spesso si recava a pregare, percorrendo a piedi la strada Lauretana”. Non a caso gli anziani di Grottammare raccontavano che Lavinia aveva il dono dell’ubiquità, in quanto molte persone la vedevano sul ponte del Tesino, di ritorno di corsa da San Benedetto e contemporaneamente a ricamare tranquillamente nella sua casa. “Ad appena 15 anni – prosegue sempre il profilo – come era uso a quei tempi, andò sposa a Gio.Marino, figlio di Gio.Antonio, della famiglia dei Giammarini. Dopo sette anni di matrimonio le nacque una figlia, Ifigenia che morì dopo pochi mesi. Dopo qualche tempo ebbe un secondo figlio, cui mise nome Francesco e dopo tre anni le nacque un’altra figlia che chiamò Margherita. Particolarmente curata fu l’educazione impartita da mamma Lavinia ai suoi figli Francesco che studiò fisica all’Università di Fermo e Margherita che seguì la vita religiosa e si fece Cappuccina a sempre a Fermo”. Si narra che il marito fosse un violento e che non accettasse le elemosine che la moglie era prodiga elargire. Così Lavinia promosse una piccola”industria”: raccoglieva le ragazze povere e orfane insegnando loro a ricamare e a curare un piccolo orto, con i proventi della vendita dei lavoretti e dei prodotti, poteva disporre di un “fondo-cassa” dove attingere per regalare ai poveri e per dotare le stesse ragazze di una dote per potersi sposare. Una volta che il marito scoprì la moglie donare – come di consueto – un boccale di vino a un mendicante, la trascinò in cantina per controllare il livello delle botti promettendole di ucciderla se ne avesse avuto conferme e con sorpresa, notò che esse traboccavano copiosamente e avevano addirittura allagato la stanza. Sono tanti gli episodi miracolosi raccontanti dagli anziani ed è un peccato che la causa di beatificazione si sia stoppata.

“Dalla biografia di p.Bevilacqua non si riesce a diagnosticare di quale malattia morì Lavinia. Era l’anno 1623, il 15 settembre, all’età di 35 anni, 3 mesi e 13 giorni. I funerali si svolsero nella chiesa della Madonna dei Monti, e lì fu sepolta. Ancor oggi una lapide ne indica la tomba”. Tante persone accorrevano da San Benedetto e dai paesi vicini per raccogliere l’erba murale dei muraglioni di Grottammare, considerata un simbolo prodigioso di Lavinia Sernardi e tante volte anche dopo la sua morte – fu vista piccola, sorridente e vestita di nero attraversare il ponte del Tesino, per andare a venerare la tomba di San Benedetto Martire.

 

Susanna Faviani

Giornalista pubblicista dal '98 , ha scritto sul Corriere Adriatico per 10 anni, su l'Osservatore Romano , organo di stampa della Santa Sede per 5 anni e dal 2008 ad oggi scrive su L'Avvenire, quotidiano della CEI. E' Docente di Arte nella scuola secondaria di primo grado di Grottammare.

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