Il colore prima del blu – Puntata 14

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Il colore prima del blu


Il romanzo “Il colore prima del blu”
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Per leggere le precedenti puntate clicca su:

– Il colore prima del blu – Puntata 1

– Il colore prima del blu – Puntata 2

– Il colore prima del blu – Puntata 3

– Il colore prima del blu – Puntata 4

– Il colore prima del blu – Puntata 5

– Il colore prima del blu – Puntata 6

– Il colore prima del blu – Puntata 7

– Il colore prima del blu – Puntata 8

– Il colore prima del blu – Puntata 9

– Il colore prima del blu – Puntata 10

– Il colore prima del blu – Puntata 11

– Il colore prima del blu – Puntata 12

– Il colore prima del blu – Puntata 13

Sul palco è tutto pronto per l’estrazione della lotteria e io ritrovo il padre di Anna che parla con il Sindaco e don Piero. A pochi metri, Anna controlla i biglietti con la madre. Mi avvicino. Don Piero fa cenni di assenso al padre di Anna che parla di lontani parenti di origine italiana.
‹‹Gli archivi comunali non sono così antichi da poter andare più indietro di due generazioni. L’alluvione di cinquant’anni fa si è portata via tutto,›› interviene il Sindaco.
‹‹E gli archivi parrocchiali? La parrocchia dovrebbe avere almeno un registro dei battezzati…››
‹‹Sì, ma non penso che da lì possiamo tirar fuori chissà quali informazioni. In ogni caso, può venire quando vuole,›› dice don Piero.
Il padre di Anna fa un sospiro e poi rassegnato dice: ‹‹In realtà non sappiamo neanche se sia questo il paese di origine, forse è meglio non pensarci più.››
Il Sindaco si avvicina al padre di Anna:
‹‹Non mi dica che siete venuti dall’America solo per scoprire se avete ancora parenti vivi qua!?››
Il padre di Anna sbotta in una risata all’americana e appoggia la mano sulla spalla di don Piero.
‹‹Oh nooo! Sono due anni che ci siamo trasferiti in Italia. Per lavoro…››
‹‹Ah, e dove?››
‹‹A Roma. E così abbiamo pensato di venire in vacanza qui.››
‹‹Due piccioni con una fava, come si dice…›› chiude il discorso il Sindaco.
Mi sono messo dietro di loro e fingo di concentrarmi sui numeri della lotteria. Anna all’improvviso si gira. Rimane alcuni secondi a fissare qualcosa dietro di me. Forse mi ha notato. Mi allontano un poco. Non voglio che mi veda gironzolare da solo a una festa. Se sono solo è perché così posso starle vicino, ma lei questa cosa non può saperla. Estraggono l’ultimo numero della lotteria e subito dopo un colpo forte, un botto secco, ricopre la confusione della piazza. È l’avviso che tra pochi minuti inizieranno i fuochi. Le persone si muovono di fretta, cambiano improvvisamente direzione. Io resto immobile. Attendo che il padre di Anna raggiunga la figlia e la moglie. Non mi muovo senza di loro. Anna strattona sua madre, le dice che la stanno aspettando e indica qualcuno dietro di me. Mi giro, sono i ragazzini con cui ho esplorato la casa disabitata. Questa scoperta mi innervosisce un poco. Anna abbandona i genitori e si unisce ai tre ragazzini. Si incamminano verso la spiaggia. Li seguo.  

Quei tre ragazzini sono troppo piccoli per essere amici di Anna, penso. Però, per esperienza, so che in vacanza le amicizie non badano all’età, ma piuttosto si creano per via di circostanze favorevoli. Questo pensiero mi rattrista perché temo che per me, forse, non ci sarà mai una circostanza favorevole con Anna. Due estati fa ho conosciuto una ragazza che aveva tre anni più di me. Lei amava fare i cruciverba e passai due settimane in spiaggia ad allungare parole su quadratini bianchi. Il mio nome e il suo non potevano intersecarsi; non avevano nulla in comune, né vocali, né consonanti: in realtà, eravamo noi due a non avere punti di unione. Era un’amicizia di tempi e spazi limitati. Provo a fare lo stesso gioco con il nome di Anna e scopro che anche con il suo non c’è nulla da condividere. Mi chiedo se possa mai nascere una storia tra due persone se non si ha almeno un punto in comune. Forse è per questo che non riesco a diventare suo amico. Per ora, ciò che mi unisce ad Anna, è il suo fermacapelli. È la spola di un filo invisibile che cucirà la rete delle nostre storie. I passi lasciano impronte decise sulla sabbia umida. Confondo le mie con quelle di Anna. Ci passo sopra, le modello, mi immedesimo in lei. Affondo la mia vita nella sua. Due impronte diventano una. Due si fa uno. Lei scherza con i tre ragazzini, le sue risate mi feriscono. Le sento rubate a me, perché è con me che dovrebbe condividere la sua felicità. Si siedono su delle sdraio vicino al mare. Il primo bagliore si irradia nel cielo e segue uno scoppio. La luce ci raggiunge prima del suono. Partono insieme, ma arrivano a distanza l’una dall’altro. Con mio padre ci divertivamo a contare i secondi che li separavano. Scoprivo una costante di tempo immutabile. Arrivano a noi disgiunti, ma sono sempre parte di uno stesso evento iniziale. È impossibile pensarli distinti, perché è l’origine che li unisce.

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